Spin Time, salviamo un’idea di città lontana dalla speculazione

Quando incroci la strada scendendo da via Manzoni in direzione di piazza San Giovanni, le transenne metalliche e l’auto dei vigili urbani fanno subito capire che Santa Croce in Gerusalemme è off-limits. Il motivo è ben visibile, a un centinaio di metri di distanza le tende della Protezione civile e i presidi medici nascondono a stento le duecento persone che sono state costrette a uscire dallo Spin Time ma non vogliono allontanarsi dallo stabile dove vivono da anni. Un’occupazione diventata nel tempo un modello virtuoso di convivenza tra famiglie di diversa nazionalità e con lo stesso, enorme problema. Quello di essere troppo poveri, pur lavorando, per potersi permettere un tetto sulla testa.
Lo stabile di sette piani, ex sede dell’Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap), oggi appartiene al Fip (Fondo Immobili Pubblici) e dal 2013 offre riparo a circa 400 donne, uomini e bambini. A tante, intere famiglie che grazie allo Spin Time hanno ritrovato una piccola speranza di un futuro migliore.

Il principio di incendio che mercoledì scorso ha interessato una piccola parte del pianterreno non ha intaccato la struttura dell’immobile. Eppure da allora lo Spin Time è sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. E con le temperature di questi giorni, sotto un feroce anticiclone africano, vivere per strada è un’impresa ai limiti dell’impossibile. Così qualcuno entra nella tenda dell’assistenza medica, dove almeno c’è un ventilatore, con la scusa di farsi misurare la pressione. Mentre i bambini giocano e cercano refrigerio nelle piscinette gonfiabili messe in mezzo alla via.
L’agibilità di gran parte del palazzo è stata già accertata, ma ancora non si può rientrare. C’è un tavolo permanente in prefettura, l’amministrazione comunale e la proprietà del palazzo discutono con la presenza costante del Vaticano, che con papa Francesco prima e con papa Leone oggi non ha mai voluto lasciare lo Spin Time al suo destino, difendendo l’occupazione e riattivando elettricità e acqua tagliate da Acea anni fa con un intervento diretto dell’elemosiniere del pontefice.
Il via vai di persone è continuo, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con i 36 gradi standard di questo agosto romano. Gli attivisti delle realtà solidali capitoline hanno chiesto alla popolazione di non lasciare solo il popolo di Spin Time per strada, così c’è chi porta vestiti, medicinali, cibo in scatola, e chi improvvisa attività per far giocare i bambini, con Sabina Guzzanti che ha organizzato proiezioni di film per bambini su un maxischermo artigianale. “Non ci aspettavamo tutto questo affetto e tutta questa solidarietà – raccontano le famiglie accampate di fronte al loro palazzo – ma abbiamo paura che ci mandino via da qua, e non ci sono altri posti dove andare”. Qui i migranti, i perdenti del capitalismo hanno trovato casa e recuperato dignità, una comunità, un posto dove poter ricominciare. Ora non solo non sanno dove dormire la notte, ma anche cosa succederà della loro vita.
Un’idea di città lontana dalla speculazione, questo è Spin time, un punto di riferimento fisico e politico per i valori che rappresenta e per gli spazi che mette a disposizione di tutta la città ogni giorno. Compagnie di giovani attori fanno le prove e si esibiscono qua, nell’unico spazio di Roma dove non si chiedono affitti salati per le sale.

Qui si organizzano concerti, i musicisti tengono lezioni. Da queste parti si imparano le lingue, si studia, si mangia, si beve, si sta insieme. Perché nessuno si salva da solo. In un appello sottoscritto da diversi personaggi del mondo della cultura, tra cui spiccano i nomi di Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Carlo Verdone, Matteo Garrone, Mario Martone, Paolo Virzì, Francesca Archibugi e Francesca Comencini, si chiedono tempi certi per il rientro nelle abitazioni. “Lo Spin Time è un modello alternativo che dà una risposta concreta all’emergenza abitativa - si legge - ed anche un patrimonio culturale aperto a tutta la città. Ora oltre 400 persone dormono in strada, in una situazione di emergenza che coinvolge anziani, malati e oltre 100 minori. Al momento le istituzioni non sono state in grado di garantire tempistiche certe per rientrare nel palazzo. Sono stati allestiti alloggi temporanei in numero del tutto insufficiente. La resistenza di questi giorni è stata possibile solo grazie alla solidarietà della città e del quartiere”.
“Questa situazione potenzialmente può andare avanti molto e non è sostenibile - sottolinea anche don Mattia Ferrari - le persone rischiano di sentirsi male, quello che ci rincuora è la solidarietà nata spontaneamente che abbraccia una larga fetta della popolazione che va dal Vaticano ai centri sociali, passando per una galassia di associazioni e persone comuni”. Anche Mediterranea Saving Humans, realtà che negli anni ha trovato ospitalità negli spazi di Spin Time, si schiera con gli abitanti. “Quando si difende una casa comune, si difende un’idea di città. Siamo al fianco di chi ogni giorno costruisce accoglienza, diritti e comunità. Gli spazi che generano solidarietà vanno protetti”, spiegano dall’organizzazione. Difendere Spin Time significa difendere molto più di un edificio: è una casa comune che supera l’idea di una città pensata soltanto per produrre rendita. Ma per salvare tredici anni di storia comunitaria occorre alzare ulteriormente il livello di solidarietà e di resistenza. ‘Sogna ribelle per orizzonti comuni’, la maglietta che va per la maggiore e che indossano un po’ tutte e tutti è anche una dichiarazione politica.
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