«Non porti il burqa? Ti ammazziamo», dodicenne accerchiata e minacciata dagli islamici a Livorno

16 Giugno 2026 - 11:30
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«Non porti il burqa? Ti ammazziamo», dodicenne accerchiata e minacciata dagli islamici a Livorno

«Non porti il burqa? Ti ammazziamo», dodicenne accerchiata e minacciata dagli islamici a Livorno

Una bambina di 12 anni è stata minacciata da una donna velata, a Livorno, perché non portava il burqa. «Stai attenta altrimenti ti ammazziamo e ti facciamo vedere noi», le avrebbe detto la signora secondo quanto testimoniato dalla famiglia della vittima, originaria del Bangladesh. A riportare la notizia per primo è stato Il Tirreno, ribadendo che si tratta di una minaccia di morte in piena regola. La bambina si trovava insieme alla madre al Parco Pertini “Parterre” e stava giocando con i cuginetti e altri coetanei, a qualche metro di distanza dalla mamma. All’improvviso un gruppo di adulti si è avvicinato a lei, rimproverandola perché in quel momento non stava portando il velo. Poco dopo sono arrivate le minacce più chiare e la 12enne è fuggita in lacrime dalla madre, che ha deciso di sporgere denuncia.

Livorno, dodicenne bengalese minacciata perché non portava il velo islamico

La mamma della ragazzina minacciata ha raccontato agli agenti che l’intimidatrice fa parte di un gruppo che tende a far islamizzare i bengalesi che arrivano o sono residenti in Italia, per rinnovare il sentimento religioso. Poi ha aggiunto che alcune donne libere ed emancipate, arrivate dal suo Paese ed entrate a contatto con la cerchia islamica, iniziano ad adottare uno stile di vita rigoroso. Nella sua denuncia, la madre della vittima ha ricordato che le ultime minacce sono arrivate dopo «una serie di approcci che la donna ha indirizzato alla ragazzina. Uno dei principali motivi di timore che provo risiede nel fatto che mio marito è di religione islamica, mentre io professo quella induista e mia figlia, per nostra scelta, è stata lasciata libera di scegliere, quando sarà il momento, il percorso da seguire».

Amadio, FdI: «Situazione fuori controllo»

Il fatto ha comportato la dura reazione della politica, a partire da Marcella Amadio, consigliera regionale di FdI e capogruppo a Livorno, che ha commentato la minaccia ricevuta dalla ragazzina: «Una frase del genere ci si aspetterebbe di sentirla pronunciare a Kabul o nella capitale dell’Arabia Saudita, e invece è stata pronunciata a Livorno, nel cuore della Toscana. Non vogliamo che succeda questo a Livorno, questo è il termometro di una situazione ormai fuori controllo». Non è mancata una critica al primo cittadino: «In tutto questo, ciò che lascia raggelati è il silenzio assordante del Sindaco Luca Salvetti. Sempre pronto a salire sulle barricate per qualsiasi battaglia ideologica della sinistra, oggi il primo cittadino non perviene, forse perché troppo occupato a contare, sui social, il numero dei suoi critici»

L’esponente ha poi ricordato gli ultimi episodi incresciosi e avvenuti nella stessa zona livornese: «Nelle settimane scorse, prima un bambino di 11 anni, poi un ragazzino di 15, sono stati aggrediti e rapinati da sbandati al Parterre. Ora questo gravissimo episodio, sempre al Parterre è la dimostrazione plastica e inconfutabile del totale fallimento del modello di integrazione sbandierato dalla sinistra. Per anni ci hanno propinato la favola del multiculturalismo felice, ma la realtà si sta rivelando un incubo: ci troviamo di fronte a chi pretende di applicare codici medievali nel nostro territorio, calpestando le nostre leggi, la libertà individuale e la dignità delle donne, persino se minorenni».

Potenti, Lega: «Chi compie tali azioni va espulso»

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore della Lega Manfredi Potenti, chiedendo chiarezza: «Le indagini portino rapidamente a individuare i responsabili: chi compie tali azioni va identificato ed espulso immediatamente dall’Italia. Auspico, inoltre, che si adottino delle cautele per monitorare questa comunità. Contro queste derive la Lega è in prima linea anche con la proposta di legge che introduce un nuovo reato per punire chi costringe altre persone a indossare tali coperture, con sanzioni che arrivano fino a 30 mila euro». Poi ha concluso: «Nel nostro Paese la libertà e la legalità si difendono senza arretramenti».

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