Nel fango di Ranucci (a braccetto con i 5Stelle) anche Cangiano. La solidarietà di FdI: il metodo Report non è giornalismo

18 Luglio 2026 - 18:50
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Nel fango di Ranucci (a braccetto con i 5Stelle) anche Cangiano. La solidarietà di FdI: il metodo Report non è giornalismo

Nel fango di Ranucci (a braccetto con i 5Stelle) anche Cangiano. La solidarietà di FdI: il metodo Report non è giornalismo

L’affare Ranucci si ingrossa di giorno in giorno. Intercettazioni, tesi, dichiarazioni e smentite gettano nuove ombre sulla bomba piazzata sotto casa del conduttore di Report, oggetto di un fascicolo della procura. Nel tritacarne del fango diffuso a piene mani dalla trasmissione militante di Rai 3 finisce anche il deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano. “Esprimo la mia piena solidarietà al collega Gimmi Cangiano. Ennesima vittima di quella che appare come una vera e propria macchina del fango. Se quanto emerge dalle intercettazioni pubblicate dalla stampa dovesse trovare conferma, saremmo di fronte a un modo di fare giornalismo incompatibile con i principi di imparzialità e deontologia. Con inchieste costruite per sostenere una tesi precostituita. Prive di riscontri oggettivi e orientate più a insinuare sospetti che ad accertare fatti. Sigfrido Ranucci – dichiara il parlamentare di FdI Marco Cerreto – chiarisca perché parlasse del collega Cangiano con terzi. Chiarisca anche le vicende che lo hanno coinvolto negli ultimi mesi. Comprese quelle emerse sul rapporto con Valter Lavitola”.

FdI: “Solidarietà a Cangiano, il metodo Ranucci non è giornalismo”

Il metodo Report è ormai sotto gli occhi di tutti”, conclude l’esponente del partito della premier. “Attraverso il servizio pubblico, processi mediatici, teoremi e ricostruzioni che troppo spesso sembrano precedere i fatti invece di seguirli. La credibilità dell’informazione si fonda sul rigore delle prove. Non sulla costruzione di narrazioni funzionali a un obiettivo politico, e Ranucci l’ha persa”. Ma andiamo per ordine. Come riporta il Giornale, nell’audizione del 4 novembre 2025, Ranucci, parlando dell’attentato appena subito, mette tutto nero su bianco davanti alla commissione Antimafia. E denuncia  i  presunti “tentativi di Fazzolari e del Giornale di delegittimarlo con dossier e articoli. Insomma mette nel mirino l’area di governo. Nella deposizione resa al pm Villani tira di nuovo in ballo il quotidiano diretto da Cerno.

Il conduttore di Report tira in ballo il Giornale e il deputato di FdI

Dalle intercettazioni di una telefonata con Dario Carotenuto dei 5Stelle (che ha accusato il governo Meloni di essere il mandante della bomba), il conduttore di Report tira in ballo il deputato di FdI. Nella conversazione del 24 aprile del 2026 (pubblicata in esclusiva dal Giornale e agli atti del fascicolo giudiziario) Ranucci spiegava all’uomo di Conte i risultati dell’inchiesta giornalistica su Gimmi Cangiano. Che viene descritto come gravitante in contesti definiti testualmente “inquietanti”. Carotenuto chiede: “Ti volevo dire ma tu questa cosa di Cangiano, tu cioè, fammi capire che cosa di cioè, hai proprio sostanza cioè, insomma, sicuro che”. E Ranucci gli dice: “Eh, ma magari noi ci dobbiamo vedere. E ti spiego un po’ di cose”. Carotenuto conviene: “Eh, sì, è il caso anche perché…”. Ranucci rincara la dose: “Perché la cosa strana è che questo non ha smentito…”.

Cangiano scegli il silenzio ma poi querela: danno enorme

Insomma sembra proprio che Ranucci dettasse al M5s la linea politica contro Fratelli d’Italia. E si spiegherebbero i sondaggi promossi dal faccendiere Lavitola che lo volevano leader del campo largo. Dal suo canto Cangiano prima ha scelto il silenzio poi è passato alle carte bollate. “Ho aspettato che fossero le indagini a parlare. L’ho fatto per rispetto del lavoro della magistratura, ma anche del dolore vissuto da Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia. Oggi, però, è evidente che il quadro che sta emergendo è diverso da quello che era stato raccontato. Ho letto in alcune interviste che Ranucci ancora insiste a sostenere che la pista più attendibile sia quella illustrata nel servizio nel quale si parla di me. Il mio nome e il mio volto sono stati accostati a un attentato dinamitardo e a esponenti della criminalità organizzata senza che esistesse un solo elemento concreto nei miei confronti. Per chi fa politica – conclude Cangiano – l’onorabilità è un patrimonio fondamentale. Quando viene colpita in quel modo, il danno umano e istituzionale è enorme”.

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