Oratorio Kolbe, da Francesco a scuola di fraternità

02 Luglio 2026 - 07:24
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Oratorio Kolbe, da Francesco a scuola di fraternità

Il caratteristico saio indossato dai Frati minori conventuali anche in oratorio diventa un segno distintivo anche per i ragazzi, che «sanno di essere in un oratorio francescano», raccontano gli animatori. E per i frati è il modo più immediato di mostrare ai più piccoli che è tutta la comunità a prendersi cura di loro. Lo conferma fra Andrea Bosisio, responsabile dell’oratorio Kolbe in viale Corsica a Milano, dove lunedì è arrivato in visita l’Arcivescovo: «Nella nostra comunità siamo otto frati; io sono il “capitano”, ma tutti i confratelli sono passati in questi giorni in oratorio, per condurre la preghiera o anche solo per un saluto. E uno dei bans (i caratteristici balli di gruppo dell’oratorio) ce lo ha fatto fare padre Eric, che arriva dal Ghana. Il fatto di non essere da soli, di poterci alternare tra noi fa sicuramente parte del nostro carisma».

“Giocando” all’umiltà

Pur essendo i primi testimoni della storia di San Francesco, per le giornate dell’oratorio estivo anche i frati si affidano alla trama immaginata dalla Fom, in cui tre ragazzi – che rappresentano le tre età di chi vive l’oratorio, dai più piccoli ai più grandi – scoprono via via la vita e i valori vissuti da Francesco, rileggendoli nelle proprie giornate. «Il fatto di poter attualizzare alcune categorie che sono state centrali nella vita di Francesco» è stata una bella sorpresa, commenta fra Andrea, prendendo per esempio una giornata della scorsa settimana, in cui, dal racconto di un menestrello, emergeva sempre più chiaramente il valore dell’umiltà: «Abbiamo mostrato ai ragazzi che può tradursi nelle dinamiche di gioco e nell’accoglienza gli uni verso gli altri, nel lasciare spazio, nel non voler primeggiare a tutti i costi. Così anche questo valore diventa più accessibile».

Mentre per i momenti di preghiera fra Andrea ha scelto di aggiungere qualcosa al simbolo della candela accesa come inizio del rito, raccogliendo ogni giorno i ragazzi davanti al crocifisso di San Damiano. Quello, ricorda il frate, di fronte al quale Francesco sentì la chiamata del Signore «Va’, ripara la mia casa», e dinnanzi a cui Francesco prese molte delle sue scelte più importanti.

Incontro e confronto

Da una parte, quindi, la trama dell’oratorio estivo, vissuta in sintonia con tutta la diocesi, dall’altra la profondità del carisma e l’ampiezza della famiglia francescana, che porta a sperimentare concretamente l’accoglienza. Dai “gemellaggi” – «abbiamo appena ospitato i ragazzi dell’oratorio di Brescello», racconta fra Andrea –, alle porte aperte agli altri oratori del Decanato: le serate dedicate agli animatori, organizzate di volta in volta al Kolbe, all’oratorio di San Nicolao (nel quartiere Forlanini) e in quello di Sant’Eugenio (la parrocchia del quartiere Calvairate) diventano anche occasione di confronto tra gli animatori di queste realtà.

Anche la domanda che i ragazzi hanno rivolto a monsignor Delpini è stata nel segno delle relazioni: su quale delle sue buone qualità punterebbe per essere fratello di tutti? Un consiglio, dunque, per vivere quella fraternità incarnata otto secoli fa da Francesco.

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