Morti cardiache improvvise aumentate del 31% in un decennio in Europa. L’Italia inverte la rotta

03 Giugno 2026 - 11:34
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Morti cardiache improvvise aumentate del 31% in un decennio in Europa. L’Italia inverte la rotta

Pubblicata dai cardiologi Bertini e Zuin, sulla rivista “The Lancet Regional Health – Europe”, l’analisi epidemiologica su 26 Paesi e oltre 53 milioni di decessi: l’Italia è tra i Paesi più virtuosi con una riduzione annua del 6,2%

Ferrara, 3 giugno 2026 – Un imponente studio epidemiologico coordinato dall’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara (diretta dal prof. Gabriele Guardigli) e dal Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università di Ferrara rivela che la morte improvvisa ha causato 2.583.559 decessi in 26 Paesi europei tra il 2010 e il 2020. La ricerca, basata sull’analisi di oltre 53,5 milioni di certificati di morte del database dell’OMS, evidenzia che il fenomeno rappresenta il 4,8% della mortalità totale, con una frequenza di un decesso ogni 2,2 minuti. Sebbene a livello europeo il tasso di mortalità “aggiustato” per età (AAMR) sia cresciuto del 31% nel decennio (passando da 3,75 a 4,97 su 100.000 abitanti), l’Italia si distingue con una riduzione media annua del 6,2%, posizionandosi tra le nazioni con il trend più favorevole insieme ad Austria (-8,0%) e Belgio (-7,9%).

Questi dati sono stati pubblicati su “The Lancet Regional Health – Europe”: l’analisi epidemiologica è stata coordinata dal dott. Marco Zuin (medico cardiologo presso l’Unità Operativa dell’Ospedale di Cona) e dal prof. Matteo Bertini (Responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia e del Programma di Aritmologia interventistica del Sant’Anna). Il lavoro è stato condotto da un team internazionale e rappresenta la più completa analisi mai realizzata sulla mortalità per morte improvvisa nel territorio europeo, coprendo una popolazione di circa 515 milioni di persone.

Dott. Marco Zuin

L’andamento europeo mostra un profilo bifasico: dopo una diminuzione iniziale fino al 2013 (-4,6%), si è registrata una risalita costante fino al 2020 (+7,8% annuo in questa seconda fase). Il peggioramento è stato più marcato nelle donne, con un aumento relativo del 3,2% annuo rispetto al 2,8% degli uomini, nonostante questi ultimi mantengano tassi assoluti di mortalità più elevati.

Un dato emerso nella ricerca riguarda la distribuzione per fasce d’età: mentre tra i giovani (15-29 anni) il trend appare stabile (+1,6%), l’incremento diventa significativo con l’invecchiamento, toccando il picco del +5,5% annuo nella fascia 60-75 anni e del +4,1% negli over 75. Geograficamente, l’Europa si presenta frammentata: quello Orientale (+3,4%) e quella Meridionale (+3,3%) hanno subito i rincari maggiori, mentre l’Europa Occidentale ha registrato un calo del 2,6%.

“I dati – evidenzia Zuin – indicano che nazioni come Spagna (+3,3%) e Germania (+2,8%) hanno visto crescere la mortalità per morte improvvisa, in netto contrasto con il risultato italiano. Questa eterogeneità può riflettere disparità nei fattori di rischio: nell’Europa dell’Est, ad esempio, la prevalenza del fumo è del 28% contro il 20% del Nord, e paesi come Romania e Polonia presentano i più alti livelli di obesità e sovrappeso nell’UE. In Italia il calo è netto, ma è fondamentale sottolineare che la nostra regione geografica (il Sud Europa) è in peggioramento, il che impone di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione cardiovascolare e sulla diffusione della defibrillazione precoce, considerando che le donne ricevono spesso meno frequentemente manovre rianimatorie dai passanti”.

Prof. Matteo Bertini

Le analisi di sensibilità hanno confermato la solidità dei risultati: escludendo il 2020 (anno condizionato dalla pandemia da Covid-19), il trend di crescita europeo resta significativo al +2,8% annuo. Lo studio evidenzia inoltre che la morte improvvisa, pur essendo spesso di origine cardiaca, include una quota superiore a un terzo di cause non cardiache (neurologiche, tossicologiche o polmonari), rendendo complessa la diagnosi in assenza di autopsie, la cui frequenza resta purtroppo molto bassa in tutto il continente.

“Questa ricerca – analizza Bertini – pur con i limiti legati alla possibile sottostima dei casi non correttamente codificati nei certificati di morte, fornisce una base dati senza precedenti per le politiche sanitarie. Per contrastare l’aumento del 31% della mortalità registrato in Europa, dobbiamo agire su quattro pilastri: uniformare la sorveglianza epidemiologica, potenziare la prevenzione primaria specialmente per le donne che presentano spesso sintomi atipici, investire nei sistemi di emergenza territoriale (disseminazione di defibrillatori sul territorio e sensibilizzare e istruire i laici al loro utilizzo in caso di necessità, etc.) e promuovere studi che spieghino le cause profonde di queste differenze regionali. Il fatto che la morte improvvisa avvenga ogni 132 secondi in Europa deve spingerci a una strategia multidisciplinare ed equa”.

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