Niente passaporto politico alla Fiera del libro: il patentino è stato stracciato. FdI: vittoria del buonsenso

Il “patentino antifascista” finisce in soffitta prima ancora di entrare in vigore. Dopo settimane di polemiche, Più Libri Più Liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma a dicembre alla Nuvola di Roma, ha deciso di fare marcia indietro: saranno valutate anche le domande degli editori che avevano rifiutato di sottoscrivere la dichiarazione di adesione ai valori costituzionali e antifascisti. Una decisione salutata dal centrodestra come una vittoria della libertà editoriale e del pluralismo.
La vicenda era esplosa dopo l’introduzione di una clausola che imponeva agli espositori di firmare una dichiarazione con cui riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione. Una richiesta che la premier Giorgia Meloni aveva definito un vero e proprio “patentino antifascista”, denunciandone il carattere ideologico.
Il dietrofront della Fiera
Alla fine, la Fiera ha annunciato che saranno esaminate tutte le richieste di partecipazione, comprese quelle presentate dai sette editori che avevano deciso di non firmare la dichiarazione o di modificarla. Le domande saranno valutate sulla base della qualità e della coerenza del progetto editoriale con le finalità della manifestazione, senza che la mancata sottoscrizione costituisca più un motivo di esclusione.
Secondo indiscrezioni riportate da Il Giornale, il dietrofront sarebbe maturato anche in seguito all’intervento del Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) del ministero della Cultura. La Fiera, infatti, beneficia dei finanziamenti del Cepell e al Mic nessuno sarebbe stato preventivamente informato dell’introduzione della dichiarazione aggiuntiva. Il rischio di una rottura istituzionale avrebbe convinto gli organizzatori a rivedere la propria posizione.
Amorese: “Ha prevalso il buon senso”
Tra i primi a rivendicare il risultato è il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, capogruppo in Commissione Cultura della Camera. «Finalmente il buon senso ha prevalso. Alla Fiera Più Libri Più Liberi il cosiddetto patentino antifascista viene superato dalla libertà. Aveva ragione Giorgia Meloni, aveva ragione Fratelli d’Italia quando contestammo questa prassi che, di fatto, limitava la libertà di pensiero degli editori e degli scrittori». Amorese ricorda di essere stato, con la sua Eclettica, tra i sette editori che avevano rifiutato di aderire a quella che definisce una “patente ideologica”.
«Quel passaggio profumava di Green Pass culturale ed era esattamente il contrario di ciò che dovrebbe garantire una fiera dedicata ai piccoli e medi editori. Non posso che apprezzare l’azione seria e lineare del Cepell, che ha fatto valere le ragioni di chi denunciava una chiara volontà di censura».
Giubilei: “Una vittoria della libertà”
Sulla stessa linea Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura e direttore scientifico della Fondazione Alleanza nazionale. «Gli organizzatori di Più Libri Più Liberi hanno fatto un passo indietro annunciando che prenderanno in considerazione anche le domande degli editori che non hanno sottoscritto la dichiarazione di antifascismo, rendendola di fatto inutile. Un risultato ottenuto in difesa della libertà».
Dell’Orco: “Eravamo solo sette”
Anche l’editore Daniele Dell’Orco ha commentato la vicenda ricordando quanto fosse esigua la minoranza che aveva scelto di opporsi. «Sette. Su seicento che normalmente prendono parte a Più Libri Più Liberi. Il “patentino antifascista” ha avuto come unico merito quello di mostrare plasticamente che solo l’1,16% degli editori partecipanti ha deciso di opporsi. Pochi uomini votati al furore della libertà si sono opposti a molti».
Il capestro dell’esclusione per motivi “tecnici”
Il presidente del Cepell, Giuseppe Iannaccone, ha espresso soddisfazione per il cambio di rotta, definendo quella dichiarazione «un’appendice pleonastica e retorica» che finiva per creare «un’irricevibile contraddizione». Resta però un interrogativo: i sette editori che non hanno firmato avranno effettivamente accesso alla Fiera?
È questo il punto sul quale ora si concentrano le attenzioni degli stessi protagonisti della vicenda. Perché, come osservano gli editori che hanno contestato il regolamento, il vero banco di prova sarà la selezione finale. Se qualcuno dei sette dovesse essere escluso, spiegano, sarà necessario chiarire se la decisione dipenderà realmente dai criteri editoriali oppure se il “patentino antifascista”, pur formalmente archiviato, continuerà a produrre effetti in modo indiretto.
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