“Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio”, Usb lancia lo sciopero generale contro riarmo e “complicità con Israele”

Genova. L’Unione sindacale di base (Usb) ha proclamato uno sciopero generale nazionale della durata di 24 ore per la giornata di lunedì 18 maggio. La mobilitazione interesserà diversi settori chiave, dai trasporti alla sanità, coinvolgendo anche il mondo della scuola e la pubblica amministrazione.
L’effettiva entità dei disservizi dipenderà dal livello di adesione dei lavoratori, ma si prevedono criticità diffuse soprattutto per i trasporti, con il fermo che potrebbe colpire sia i collegamenti locali che quelli nazionali. Nelle grandi città, le varie aziende di trasporto stanno già preventivando riduzioni del servizio, anche se, come di consueto, saranno previsto fasce di garanzia per la tutela della mobilità nelle fasce di punta. A rischio disagi anche sanità, le cui prestazioni legate a visite specialistiche, esami e interventi non urgenti potrebbero essere rinviata, e la scuola, per la quale il regolare svolgimento delle lezioni potrebbe subire variazioni in base all’adesione di docenti e dipendenti pubblici
Le motivazioni dello sciopero
Alla base dell’agitazione indetta dall’Usb vi è l’adesione all’appello della “Global Sumud Flotilla”. Il sindacato richiede un cambio di rotta nelle politiche governative, sollecitando l’interruzione del coinvolgimento italiano nei conflitti e il blocco delle filiere economiche e industriali legate al riarmo: “Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio”, secondo lo slogan lanciato da Genova lo scorso autunno.
La piattaforma rivendicativa punta a un reindirizzamento delle risorse pubbliche: l’Usb chiede che i fondi destinati alla spesa militare siano invece investiti nel potenziamento dei salari, della sanità territoriale, della ricerca e dell’edilizia popolare, oltre che nella messa in sicurezza dei luoghi di lavoro.
Come spiegato nel lungo comunicato diffuso in questi giorni, “L’Italia deve interrompere ogni forma di complicità. Deve cessare ogni collaborazione militare, industriale, tecnologica, commerciale e accademica con Israele. Deve ritirare l’ambasciatore, espellere i rappresentanti diplomatici dello Stato genocida, bloccare ogni accordo economico, imporre l’embargo definitivo sulle armi, insieme alla fine dell’assedio di Gaza e dell’occupazione della Palestina. Per questo lo sciopero generale del 18 maggio pone una questione politica e sindacale precisa – si legge nel manifesto – rompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo, bloccare ogni filiera economica, industriale, logistica, tecnologica, accademica e commerciale che alimenta genocidio, occupazione e conflitti. Le lavoratrici e i lavoratori devono poter esercitare il diritto di rifiutare la produzione, il trasporto, la movimentazione e la gestione di materiali, tecnologie, servizi e infrastrutture destinati alla guerra. Nessuno deve essere costretto a mettere il proprio lavoro al servizio del genocidio e dell’economia di guerra.
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