No al nucleare, sì alle rinnovabili: la Festa dell’Unità di San Miniato apre il dibattito

06 Luglio 2026 - 17:30
0
No al nucleare, sì alle rinnovabili: la Festa dell’Unità di San Miniato apre il dibattito

Con 155 sì, 86 no e 8 astenuti, la Camera ha approvato a inizio giugno il disegno di legge delega sul “nucleare sostenibile”, come lo chiamano tra i banchi del governo e della maggioranza: è la prima volta che il Parlamento torna a esprimersi su questo tema dopo i tentativi falliti di Berlusconi tra il 2009 e il 2011 (anno dell’ultimo referendum in materia), tant’è che da Legambiente ritengono «inevitabile» un terzo referendum contro il nucleare nel corso della prossima legislatura, se il dispositivo di legge verrà definitivamente approvato dal Senato.

È questa la cornice entro la quale la Festa comunale dell'Unità di San Miniato (presso la Casa Culturale – San Miniato Basso) ha deciso d’incastonare nella serata d’apertura, quella di mercoledì 8 luglio, il dibattito pubblico No al nucleare, sì alle rinnovabili, per contribuire a rendere la cittadinanza informata su quanto sta accadendo. A coordinare il dibattito – che si aprirà alle 21.30 – sarà Aurelio Cupelli, mentre come relatori parteciperanno Alberto Lenzi (assessore regionale a Lavoro e innovazione), Luca Rossi Romanelli (capogruppo del M5S in Consiglio regionale), Eugenio Baronti (della segreteria regionale di Sinistra italiana), Fabio Roggiolani (Ecofuturo), Fausto Ferruzza (presidente Legambiente Toscana) e il nostro caporedattore Luca Aterini.

Oggi come nei decenni passati, l’energia dall’atomo parte già invisa alla cittadinanza: in base a quanto emerso nei giorni scorsi da un sondaggio Ipsos presentato in occasione della XIII edizione dell’Ecoforum di Legambiente, il 69% degli italiani è disponile ad accogliere impianti eolici o fotovoltaici vicino casa (tra i 10 e i 50 km), mentre il 66% non vuole centrali nucleari (ad almeno 100 km o senza limiti di distanza).

Ma oltre alla volontà popolare sono ormai i fondamentali economici a respingere l’ipotesi di realizzare ex novo centrali nucleari. Nel 2025 gli investimenti messi a terra a livello globale sul fronte delle rinnovabili sono arrivati a 2,2 trilioni di dollari, il doppio rispetto a quelli combustibili fossili, col risultato che in un solo anno è stata installata una potenza rinnovabile (quasi 700 GW) doppia rispetto a quella nucleare installata negli ultimi 70 anni. Tant’è che le rinnovabili hanno raggiunto il 34% della generazione globale di elettricità nel 2025, superando la quota del carbone (33%) per la prima volta in 100 anni, e nel corso del 2026 il fotovoltaico da solo genererà più elettricità del nucleare.

A muovere gli investimenti, più che il desiderio di frenare la crisi climatica in corso, c’è quello di puntare sulle tecnologie energetiche più economici: dal 2010 a oggi, il costo (Lcoe) del solare fotovoltaico è diminuito dell’89% e l’eolico onshore segna -71%, mentre al contrario quello del nucleare è in crescita del 47% dal 2009. Da qui la grande idea del Governo Meloni: presentare il nucleare come una tecnologia “nuova”. Lo stesso Pichetto esclude che vengano anche solo progettate delle centrali in questa legislatura, anche perché il Governo non riesce neanche a localizzare il necessario Deposito unico per i rifiuti radioattivi, che Arera stima sarà pronto non prima del 2041 (al quale dovrebbe poi abbinarsi un deposito geologico per i rifiuti ad alta radioattività, oggi neanche in progetto perché non sapremmo dove collocarlo); quel che è certo è che lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari presenti in Italia costerà almeno 11 miliardi di euro. In compenso, si favoleggia di un nucleare di nuova generazione, che di fatto non esiste; non a caso anche nel fanta-piano del Governo si prevede d'installare i primi 0,4 GW di nucleare al 2035, quando solo nell'ultimo anno (andando pianissimo) le rinnovabili installate nel Paese sono state pari a 7,2 GW.

Come riassunto già lo scorso giugno dalla Banca d’Italia, nel 2024 vi erano 98 progetti basati su tecnologie Smr, Amr (Advanced modular reactors) o Mmr (Micro-modular reactors) nel mondo. Alcuni di questi erano sospesi per assenza di fondi o in fase di sviluppo embrionale, e solo tre risultano operativi – uno in Cina e due in Russia –, con Bankitalia a sottolineare peraltro che «l’introduzione di nuove tecnologie impone l’aggiornamento dei criteri di valutazione della sicurezza e dunque la maggior sicurezza di diversi nuovi progetti deve ancora essere dimostrata». Come farlo, e con quali fondi, non è chiaro.

Come peraltro evidenzia il fisico Giuseppe Onufrio, già direttore di Greenpeace Italia, la partita dei costi non appare banale: l’analisi sui principali modelli di Smr in corso di sviluppo negli Usa documenta che il costo industriale dell’elettricità risulterà sempre superiore del 50% a quello delle centrali tradizionali.

L’eterna attesa per il possibile ritorno del nucleare ha dunque il solo risultato di un’arma di distrazione di massa – come l’hanno ribattezzata nei giorni scorsi in Parlamento l’ex ad Enel (e ingegnere nucleare) Francesco Starace e il premio Nobel Giorgio Parisi – che rallenta lo sviluppo delle rinnovabili, degli stoccaggi e dell’ammodernamento delle reti elettriche, a tutto vantaggio del gas fossile che pesa sulle bollette nazionali.

Nel mentre la Spagna, che sulle rinnovabili ha investito davvero e che sta predisponendo la chiusura del proprio parco nucleare, l’elettricità costa un terzo che in Italia. In un simile contesto non solo il Governo nazionale, ma anche le Regioni e le Amministrazioni locali dovrebbero evitare di lasciarsi irretire dall’eterno attendismo verso soluzioni “diverse” rispetto alla massiccia installazioni di impianti rinnovabili sui territori. Non c’è mezzo migliore per difendere il paesaggio che frenare la crisi climatica in corso, con la sua perdita di biodiversità e la sua mole di eventi meteo estremi, mitigandone gli effetti con lo sviluppo delle energie pulite: i grandi impianti rinnovabili a terra sono i più economici per farlo – l’elettricità prodotta da un fotovoltaico utility scale costa un terzo rispetto a quella di un pannello sul tetto –, e lo spazio per ospitarli c’è, dato che per triplicare la potenza rinnovabile installata servirebbe meno dell’1% dei terreni agricoli nazionali. Lo spazio c’è e deve essere trovato anche in Toscana, per essere credibili nella lotta alla crisi climatica (e al ritorno del nucleare): purtroppo la nostra regione è oggi terzultima in classifica rispetto agli obiettivi fissati al 2030, e siamo chiamati – a fronte dei circa 3 GW installati oggi in Toscana – raddoppiare fino almeno a 6,6 GW di potenza rinnovabile complessiva alla fine del decennio. Il dibattito dovrebbe concentrarsi su come migliorare le ricadute verso le popolazioni locali (oggi le compensazioni economiche ai Comuni per legge non possono superare il 3% dei proventi derivanti dalla valorizzazione dell’energia elettrica prodotta annualmente dall’impianto), ma accelerando da subito il ritmo delle installazioni.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User