Nuova batosta per il DOGE di Musk: tagli alle sovvenzioni incostituzionali
Una corte federale statunitense ha stabilito che la cancellazione di oltre 100 milioni di dollari in finanziamenti pubblici destinati alle discipline umanistiche da parte del DOGE è incostituzionale. La decisione arriva dopo mesi di polemiche legate ai tagli operati dal cosiddetto Department of Government Efficiency creato da Elon Musk per ridurre la spesa federale. Le metodologie implementate dal DOGE erano apparse immediatamente questionabili, quantomeno, sia perché estremamente imprecise, sommarie e grossolane nello scegliere cosa tagliare e cosa no, sia perché sembrano aver prodotto risultati trascurabili, se non addirittura negativi.
La giudice federale Colleen McMahon, del tribunale distrettuale di Manhattan, ha dato ragione a diverse organizzazioni culturali e accademiche, tra cui la Authors Guild, stabilendo che il governo ha violato il Primo e il Quinto Emendamento della Costituzione americana. Al centro della controversia ci sono oltre 1.400 sovvenzioni cancellate dal National Endowment for the Humanities, molte delle quali assegnate durante l’amministrazione Biden. Secondo il governo, i tagli rientravano nella strategia della Casa Bianca per eliminare programmi legati a diversità, equità e inclusione (le cosiddette politiche DEI, che sono molto mal viste dall’attuale amministrazione) e ridurre la spesa del governo federale.
Tra i passi falsi più clamorosi del DOGE, emersi in fase processuale, figura il ricorso all’intelligenza artificiale per stabilire se una sovvenzione era legata a temi DEI o no. La questione è sempre la solita: il problema non è tanto l’uso o meno dell’intelligenza artificiale, ma il farlo indiscriminatamente, senza prendersi la briga di verificare e controllare il suo operato. Che è esattamente quello che ha fatto il DOGE, causando errori di classificazione piuttosto clamorosi: perfino un’antologia sulla narrativa ebraica sovietica post-Olocausto è stata etichettata come DEI, e quindi de-sovvenzionata.
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