Mosca, l’ombra dei servizi segreti ucraini dietro la bomba al ristorante: spunta il nome del generale russo Aleksandr Chaiko
Tre morti e 21 feriti nell’esplosione al Balzi Rossi. Media russi: “Nel locale una festa militare”
Sono le 19.55 di sabato 1° agosto quando un ordigno artigianale esplode all’ingresso del ristorante Balzi Rossi, in piazza Kudrinskaya, nel cuore di Mosca. Il bilancio ufficiale, diffuso dalla Commissione nazionale antiterrorismo russa, è di tre morti e 21 feriti. A portare la bomba sarebbe stata una donna, bloccata all’ingresso da una guardia di sicurezza: entrambe muoiono nella deflagrazione, insieme a un cliente del locale. Sulla dinamica esatta, però, le versioni restano frammentarie e in parte contraddittorie: la televisione russa ha inizialmente evocato l’ipotesi di una bombola di gas, prima che il Comitato antiterrorismo parlasse esplicitamente di un ordigno.
Ma ad alimentare i dubbi su quanto accaduto sono anche altri particolari della vicenda. Il Balzi Rossi, locale di cucina italiana guidato dallo chef campano Carmine Alfieri, era infatti chiuso al pubblico per un banchetto privato. Alcuni siti d’inchiesta russi indipendenti, come Astra e Baza, e diversi canali Telegram, parlano di una grande festa riservata a un generale, con tanto di auto con targa nera – le vetture in uso ai militari – parcheggiate nei pressi del locale. Il nome che circola, ripreso anche da Reuters, è quello di Aleksandr Chaiko: comandante delle forze aerospaziali russe da appena un mese e mezzo, e secondo alcuni blogger russi e ucraini proprio in quel ristorante si sarebbe festeggiato il suo 55esimo compleanno.
Un dettaglio non irrilevante: Chaiko, generale di carriera, nel 2022 guidava il Gruppo Orientale dell’esercito russo, ed è considerato da più fonti uno degli architetti del massacro di Bucha, oltre che di altre presunte azioni di guerra, torture e uccisioni di massa attribuite alle forze russe in Ucraina. Nessuna di queste ricostruzioni ha ricevuto, al momento, una conferma ufficiale da parte del Cremlino o delle autorità militari russe.
La pista dell’attentato mirato
È proprio questo scenario ad alimentare i sospetti di un attentato pianificato contro i vertici dell’esercito russo. Diversi osservatori indicano come possibile pista quella dei servizi segreti ucraini, o di altri attori interessati a colpire figure di primo piano dell’apparato militare di Vladimir Putin, sullo sfondo della guerra in corso da oltre quattro anni. Sul luogo sono intervenuti gli agenti della Direzione generale del ministero dell’Interno russo per Mosca, insieme a investigatori, esperti della scientifica e squadre di emergenza. I vigili del fuoco hanno dovuto affrontare un incendio di terzo livello di complessità scoppiato dopo l’esplosione. Il Comitato investigativo di Mosca ha fatto sapere che il numero esatto delle vittime e dei feriti, così come le circostanze esatte dell’accaduto, restano ancora in fase di accertamento.
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