Orcel (UniCredit): “L’Europa è a un punto di svolta e ha una grande opportunità davanti”

18 Giugno 2026 - 10:55
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L’Europa si trova a un punto di svolta e dispone di una grande opportunità, a condizione di superare le ultime resistenze al passaggio dalle analisi all’azione. Lo ha detto l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, intervenendo a Fii Priority Europe 2026. “Credo che oggi il dibattito sull’azione sia più intenso che mai”, ha affermato Orcel. Le istituzioni europee, ha aggiunto, “stanno cercando attivamente di portare il confronto dalla teoria all’esecuzione”. “Dobbiamo soltanto contribuire a superare le ultime resistenze e poi l’Europa avrà davanti a sé una grande opportunità”, ha concluso.

“L’Europa conosce le misure necessarie per rafforzare la propria economia, ma finora è mancata la volontà politica di passare dai piani all’attuazione. L’Europa sa esattamente cosa deve fare, ma non c’è stata la volontà politica di agire concretamente”, ha affermato Orcel. “Parliamo molto delle ambizioni, dei piani e di come realizzarli, ma tutti sanno quali siano le ambizioni, quale sia il piano e cosa dobbiamo fare. Il problema è che, quando bisogna passare all’esecuzione, non lo facciamo”, ha aggiunto. Secondo l’amministratore delegato, le crisi degli ultimi anni, dalla pandemia all’invasione russa dell’Ucraina fino alle attuali tensioni internazionali, hanno fornito all’Unione europea una serie di stimoli per accelerare l’integrazione. “Le buone idee devono essere portate al livello successivo, quello dell’attuazione”, ha osservato.

Proprio sul conflitto ucraino, ha detto: “Le piccole e medie imprese europee sono arrivate preparate all’attuale fase di incertezza, dopo avere affrontato lo shock provocato dall’invasione russa dell’Ucraina, ma gli effetti economici della nuova crisi potrebbero emergere progressivamente”. Molte aziende, ha spiegato, “avevano coperto i rischi, assicurato le risorse necessarie ed erano pronte a reagire. Per il momento l’incertezza rimane, ma l’economia continua a funzionare perché le imprese si erano preparate ad assorbire lo shock”, ha aggiunto Orcel. Se non sarà possibile ricostituire rapidamente le condizioni precedenti, tuttavia, “poco alla volta cominceremo a sentirne l’impatto”.

“Nel 2011 l’Europa aveva lo stesso Pil degli Stati Uniti ed entrambe rappresentavano circa il 21 per cento dell’economia mondiale. Oggi gli Stati Uniti sono al 25 per cento, noi siamo scesi al 17 per cento e la Cina è passata dal 10 al 17 per cento”, ha affermato Orcel. Secondo l’amministratore delegato di UniCredit, il Pil pro capite europeo è ormai pari a circa la metà di quello statunitense e l’Italia, pur essendo un Paese del G7, presenta un dato inferiore a quello dello Stato del Mississippi. “Non prendere le decisioni necessarie per sostenere la crescita, creare opportunità e finanziare la trasformazione, con il pretesto di difendere la sovranità dei singoli Stati, è proprio ciò che mette a rischio quella sovranità”, ha aggiunto. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale offrono all’Europa l’opportunità di recuperare terreno, ma per coglierla è necessario prendere decisioni e attuarle”.

L’eccesso di regolamentazione in Europa impone alle imprese oneri burocratici che frenano crescita e competitività. “È pesante, più pesante che in qualsiasi altro luogo. Una parte è necessaria, mentre un’altra ha effetti negativi sproporzionati rispetto ai benefici”, ha affermato Orcel. Secondo l’amministratore delegato, oltre il 25 per cento delle imprese europee impiega più del 10 per cento del personale nelle attività di conformità normativa e nella gestione degli adempimenti. “Il problema è che manca la volontà politica di cambiare le regole. Se ci fosse, potremmo ritrovare un maggiore equilibrio e compiere molti più progressi”, ha aggiunto.

Per Orcel, dunque, “le imprese europee non devono attendere che la politica risolva tutti gli ostacoli alla piena integrazione del mercato, ma devono contribuire direttamente a superare la frammentazione. Non bisogna aspettare che siano altri a fare ciò che dovremmo fare noi: dobbiamo spingere e svolgere la nostra parte”. L’amministratore delegato ha citato UniCredit, presente in 13 Paesi europei, come esempio di un’impresa capace di operare in modo efficiente nonostante le barriere nazionali. “L’unica cosa che possiamo fare come leader d’impresa è non aspettare che siano altri a trovare la soluzione, ma realizzarla noi stessi. Se ogni dirigente aziendale agirà in questo modo, si potrà creare uno slancio e la politica seguirà”.

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