Omicidio Pierina Paganelli, assolto Dassilva “per non aver commesso il fatto”. I difensori: “Riabbia dignità”
Dopo oltre 16 ore di camera di consiglio, la Corte d’assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli, la donna assassinata nell’ottobre 2023 nel complesso residenziale di via dei Ciclamini a Rimini. La sentenza è arrivata intorno alle 2.25 della notte tra martedì e mercoledì, al termine di una lunghissima attesa che ha tenuto con il fiato sospeso, e gli occhi stanchi, un’aula gremita di cronisti, fotografi e cameraman.
Alla lettura è scoppiato un applauso, mentre Dassilva, seduto accanto ai suoi legali Riario Fabbri e Andrea Guidi, si è portato le mani al volto, prima di abbracciare gli avvocati. I familiari della vittima hanno invece lasciato immediatamente il tribunale. La decisione della Corte arriva dopo un processo complesso, segnato da migliaia di pagine di atti, perizie e controperizie, testimonianze e confronti tecnici. La Procura di Rimini, che aveva chiesto l’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai motivi abietti e dalla minorata difesa della vittima, ha già annunciato che presenterà ricorso in appello, non appena saranno depositate le motivazioni, previste entro 90 giorni.
Gli avvocati dell’assolto: “Risultato in cui abbiamo sempre creduto. Riusciamo a ridare dignità a Dassilva”
“È un risultato che abbiamo cercato fin dall’inizio, in cui abbiamo sempre creduto”, ha dichiarato l’avvocato Riario Fabbri subito dopo la sentenza, “abbiamo portato elementi molto importanti alla corte e apprezziamo il fatto che siano state accolte le nostre tesi difensive”. Per il legale “finalmente riusciamo a ridare dignità a Dassilva e a poter dire tranquillamente che quanto abbiamo sempre sostenuto è condiviso anche dalla Corte d’Assise di Rimini”. Sulla stessa linea anche l’avvocato Andrea Guidi: “La procura farà sicuramente ricorso in appello ma, nel frattempo, siamo riusciti a dare dignità a Dassilva”. I difensori hanno ricordato i due anni di custodia cautelare affrontati dall’uomo, oltre ai continui ricorsi e annullamenti relativi alla misura cautelare. “Oggi Louis Dassilva è tranquillo. Non è in via del Ciclamino, è in una località protetta, ha bisogno di tornare alla normalità”, hanno spiegato.
Nel dibattimento, per l’acquisizione probatoria, un ruolo centrale l’hanno avuto le consulenze tecniche e l’analisi delle dichiarazioni testimoniali. La criminologa e psicologa forense Roberta Catania, consulente della difesa, ha parlato di “lungo e complesso percorso processuale”, durante il quale “l’impianto accusatorio è stato sottoposto a un approfondito e rigoroso vaglio dibattimentale”. Secondo Catania, molte conclusioni dell’accusa “non hanno retto alla prova del contraddittorio”, la prova infatti non si è formata nel dibattimento. Particolare attenzione è stata riservata alle dichiarazioni della testimone Manuela Bianchi. “In assenza di ulteriori elementi idonei a corroborarne il contenuto, tali dichiarazioni non si sono evidentemente rivelate sufficienti a sostenere un’affermazione di responsabilità penale”, ha sottolineato la consulente, “la sentenza riafferma un principio fondamentale dello Stato di diritto: nessuno può essere condannato sulla base di ipotesi o suggestioni, ma solo davanti a prove solide e coerenti oltre ogni ragionevole dubbio”.
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