Orrore in Calabria, gatti vivi usati come inneschi per gli incendi in corso sul territorio

22 Luglio 2026 - 17:10
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Orrore in Calabria, gatti vivi usati come inneschi per gli incendi in corso sul territorio

«Ho un minuto per raccontarvi quello che sta succedendo e quello che abbiamo anche trovato in queste ore nei vari scenari di incendio». Inizia così il racconto di Domenico Costarella, dirigente del dipartimento della Protezione civile calabrese, che sta combattendo contro gli incendi in corso sul territorio regionale – come in larga parte del sud Italia. La crisi climatica in corso, con temperature record e siccità, rende più facile propagare le fiamme, ma in oltre il 90% dei casi storicamente è la mano umana ad appiccare il fuoco.

«Abbiamo trovato – conferma Costarella, in un video rilanciato dal presidente della Calabria, Roberto Occhiuto – inneschi ritardati che sono frutto di una mente non solo dolosa, ma direi criminale. Candele con sopra uno straccio imbevuto di un liquido infiammabile che in maniera ritardata facevano partire il rogo che poi e poi diventa un incendio più importante. In alcuni casi abbiamo trovato delle scene incredibili, addirittura gatti a cui era stato legato alla coda uno straccio con del liquido infiammabile. I gatti venivano lanciati nei campi, correvano e propagavano incendi. O ancora bottiglie di vetro vuote, ma con sopra uno stoppino, sempre con infiammabile, che provoca una piccola scintilla che poi si propaga intorno dove magari c'è dell'erba secca».

Anche quest’anno il Mezzogiorno si conferma l’area italiana più colpita dagli incendi. Gli ultimi dati messi in fila da Legambiente, aggiornati al 15 luglio, contano 547 incendi divampati dall’inizio del 2026: 416 si sono verificati tra il 1° gennaio e il 15 giugno, prima dell’avvio della stagione Antincendio boschivo (Aib), e altri 131 nel mese successivo. Le fiamme hanno già percorso 13.640 ettari, equivalenti secondo Legambiente a 18.407 campi da calcio e al 78% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale.

«Stando a quanto riferito dalla Protezione Civile, ci troviamo di fronte non soltanto a un gravissimo reato ambientale, ma anche a uno degli episodi di crudeltà nei confronti degli animali più sconvolgenti degli ultimi anni – commenta Piera Rosati, presidente dell’associazione animalista Lndc animal protection – Pensare che un gatto possa essere trasformato in uno strumento di morte, terrorizzato dal fuoco e costretto a correre fino a morire tra le fiamme, è qualcosa che provoca sgomento e indignazione. È una violenza che non ha alcuna giustificazione e che rivela una totale assenza di umanità. Chi incendia i nostri boschi colpisce il patrimonio naturale di tutti noi e delle generazioni future; chi, per farlo, utilizza esseri viventi come strumenti di morte dimostra una crudeltà che non può essere sottovalutata. Auspichiamo che le indagini consentano di individuare al più presto i responsabili e che, se i fatti saranno confermati, vengano applicate le sanzioni più severe previste dall'ordinamento».

Per questo l’associazione ambientalista rivolge un appello a tutti i cittadini che possano aver visto movimenti sospetti, persone intenti ad appiccare incendi o che siano in possesso di qualsiasi elemento utile alle indagini: ogni informazione può contribuire a individuare i responsabili. Lndc invita chiunque possa fornire elementi utili a contattare immediatamente le forze dell'ordine oppure a scrivere a avvocato@lndcanimalprotection.org, affinché le informazioni possano essere trasmesse agli inquirenti.

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