Obodo racconta: "Io rapito due volte, oggi scopro talenti e li porto in Italia. Al quarto crociato pensai all'alcool, ma il whisky mi faceva schifo"
Una carriera sull'ottovolante per l'ex centrocampista, in campo ma anche fuori
Christian Obodo, ex centrocampista nigeriano di Perugia, Udinese, Fiorentina, Torino e Lecce n Italia, ha parlato a La Gazzetta dello Sport ricordando anche episodi poco felici della sua carriera, come gli infortuni:
"Mi sono rotto il crociato quattro volte, la prima a 23 anni. La mia carriera è stata un lampo, quasi non me ne sono accorto. A Udine mi stavo consacrando come un top: Liverpool, Barcellona e Real Madrid mi volevano, prima di scoprire che le mie ginocchia erano fragili. Dopo la rottura del quarto crociato sono caduto in depressione. Avevo dolori ovunque e faticavo anche a camminare. Mia sorella e mia madre mi salvarono: avrei potuto rovinarmi, pensai di aiutarmi con l’alcol. Provai il whisky, per fortuna mi fece schifo".
COSA FA OGGI OBODO
"Qui a Lagos si è appena conclusa la Coppa U20 del Consolato Generale Italiano, di cui io e Oba Martins siamo ambasciatori. I 18 migliori giocatori vengono selezionati e inseriti nei settori giovanili di club come Udinese, Como e Fiorentina. È un modo per valorizzare il talento africano. Io, comunque, continuo a vivere a Udine".
A PERUGIA
"Cosmi e Gaucci come due secondi padri. Luciano era un vulcano: dopo le partite litigava con arbitri e presidenti avversari, come nel famoso scontro con Matarrese. Fu però il primo a darmi fiducia a 16 anni, quando arrivai da solo in Italia. Serse mi ha allenato a Perugia, Udine e Lecce: ho passato diversi anni con lui. A volte era difficile capire quello che diceva, ma rimane una persona che porto nel cuore".
DUE VOLTE RAPITO
Obodo racconta dei due rapimenti di cui è stato suo malgrado obiettivo nel giro di otto anni tra il 2012 e il 2020:
"A Warri, una mattina, stavo andando in chiesa a portare dei regali ai bambini. Guidavo la mia Bentley quando un’auto mi tagliò la strada. Scesero in quattro armati di fucili e mi rapirono. Mi portarono in una casa abbandonata in mezzo a una foresta. Ricordo le zanzare, un vero incubo. I rapitori chiedevano 150.000 euro di riscatto, ma la mia famiglia non aveva quella cifra e ne pagò 10.000. Il giorno dopo arrivarono 500 poliziotti a cercarmi, ma io ero già scappato dalla finestra".
"Stavo scendendo dalla macchina quando, all’improvviso, alcuni uomini mi presero da dietro, mi incappucciarono e mi chiusero nel bagagliaio della mia auto. Rimasi lì dentro per cinque ore. Poi mi fecero scendere e mi derubarono gli orecchini e il telefono, lasciandomi però la Sim. A un certo punto uno di loro mi riconobbe: “Tu sei Obodo”, e da lì mi lasciarono andare. Quasi li ho ringraziati. A Warri ci sono alcuni gruppi che si sentono sfruttati dal governo e per questo sfogano la loro rabbia rubando e rapendo le persone".
POLEMICHE NEL 2013
"Quell’anno andai alla Dinamo Minsk, che mi voleva per l’Europa League. Avevo la pubalgia e mi proposero di curarla con alcune pastiglie, ma io rifiutai. La Dinamo uscì dall’Europa e mi mise fuori rosa. Così tornai in Italia, senza dire niente a nessuno. Un giorno, a Udine, fermarono me e un amico in macchina e la polizia trovò della marijuana: non era mia, non ho mai fumato. La notizia fece rumore e la Dinamo mandò un medico a Roma per farmi un test del capello, che risultò negativo. Il mio amico fu poi arrestato".
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