Moschino cambia ancora direzione creativa: l’addio di Appiolaza e la scommessa sul duo Sunnei
Voilà: come un fulmine a ciel sereno, in un solo weekend si sono rimescolate le carte sul tavolo della moda. Prima l’addio di Adrian Appiolaza a Moschino, annunciato venerdì 19 giugno. Poi, appena due giorni dopo, la nomina di Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori ed ex direttori creativi di Sunnei, alla guida della maison.
Una successione rapidissima, che riaccende la discussione sullo stato del settore fashion: sul turnover sempre più accelerato dei direttori creativi, sulle pressioni economiche che pesano sulle maison e sulla difficoltà di trovare una direzione stabile. Soprattutto per un brand come Moschino, colto, pop, ironico e politico, che negli ultimi anni ha attraversato un percorso tutt’altro che lineare.
L’addio di Adrian Appiolaza
Adrian Appiolaza era arrivato da Moschino nel gennaio 2024, in un momento già fragile e carico di aspettative. Argentino, con un curriculum costruito tra Loewe, Chloé, Louis Vuitton e Miu Miu, aveva il profilo del designer colto, capace di leggere gli archivi senza restarne prigioniero. Il suo compito non era semplice: rimettere ordine dentro un immaginario per natura disordinato, fatto di eccessi, humour, provocazioni e cortocircuiti visivi. Durante il suo mandato ha provato a rendere Moschino più concreto, più sartoriale, più indossabile. Una direzione interessante, ma anche complessa da far convivere con un marchio nato per non essere mai disciplinato. La sua uscita, definita di comune accordo, chiude così una parentesi breve ma significativa, arrivata nel pieno di una fase economicamente delicata anche per il gruppo Aeffe, che negli ultimi mesi ha dovuto fare i conti con ricavi in calo e un ampio processo di riorganizzazione aziendale.

Adrian Appiolaza (Foto di Daria Svertilova)
Dove eravamo rimasti…
Ogni cambio di rotta si porta con sé anche il passato della Maison. Quello di Moschino è stato presidiato per dieci anni da Jeremy Scott, che ha trasformato il brand in una macchina pop globale tra Barbie, fast food, cartoons e sfilate-evento. Prima di lui c’era stata Rossella Jardini, storica custode dell’identità del brand dopo la morte di Franco Moschino, capace di proteggerne l’eleganza eccentrica e il lato più sartoriale. Poi, nel 2023, la nomina di Davide Renne avrebbe dovuto segnare una svolta. Ex Gucci, stimatissimo nel settore, Renne era stato scelto per inaugurare il dopo-Scott, ma pochi dopo giorni dopo l’incarico è tragicamente scomparso, lasciando Moschino in una posizione emotivamente e creativamente complicata.
Perché la scelta del duo Sunnei sorprende, ma fino a un certo punto
A raccogliere il testimone, oggi, arrivano quindi Loris Messina e Simone Rizzo, il duo dietro il brand di successo Sunnei. Una nomina che non si è fatta attendere, annunciata due giorni dopo l’addio di Appiolaza, che sorprende sotto diversi aspetti. Lontani dall’immaginario dei designer-star ai quali il fashion system si affida sempre più spesso, e anche da quello degli enfant prodige usciti dalle grandi scuole, hanno fondato nel 2015 uno dei marchi indipendenti milanesi più riconoscibili degli ultimi anni. Messina, francese, con un passato nel visual merchandising da Gucci, e Rizzo, italiano, con studi in economia e digital media, hanno costruito con Sunnei una moda sperimentale ma concreta, fatta di prodotto, immagine, comunicazione e community. Nel settembre 2025 hanno lasciato la direzione creativa del brand con una sfilata-evento costruita come un’asta in collaborazione con Christie’s, trasformando anche l’uscita in parte del racconto. La loro ironia è meno pop e teatrale di quella storicamente associata a Moschino, ma ugualmente capace di mettere in discussione le regole del sistema. Ed è forse proprio qui che la nomina trova il suo senso.

Loris Messina e Simone Rizzo di fronte al palazzo di Moschino. Photo Courtesy: Moschino.
Come sarà il nuovo Moschino?
La sfida ora sarà far incontrare due forme diverse di irriverenza. Quella di Moschino, più pop, costruita su slogan, parodie e ribaltamenti del buon gusto. E quella di Messina e Rizzo, più sottile, progettuale, meno gridata ma ugualmente capace di creare cortocircuiti. Il loro Moschino non sarà la continuazione prevedibile di ciò che è stato, ma nemmeno una rottura totale. Potrebbe essere un ritorno all’origine, se per origine si intende non uno stile preciso, ma un atteggiamento: guardare la moda dall’interno e trovare il modo più intelligente per disturbarla. La prima prova arriverà a settembre, durante la Milano Fashion Week.

Il finale della sfilata primavera estate 2026 di Moschino.
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