Nuova tegola per il ponte sullo Stretto, la Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio

09 Giugno 2026 - 16:41
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Nuova tegola per il ponte sullo Stretto, la Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio

Nuova tegola giudiziaria sul ponte sullo Stretto di Messina in progetto, fortemente sostenuto dal vicepresidente del Consiglio dei ministri guidato da Giorgia Meloni, Matteo Salvini. La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione dell’opera, dopo aver delegato ai carabinieri del Ros l’esecuzione di perquisizioni a carico di tre persone.

Secondo quanto comunicato dall’ufficio giudiziario, gli indagati sono un ex presidente aggiunto della Corte dei conti, in quiescenza dallo scorso febbraio, un avvocato già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina spa e un imprenditore. Le perquisizioni sono state svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone, con il sequestro di dispositivi elettronici e documenti che saranno ora sottoposti ad analisi per verificarne l’eventuale rilevanza probatoria rispetto alle ipotesi di reato contestate.

Il cuore dell’inchiesta riguarda il presunto tentativo di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo del ponte. Secondo l’impianto accusatorio, l’avvocato e l’imprenditore indagati, “al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina Spa”, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire incarichi in enti di diritto pubblico dopo il pensionamento, subordinando tale sostegno alla sua azione per favorire il risultato atteso.

Sempre secondo la ricostruzione della Procura, i due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo favorevole alla realizzazione dell’opera infrastrutturale, rivelando a soggetti terzi notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei conti indagato.

Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto la propria disponibilità fornendo aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura davanti alla magistratura contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio in adunanza plenaria.

L’ex presidente aggiunto della Corte dei conti avrebbe inoltre esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società. In cambio avrebbe manifestato l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata.

Le ipotesi accusatorie dovranno naturalmente essere verificate nel corso del procedimento, ma il quadro delineato dalla Procura apre un nuovo fronte politico attorno a una delle opere più controverse del Paese – nonché delle più costose, con 13,5 mld di euro di fondi pubblici stanziati dal Governo Meloni –, già al centro di forti contestazioni sul piano ambientale, economico e procedurale; solo pochi giorni fa Greenpeace ha lanciato una nuova iniziativa - il progetto "Aggiungiamo bellezza in fondo al mare" - con quattro opere d'arte sui fondali da difendere, per tutelare un ecosistema unico al mondo che rischia di scomparire sotto una colata di cemento.

«Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto – commenta nel mentre all’Ansa l’ad della Stretto di Messina spa, Pietro Ciucci – La società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal Dl 'Commissari' dell'11 marzo 2026». Un decreto che però l'Autorità Anticorruzione ha già bollato come non risolutivo, data la necessità di una nuova gara pubblica per l'affidamento dei lavori.

Dura la reazione di Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. «Quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera Cipess relativa al Ponte sullo Stretto di Messina».

Bonelli ricorda di aver depositato nelle scorse settimane alla Procura di Roma un nuovo esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo. «Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile».

Il co-portavoce di Europa Verde chiama in causa direttamente l’esecutivo e il ministro Matteo Salvini. «In questi anni il Governo, a partire da Salvini, ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera Cipess. Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo Stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate».

Il nodo resta anche quello delle risorse pubbliche impegnate. «Parliamo di 14 miliardi di euro pubblici: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato. È inaccettabile, mentre il Paese ha bisogno di risorse per sanità pubblica, scuola, pensioni e trasporti». Da qui la richiesta politica di fermare l’iter dell’opera. «Il Governo si fermi subito. Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio. Quei 14 miliardi devono essere restituiti agli italiani e destinati alle vere priorità del Paese: sanità, scuola e pensioni».

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