“Non siamo di sinistra, siamo progressisti”: l’ultima bordata di Conte gela la Schlein e silura le alleanze

16 Giugno 2026 - 15:58
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“Non siamo di sinistra, siamo progressisti”: l’ultima bordata di Conte gela la Schlein e silura le alleanze

Conte prende le distanze dalla Schlein e restringe ancora l’area sempre più incalcolabile del Campo largo

Conte ci riprova e torna all’attacco dei suoi stessi potenziali alleati: «Ci definiamo progressisti perché non possiamo dirci di sinistra. Siamo una forza giovane, non apparteniamo alle famiglie tradizionali della sinistra. È un fatto oggettivo. E lo dico anche con rispetto di tutto quello che hanno fatto storicamente le forze di sinistra». Si scrive in questi termini e si legge come una istantanea dal declino del Campo largo: un cartello elettorale che si restringe a ogni prova dei fatti politici.

Conte prende le distanze da Elly Schlein: «Non possiamo dirci di sinistra, siamo progressisti»

Sì, perché l’ultimo colpo alle illusioni dell’alternativa progressista arriva direttamente da Manduria, dove Giuseppe Conte, ospite nelle scorse ore del forum in Masseria di Bruno Vespa, ha messo nero su bianco la distanza siderale che separa il Movimento 5 Stelle dal Partito democratico a trazione Elly Schlein. Un divorzio identitario, il suo, prima ancora che strategico.

E tanto per essere chiari e netti fino in fondo, aggiunge anche: con il termine progressista «marchiamo una differenza» e questo «ci consente di abbracciare un campo più ampio e in contrapposizione alle forze conservatrici nel migliore nei casi. E reazionarie nel peggiore».

Fuga di Conte dal massimalismo di Pd e compagni

Insomma, alla fine della fiera: «Ci definiamo progressisti perché non possiamo dirci di sinistra», ha scandito l’avvocato di Volturara Appula, rivendicando la natura in erba di una forza politica che rifiuta le genealogie tradizionali della sinistra italiana. E dietro il paravento della formula semantica, la sostanza politica sotto la foglia di fico è evidente: Conte fiuta il pericolo dell’abbraccio potenzialmente mortale con il Nazareno, e avvia una decisa manovra di sganciamento dal massimalismo sinistrorso e radicale impresso dalla segretaria dem. Un’abiura in piena regola, che demolisce la narrazione di una coalizione organica e collaudata.

Campo largo, più che un’alleanza un condominio litigioso

Il che tradotto in termini pratici potrebbe riassumersi nel fatto che, mentre la Schlein rincorre le piazze della contestazione identitaria, l’ami-nemico Conte cerca di accreditarsi come fulcro di un asse sempre più scricchiolante di un presunto progressismo moderato e trasversale, capace di attrarre un elettorato allergico alle vecchie liturgie orizzontali. Ma alla fine, è sotto gli occhi di tutti che, più che il progetto compiuto di un campo largo, l’alleanza giallorossa torna a rivelarsi un condominio litigioso in cui l’unica certezza è la diffidenza reciproca.

Un’area grigia in cui, nel frattempo, ogni intervento pubblico dei leader si trasforma nel resoconto disdicevole di una frammentazione insanabile: da un lato la fuga centripeta dei Cinque Stelle. Dall’altro l’arroccamento ideologico del Pd. e nel mezzo la frastagliata galassia di neonati e nascituri centrini in cerca di spazio e di gravità permanente.

Conte fa tremare le alleanze a sinistra in cerca di un posto al sole

Campo largo: una terra di tutti e di nessuno, sembrerebbe, su cui l’effetto reale delle parole di Conte vibra completamente nel nucleo delle alleanze interne. Alleanze in continua rinegoziazione e su cui la pretesa autosufficienza dei “progressisti” certifica il fallimento strutturale dell'”architettura campo largo”. Una formula che, alla prova dei fatti, si restringe inesorabilmente sotto i colpi dei veti incrociati e delle incompatibilità strategiche, lasciando le opposizioni che mirano a farla vivere oltre il laboratorio di programmi e presupposti in un claustrofobico vicolo cieco…

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