Nuovo modello per l’idroelettrico in Francia: addio vecchie concessioni, autorizzazioni fino a 70 anni e limiti a Edf

18 Giugno 2026 - 19:10
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Nuovo modello per l’idroelettrico in Francia: addio vecchie concessioni, autorizzazioni fino a 70 anni e limiti a Edf

Come sciogliere i nodi che attorno all’idroelettrico si sono creati negli ultimi anni? Qualche tempo fa, ricordando che l’Italia è il terzo Paese in Europa per potenza idroelettrica installata, con 22,9 GW, dietro soltanto a Norvegia e Francia, il nostro giornale segnalava che l’86% delle concessioni nel nostro Paese è scaduto o in scadenza al 2029, che senza un rapido chiarimento del quadro normativo-regolatorio rischiamo un ritardo di almeno 6 anni sugli investimenti, che il project financing presenta aspetti interessanti in quest’ambito e che un’eventuale messa a gara delle concessioni idroelettriche italiane sarebbe praticamente un unicum europeo. Quale strada dovremmo o potremmo imboccare? Ora, dalla Francia arriva un’altra ipotesi che starà agli esperti valutare se sia interessante studiare e, nel caso, adottare. Il Parlamento francese ha approvato ieri a larga maggioranza (il voto dell’Assemblea nazionale si è chiuso con 290 pronunciamenti favorevoli e 59 contrari) una proposta di legge che prevede lo sblocco degli investimenti e modernizza la gestione delle dighe nazionali, ponendo tra l’altro fine a un contenzioso ventennale con la Commissione europea. Per superare la procedura d’infrazione comminata da Bruxelles senza rinunciare alla sovranità energetica, la legge a cui è stato dato via libera in pratica cancella il vecchio sistema delle concessioni a favore di un regime di autorizzazioni per gli impianti superiori ai 4,5 MW.

In base a quanto stabilito dalle nuove norme, lo Stato riscatta i contratti in vigore indennizzando i gestori, ma mantiene la piena proprietà delle infrastrutture. Gli operatori storici, in primis il colosso pubblico Edf (Électricité de France) manterranno la gestione degli impianti per motivi di interesse generale (sicurezza e stabilità della rete) grazie a un diritto reale d’uso che potrà essere valido per un periodo lungo fino a 70 anni, ideale per pianificare investimenti a lungo termine. Inoltre, per rispettare le norme europee in materia di concorrenza, la nuova legge prevede che Edf apra il 40% della sua capacità flessibile ai competitor presenti sul mercato, all’interno di un quadro normativo che vincola i nuovi soggetti a una gestione dell’acqua sostenibile, sicura e condivisa con le necessità del settore agricolo.

Come ricordato dal quotidiano francese Le Monde, la proposta di legge era stata presentata da tempo dal Partito socialista e poi sostenuta dal governo (il testo è stato depositato lo scorso gennaio). E infatti ieri il via libera definitivo è arrivato con soltanto il voto contrario del partito di sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon, La France insoumise, mentre Les Ecologistes e il partito di destra Rassemblement national si sono astenuti. Era una legge molto attesa, viene sottolineato, non foss’altro per il fatto che nel 2025 l’energia idroelettrica rappresentava la seconda fonte di produzione elettrica francese dopo il nucleare e la prima fonte rinnovabile, davanti all’eolico e al solare. «Il nostro mix energetico è tra i più decarbonizzati d’Europa» e l’energia idroelettrica «contribuisce in modo determinante», ha sottolineato non a caso ieri dopo l’approvazione la ministra delegata all’Energia, Maud Bregeon. Il testo, ha spiegato, «apre la strada a una nuova dinamica per l’energia idroelettrica francese», con una «prospettiva di investimenti per diversi miliardi di euro nelle nostre valli».

Come racconta sempre Le Monde, in particolare una misura ha diviso l’Aula prima del via libera definitivo: l’apertura del mercato dell’energia idroelettrica, concepita come compensazione per il mantenimento dell’operatore storico Edf, al fine di rendere l’accordo compatibile con i requisiti europei in materia di concorrenza. Il testo prevede che almeno il 40% delle capacità idroelettriche del Paese venga messo all’asta a favore di imprese diverse da Edf. «Avrei volentieri fatto a meno di questa misura», ha ammesso parlando con l’agenzia di stampa Afp la prima firmataria della proposta di legge, la deputata del Partito socialista Marie-Noëlle Battistel. «Ma è ovviamente il punto di equilibrio» che consentirà di risolvere la controversia sulla posizione dominante di Edf, ha spiegato, giudicando questa soluzione «accettabile».

Come anticipato sopra, il partito Les écologistes si è astenuto esprimendo preoccupazione per il fatto che il provvedimento possa indurre Edf «a cedere volumi di energia elettrica in periodi incompatibili con una gestione ottimale delle portate», come ha spiegato la deputata della Loira Atlantica Julie Laernoes. Il suo collega de La France insoumise Matthias Tavel, eletto nello stesso dipartimento, ha invece criticato aspramente l’abbandono dell’«energia idroelettrica, della sua sicurezza e del suo sviluppo, lasciandoli al libero arbitrio dei gestori».

Passando alle voci di commento dall’Italia, l’amministratore delegato del Gruppo CVA, Giuseppe Argirò definisce la decisione assunta dal Parlamento francese «un passaggio di grande rilievo per il futuro dell’idroelettrico europeo»: «La Francia ha scelto di preservare il controllo industriale e strategico delle proprie grandi infrastrutture idroelettriche, individuando insieme alla Commissione europea una soluzione che consente di coniugare investimenti, concorrenza e interesse generale». Il principio che emerge da questa nuova normativa è particolarmente significativo, sottolinea: «La concorrenza può essere perseguita anche attraverso l’accesso al mercato dell’energia prodotta, senza necessariamente mettere in discussione la continuità gestionale di asset che svolgono una funzione essenziale per la sicurezza energetica nazionale. L’idroelettrico non è infatti una fonte rinnovabile come le altre. È una infrastruttura strategica che assicura flessibilità, capacità di accumulo, servizi di rete, gestione delle risorse idriche e resilienza del sistema elettrico».

Per Argirò la strada imboccata da governo e Parlamento d’Oltralpe merita un’attenta riflessione anche in Italia. «Da tempo sostengo la necessità di affrontare il tema delle concessioni con pragmatismo, evitando approcci ideologici e ponendo al centro alcuni obiettivi prioritari: la sicurezza energetica, la competitività del sistema produttivo, la tutela degli investimenti e la valorizzazione di un patrimonio infrastrutturale costruito in oltre un secolo di storia industriale. Non possiamo essere l’unico Paese europeo chiamato a mettere sul mercato un patrimonio strategico mentre altri Stati individuano soluzioni che ne preservano la continuità industriale e il controllo nazionale. Prima delle gare serve la reciprocità. Prima della concorrenza serve un quadro europeo armonizzato». L’Unione europea, sottolinea l’amministratore delegato del Gruppo CVA, dovrebbe definire regole comuni, chiare e applicate in modo uniforme a tutti gli Stati membri, superando le attuali asimmetrie che rischiano di penalizzare l’Italia. «Solo all’interno di un contesto realmente armonizzato sarà possibile valutare percorsi concorrenziali coerenti con i principi del mercato unico. Prima di tutto, però, servono investimenti e sicurezza energetica. In un contesto segnato da crescenti tensioni geopolitiche e dall’esigenza di rafforzare l’autonomia strategica europea, l’idroelettrico deve essere considerato per ciò che è: una infrastruttura strategica di interesse nazionale ed europeo. La scelta francese dimostra che è possibile trovare soluzioni equilibrate tra concorrenza, investimenti e sicurezza energetica».

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