Da «oscenità» a «regalo alla destra»: tutti i no degli intellettuali al patentino antifascista

16 Giugno 2026 - 15:58
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Da «oscenità» a «regalo alla destra»: tutti i no degli intellettuali al patentino antifascista

Un momento delle proteste dello scorso anno per la partecipazione di Passaggio al Bosco a “Più libri Più liberi”

Non accenna a placarsi il dibattito suscitato dall’idea degli organizzatori della fiera della piccola e media editoria “Più libri Più liberi” di subordinare alla firma di un patentino antifascista la possibilità per gli editori di partecipare. Una iniziativa bocciata da numerosi intellettuali, anche di sinistra, per i quali spazia dal ridicolo al folle.

Mellone: «Un’oscenità, liberate la cultura»

In un lungo post su Facebook, è Angelo Mellone – direttore Day Time Rai, scrittore e giornalista, che in passato è stato anche direttore artistico di UmbriaLibri – a focalizzare l’attenzione in particolare sugli interventi di Massimo Cacciari e Luciano Canfora, che «ritengono un’aberrazione questa faccenda della dichiarazione di antifascismo che gli organizzatori di Più libri più liberi (ideologia di scarso valore nutrita dai soldi pubblici) hanno inserito per compiacere quelli convinti che in Italia si stia combattendo la guerra civile».

«Cacciari e Canfora sono persone che hanno letto molto, moltissimo, sono uomini molto molto colti, conoscono il Novecento e le sue contraddizioni, sanno che l’Italia è nata prima della Costituzione e che la dimensione storica dei fenomeni è fondamentale per comprenderli appieno, a meno di non voler restare analfabeti scarsamente attrezzati anche per capire il presente», si legge ancora nel post, che prosegue tracciando il profilo di questi “analfabeti”, «bastonatori del dissenso», più preoccupati di «mantenere il proprio perimetro di potere» che della democrazia.

«”Più libri, più liberi”: libri, liberi. Appunto. Liberate la cultura, siamo nel 2026, aprite le finestre, si sente puzza di chiuso. Qualunque intellettuale degno di questo nome considererebbe questa storia del patentino antifascista una oscenità», conclude Mellone.

Cacciari: «Ma che idiozia è? Dai, fa schifo»

Massimo Cacciari, che aveva già dichiarato la sua contrarietà all’iniziativa, parlando di «un delirio e una follia», ospite lunedì sera di Lilli Gruber a Otto e mezzo, è arrivato a minacciare che se il suo editore, Adelphi, dovesse firmare non solo lui non andrebbe alla fiera romana, ma smetterebbe di pubblicare con loro. «Ma che idiozia è? Dai, fa schifo», ha proseguito, sottolineando che della vicenda «fa senso anche solo parlarne».

L’editore Grillo sostituisce «valori antifascisti» con «tutti i valori»

Più pacati i toni, ma non meno rigorosa la posizione, di Manuel Maria Grillo, direttore della raffinata casa editrice Settecolori. Grillo ha firmato il modulo depennando l’espressione «i valori antifascisti» anteposta alla frase «alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana» e l’ha sostituita con «tutti i valori», poi ha preso carta e penna e ha scritto all’Associazione italiana editori, di cui è socio, per spiegare il perché della sua scelta. La sua decisione, ha precisato, «non deve essere in alcun modo interpretata come una presa di distanza dalla Costituzione della Repubblica o dall’ordinamento democratico italiano. Al contrario, essa nasce dal convincimento che il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato costituisca il presupposto necessario e sufficiente per l’esercizio di ogni attività lecita e per la partecipazione a una manifestazione culturale e professionale».

«Ritengo che il criterio fondamentale debba restare quello del rispetto della legge», ha aggiunto, spiegando che la sua preoccupazione «riguarda soprattutto il precedente» che si andrebbe a creare, perché «una volta superato il criterio della mera legalità, diventa inevitabilmente più incerto il confine tra requisiti oggettivi di partecipazione e valutazioni relative alle convinzioni, alle sensibilità culturali o agli orientamenti ideali dei singoli associati». «Desidero inoltre precisare che la presente riserva non dipende dal contenuto specifico della dichiarazione richiesta. La mia posizione sarebbe la medesima qualunque fosse il principio, il valore o la convinzione oggetto della sottoscrizione», conclude Grillo, «confidando in un positivo accoglimento della domanda».

Oliva: «Le crociate antifasciste sono un regalo agli editori di destra»

A sinistra, però, ci sono anche altre preoccupazioni, di natura più pratica. A metterle in luce è stato Gianni Oliva, giornalista e storico, su La Stampa. «Quanti conoscevano le editrici di estrema destra “Passaggio al bosco” o “Giubilei Regnani Editore” prima delle polemiche legate alla manifestazione “Più libri, più liberi” di questi giorni? Quanti conoscevano “Altaforte” prima delle polemiche al Salone del Libro di Torino del 2019?», si domanda l’ex assessore alla Cultura della Regione Piemonte. «Le crociate antifasciste contro i libri di destra hanno un effetto essenziale: garantiscono visibilità a editori di nicchia, altrimenti destinati a sopravvivere in circuiti marginali, asfittici nelle tirature e nelle vendite. La polemica ideologica diventa un regalo promozionale», prosegue, certificando quanto l’iniziativa sia sciocca sotto tutti i punti di vista.

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