“Mostri a piede libero”, il tragico racconto di Antonella Penati
Roma, 5 set. (askanews) – Ci sono storie che non possono essere archiviate come semplici fatti di cronaca, perché dietro una tragedia individuale possono nascondersi responsabilità, omissioni e dinamiche che riguardano l’intera società. È questo il punto di partenza di “Mostri a piede libero. La storia di Federico B. e il figlicidio paterno”, il libro di Antonella Penati pubblicato da Santelli Editore nella collana Agorà Santelli, che affronta il tema del figlicidio paterno attraverso una vicenda personale e, allo stesso tempo, attraverso una ricerca scientifica.
Il libro è, dichiaratamente, due libri in uno. Da una parte c’è la storia di Federico Barakat, l’unico bambino in Italia e in tutto l’Occidente ucciso dal padre durante un incontro “protetto”, mentre era affidato allo Stato. Dall’altra c’è uno studio sistematico sui figlicidi paterni, un’indagine che, secondo l’autrice, rappresenta la prima ricerca di questo tipo realizzata in ambito accademico nazionale e internazionale. Due percorsi distinti che procedono parallelamente e che finiscono per illuminarsi a vicenda.
La vicenda di Federico diventa così qualcosa di più di una storia da ricordare. Attraverso la sua esperienza, Antonella Penati mette in discussione il modo in cui le istituzioni possono interpretare i segnali di pericolo, le dinamiche familiari e le situazioni di conflitto, interrogandosi su quello che accade quando l’incredulità prende il posto dell’ascolto e quando gli strumenti predisposti per proteggere un minore non riescono a svolgere fino in fondo la propria funzione.
Accanto alla storia personale si sviluppa la parte scientifica del volume, costruita attraverso dati, comparazioni e analisi criminologiche. L’obiettivo è individuare ricorrenze e pattern nei casi di figlicidio paterno, cercando di andare oltre il singolo episodio per comprendere un fenomeno che troppo spesso rimane invisibile fino a quando non si trasforma in tragedia.
È proprio nell’incontro tra queste due dimensioni che “Mostri a piede libero” trova la sua particolarità. La ricerca scientifica permette di leggere la storia di Federico all’interno di un quadro più ampio, mentre la vicenda del bambino restituisce un volto umano e concreto a numeri, statistiche e analisi. La memoria individuale diventa quindi anche uno strumento per interrogare le responsabilità collettive.
Il risultato è un libro che non si limita a raccontare una tragedia, ma prova a trasformarla in una domanda rivolta alle istituzioni e alla società: cosa si può fare per riconoscere prima i segnali di rischio e impedire che un altro bambino venga lasciato senza protezione? Per Antonella Penati, la storia di Federico non può essere soltanto memoria. Deve diventare anche un appello perché nessun altro bambino venga sacrificato sull’altare dell’incredulità istituzionale.
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