Nucleare, arriva il primo sì della Camera: cosa prevede il ddl sui piccoli reattori

04 Giugno 2026 - 16:12
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Con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, la Camera ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. È un passaggio politico importante, perché rimette ufficialmente il nucleare dentro il percorso legislativo italiano. Il testo passa ora al Senato e, solo dopo l’approvazione definitiva, l’esecutivo potrà scrivere i decreti legislativi con le regole su produzione di energia, sicurezza, combustibile, gestione dei rifiuti radioattivi, tecnologie di nuova generazione e ricerca sulla fusione.

Il provvedimento, presentato a ottobre dello scorso anno, serve a riaprire un capitolo che in Italia è rimasto fermo per anni: costruire di nuovo una normativa sul nucleare, dopo l’uscita di questa fonte dalla produzione energetica nazionale. Il Governo punta a chiudere l’iter prima della pausa estiva e ad arrivare ai decreti attuativi entro la fine dell’anno, ma il voto della Camera non basta ancora a rendere operativo il nuovo quadro. La delega dovrà essere esercitata entro un anno dall’entrata in vigore della legge e sarà solo con quei testi che verranno definite le regole su impianti, autorizzazioni, sicurezza, filiera e gestione dei materiali radioattivi.

COSA PREVEDE

Il disegno di legge è composto da cinque articoli e mette in fila i temi che il Governo dovrà tradurre nei prossimi decreti. Si parte dalla produzione e dall’utilizzo, in Italia, di energia da fonte nucleare sostenibile secondo la definizione dell’Unione europea, ma il testo va oltre la sola generazione elettrica. Dentro ci sono anche il combustibile, il riprocessamento, la gestione del materiale esaurito, la sicurezza degli impianti e i rifiuti radioattivi: tutte le parti senza le quali una filiera nucleare, semplicemente, non può esistere.

Nel provvedimento rientrano anche la disattivazione e lo smantellamento degli impianti già esistenti, la ricerca sulla fusione e la possibilità di produrre idrogeno tramite energia nucleare. In pratica, il ddl non si limita a guardare ai futuri reattori: prova a rimettere insieme autorizzazioni, controlli, scorie, competenze degli enti e regole necessarie per capire se e come il nucleare potrà tornare nel sistema energetico nazionale.

I NUOVI REATTORI

La parte più vicina al possibile ritorno del nucleare riguarda le tecnologie di nuova generazione. Nel testo vengono citati gli SMR, cioè Small Modular Reactors, gli AMR, Advanced Modular Reactors, e i micro-reattori. Sono impianti diversi dalle grandi centrali tradizionali e dovranno essere regolati nei futuri decreti per quanto riguarda costruzione, esercizio, controlli e sicurezza.

Il Governo dovrà semplificare le autorizzazioni, fissare standard elevati per la tutela della salute, prevedere misure di compensazione per i territori che ospiteranno gli impianti e coinvolgere l’industria italiana nella filiera tecnologica. Il provvedimento prevede anche la formazione di tecnici, ingegneri e ricercatori, perché un eventuale ritorno al nucleare richiederebbe competenze specifiche oggi da ricostruire o rafforzare.

Tra le novità c’è anche la possibilità per i Comuni di candidarsi a ospitare i nuovi siti. In questo modo, la scelta delle aree non passerebbe solo da una decisione calata dall’alto, ma potrebbe partire anche da amministrazioni locali interessate a entrare nel percorso previsto dalla delega. Gli impianti nucleari già presenti in Italia, invece, resterebbero destinati alla dismissione, salvo eventuali riconversioni.


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