Nel Lazio nasce rete per la gestione delle pazienti con endometriosi, presa in carico integrata

21 Luglio 2026 - 01:25
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Una rete regionale dedicata, un percorso unico dalla diagnosi alla terapia e un approccio multidisciplinare che supera l’idea della chirurgia come unica risposta alla malattia. La Regione Lazio vara il nuovo piano di rete per la gestione delle pazienti affette da endometriosi, uno strumento che definisce il nuovo modello organizzativo per la presa in carico delle donne affette dalla patologia attraverso una rete clinica integrata e uno specifico Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta). L’obiettivo è garantire diagnosi più tempestive, cure appropriate e un’assistenza multidisciplinare e personalizzata lungo tutto il percorso di cura. Il piano è stato presentato oggi nella sede della giunta regionale a Roma dal presidente Francesco Rocca. Alla conferenza stampa sono intervenuti anche il direttore della direzione Salute e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio Andrea Urbani, i consiglieri regionale del Lazio di Fratelli d’Italia Marika Rotondi, della lista “Civica Rocca” Luciano Crea e di Forza Italia Angelo Tripodi, la direttrice Uoc ginecologia oncologica al policlinico Gemelli di Roma Anna Fagotti, Emma e Luisa Scambia della Fondazione “Giovanni Scambia” e la presidente dell’Ape Odv (Associazione progetto endometriosi) Annalisa Frassineti.

“Sono molto orgoglioso – ha detto Rocca – perché parliamo di un lavoro corale, importante, e molto qualificato, nato insieme al professor Scambia (scomparso nel febbraio del 2025, ndr). Fu lui a portare questo Pdta (Percorso diagnostico terapeutica assistenziale), su cui poi ovviamente insieme agli altri professionisti, ai rappresentanti delle associazioni, si è costruito un percorso per le donne che oggi soffrono questa patologia e non trovano sempre una risposta all’interno di tutte le strutture sanitarie. Con questa rete – ha sottolineato Rocca – ci sarà una strutturazione su tutto il territorio regionale molto qualificata, multidisciplinare, perché non è soltanto il ginecologo, ma sono diversi i professionisti che collaboreranno per la presa in carico delle pazienti”, ha concluso il governatore. L’endometriosi rappresenta una delle principali patologie croniche femminili a livello globale: secondo il ministero della Salute interessa circa il 10 per cento delle donne in età riproduttiva ed è tra le principali cause di infertilità, coinvolgendo tra il 30 e il 50 per cento delle donne con problemi di fertilità. Nel Lazio, nel 2025, sono stati registrati 1.383 ricoveri per endometriosi, il 90 per cento dei quali di tipo chirurgico, mentre il 17 per cento ha riguardato casi di endometriosi profonda. Il Policlinico Gemelli è risultato il centro con il maggior numero di ricoveri (486 casi), mentre l’età media delle pazienti ricoverate è pari a 43 anni.

Il piano del Lazio ridisegna l’intera organizzazione dell’assistenza attraverso una rete regionale endometriosi, articolata su più livelli e costruita sull’integrazione tra medicina territoriale e ospedali, con percorsi differenziati in base alla complessità clinica. L’obiettivo è garantire diagnosi più tempestive, continuità assistenziale e trattamenti personalizzati, mettendo al centro la donna e non soltanto la patologia. Questo piano “lo dovevamo a queste circa tre milioni di donne che soffrono di questa patologia solo in Italia o meglio, a quelle che hanno avuto la fortuna di incontrare uno specialista in grado di diagnosticarla”, ha dichiarato la consigliera Rotondi, tra i promotori del piano. “Il percorso è ancora lungo, ma siamo felici dell’approvazione di questo Pdta capillare nella Regione Lazio: parte infatti dai singoli comuni e accompagna la donna in un percorso personalizzato, passo dopo passo”, ha concluso Rotondi. La novità principale è il cambio di paradigma terapeutico. La chirurgia rimane uno degli strumenti disponibili, ma non rappresenta più automaticamente il trattamento di riferimento. La presa in carico comprende infatti terapia farmacologica, terapia del dolore, supporto psicologico, nutrizione clinica, riabilitazione, tutela della fertilità e accesso ai percorsi di procreazione medicalmente assistita.

Il medico di medicina generale sarà il primo punto di accesso alla rete, con il compito di intercettare precocemente i casi sospetti, indirizzare le pazienti ai centri di riferimento e garantire la continuità dell’assistenza. La gestione specialistica sarà affidata alle Reti aziendali Locali, coordinate con le strutture ospedaliere e i servizi territoriali. Fulcro del nuovo modello è il Gruppo multidisciplinare e multiprofessionale (Mdt), coordinato dal ginecologo referente e composto, a seconda della complessità dei casi, da radiologi, chirurghi, urologi, terapisti del dolore, nutrizionisti, fisiatri, fisioterapisti, psicologi, psichiatri, infermieri e case manager. Il team definirà il percorso diagnostico-terapeutico personalizzato e garantirà il raccordo tra tutti i livelli della rete. Il piano rafforza inoltre il collegamento con le altre reti cliniche regionali – dalla terapia del dolore alla procreazione medicalmente assistita, fino al percorso nascita e alla rete oncologica – e introduce un utilizzo strutturato della telemedicina, con teleconsulti tra specialisti, televisite per il follow-up e telemonitoraggio delle pazienti. La rete sarà organizzata su due livelli assistenziali. I centri di primo livello si occuperanno della diagnosi, del trattamento medico, della chirurgia ginecologica di base e del follow-up.

I casi più complessi saranno invece indirizzati ai cinque centri ospedalieri regionali di secondo livello individuati dalla Regione: policlinico Tor Vergata, Umberto I, San Giovanni Addolorata, policlinico Gemelli e Campus Bio-Medico, strutture romane ad alta specializzazione dedicate alla gestione dell’endometriosi complessa, della chirurgia avanzata e delle recidive. Il percorso di cura prenderà avvio dal sospetto clinico formulato dal medico di medicina generale, dal ginecologo o da altri specialisti, con accesso attraverso visita ginecologica ed ecografia. In base alla valutazione clinica, ogni paziente sarà indirizzata al livello assistenziale più appropriato, con la possibilità di essere rivalutata e trasferita tra i diversi nodi della rete in funzione dell’evoluzione della malattia.

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