NSO continua a prendere di mira WhatsApp, Meta torna in tribunale

08 Giugno 2026 - 19:59
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Meta riporta in tribunale NSO Group, la controversa società israeliana nota per aver sviluppato Pegasus, uno dei cosiddetti “commercial spyware” (ovvero software sviluppati da aziende legittime e con fini legali, prevalentemente come strumento a disposizione delle forze dell’ordine e delle agenzie di intelligence governative) più discussi e potenti degli ultimi anni. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg sostiene di aver individuato un nuovo tentativo di attacco contro utenti di WhatsApp.

Non è la prima volta che emergono prove concrete e molto solide del fatto che NSO provi a violare la piattaforma di instant messaging: in effetti il problema più grave è proprio la recidività. Una corte statunitense le aveva infatti già imposto di smettere di importunare gli utenti di WhatsApp. Meta, tuttavia, ha colto di nuovo in flagrante NSO (o almeno così dice) e ha chiesto a un tribunale federale statunitense di intervenire.

La disputa tra le due società va avanti dal 2019, quando Meta, allora ancora Facebook, avviò un’azione legale contro NSO Group accusandola di aver distribuito tramite WhatsApp spyware a giornalisti, attivisti per i diritti umani, dissidenti politici e altre figure considerate ad alto rischio. La vicenda si era conclusa lo scorso anno con una sentenza a favore di Meta: NSO era stata condannata a pagare a Zuckerberg e soci un indennizzo di 167 milioni di dollari, successivamente sceso a circa 4 milioni. Oltre al risarcimento, il tribunale aveva imposto un’ingiunzione permanente che proibiva a NSO Group di sfruttare WhatsApp o qualsiasi sua infrastruttura per condurre attività di sorveglianza o attacchi informatici.


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