Parco di via Arconati a Varese, la cronologia dei cinque anni di esami che hanno “condannato” l’ippocastano

Per comprendere a fondo la metamorfosi verde del parco di via Arconati a Biumo Inferiore – lo spazio inserito nel progetto dello studentato diffuso, inaugurato lo scorso sabato 9 maggio 2026 – è necessario analizzare la fitta sequenza di verifiche tecniche che ha interessato il grande ippocastano (catalogato come pianta n. 14), al centro delle recenti polemiche sollevate dall’ex vicesindaco di Varese Daniele Zanzi, agronomo tra i più esperti e rispettati in Italia.
Abbiamo chiesto i dati in Comune per provare a capire meglio le ragioni che hanno portato alla rimozione della pianta e i dati su verde e alberi rimossi e ripiantumati.
I dati e le relazioni agronomiche fornite da Palazzo Estense delineano una precisa scansione temporale lunga cinque anni. Una cronistoria che, stando alle perizie e alle informazioni fornite dal Comune,dimostra come l’abbattimento non sia stato un fulmine a ciel sereno legato al cantiere, ma l’esito di un progressivo e irreversibile deterioramento della stabilità dell’albero.
2019-2021 – Il primo biennio di osservazione
La storia clinica dell’ippocastano inizia ben prima dei fondi PINQUA e dei progetti di rigenerazione urbana. Già nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021, l’amministrazione comunale avvia un monitoraggio biennale sulla pianta. Le prime perizie evidenziano già allora alcune criticità strutturali, ritenute meritevoli di successivi ricontrolli periodici ma non ancora tali da richiederne l’abbattimento. Tant’è che nelle successive fasi di progettazione del parco – sia nel piano di fattibilità del gennaio 2022 sia nel progetto definitivo dell’ottobre dello stesso anno – l’ippocastano viene mantenuto nel disegno come elemento cardine da preservare.
Estate 2023 – Il punto di svolta e l’allarme sicurezza
La situazione precipita nell’estate del 2023. Il 26 giugno, il drammatico crollo di un ippocastano sul sagrato di una chiesa a Luino (che causò il ferimento di otto persone e la paraplegia di una donna, con conseguente inchiesta giudiziaria sull’agronomo incaricato del censimento) alza al massimo il livello di attenzione in tutta la provincia.
Il 3 agosto 2023, il Responsabile del Verde Pubblico del Comune di Varese, il dottor forestale Pietro Cardani, effettua un sopralluogo nel cantiere di via Arconati. Rilevando anomalie e richiamando lo storico dei controlli iniziati nel 2019, richiede formalmente una perizia strumentale esterna per valutare l’effettiva tenuta della pianta nel nuovo contesto del parco.
Settembre 2023 – La prima perizia e il rischio elevato
L’incarico viene affidato al dottor agronomo Raffaele Orrù. Tra il 14 e il 26 settembre 2023, il professionista consegna la propria relazione agronomica, integrata da successivi approfondimenti. L’esito non lascia spazio a dubbi: in concomitanza con la realizzazione e la futura apertura del parco, l’ippocastano viene inserito in una classe di rischio elevato. Le lavorazioni e la futura frequentazione dell’area da parte di studenti e famiglie non sono ritenute compatibili con lo stato della pianta.
Gennaio 2024 – Il parere tecnico e l’ordine di rimozione urgente
Il 18 gennaio 2024, alla luce della relazione di Orrù, il dottor Cardani emette il parere tecnico ufficiale del Comune. Le motivazioni scientifiche riscontrate dai tecnici decretano la condanna della pianta:
Gli spessori residui della sezione portante del tronco risultano completamente azzerati nella direzione Est-Ovest.
I cavi di consolidamento precedentemente installati per sorreggere la chioma hanno raggiunto la fine della loro vita economica e funzionale, non garantendo più alcuna tenuta in caso di forti raffiche di vento.
Il quadro complessivo evidenzia un deterioramento biologico irreversibile.
La conclusione del Comune è tassativa: rimozione urgente da eseguire tassativamente prima dell’emissione delle foglie (la fogliazione avrebbe infatti appesantito la chioma, aumentando l’effetto vela e il rischio di schianto).
Marzo 2024 – La controverifica con tomografia sonica
Prima di procedere, il Comune decide per un’ulteriore e definitiva controverifica sul campo. Il 18 marzo 2024 viene incaricato lo Studio Verde s.r.l. di Torino, composto da tre professionisti forestali. L’équipe esegue indagini diagnostiche di massima precisione utilizzando l’Air Spade (uno strumento a getto d’aria compressa per scalzare le radici senza danneggiarle), la tomografia sonica (una sorta di ecografia del tronco) e il penetrometro.
I risultati strumentali confermano la gravità del quadro: al colletto dell’albero è rimasto soltanto il 40% di legno sano. Il restante 60% è compromesso da una carie intensa in netta progressione lungo l’asse verticale, risalita direttamente dall’apparato radicale profondamente ammalorato. Lo studio torinese conferma l’inefficacia di soluzioni alternative come il pulling test (il test di trazione), giudicato non idoneo a misurare il reale rischio di cedimento per questa specifica patologia.
Gli interventi compensativi
A fronte di un quadro clinico ormai compromesso, il Comune ha quindi proceduto all’abbattimento, avviando contestualmente le opere di compensazione ambientale previste dal progetto esecutivo.
L’intervento nel suo complesso ha visto la rimozione di 8 piante ritenute instabili o non coerenti, ampiamente compensate dalla messa a dimora di 17 nuovi alberi. È inoltre mantenuto quasi il 50% di superficie a prato e c’è stata l’installazione del grande bersò con rampicanti per l’ombreggiatura estiva.
I dati certificati del progetto
I numeri ufficiali del progetto esecutivo approvato delineano, secondo i tecnici, un bilancio ecologico superiore rispetto al vecchio assetto dell’area:
75,4% di superficie permeabile: la stragrande maggioranza del suolo del parco è drenante, garantendo il naturale ciclo dell’acqua e riducendo l’impatto del calore urbano.
49% di superficie a verde: quasi la metà dell’intera area è capillarmente coperta da prati, piante rampicanti e alberature.
Il saldo degli alberi: a fronte di 8 demolizioni di piante ritenute instabili o compromesse, sono stati messi a dimora 17 nuovi alberi.
Il bersò bioclimatico: la grande struttura che attraversa il parco non ha una funzione puramente estetica o decorativa. Si tratta di un sistema ombreggiante biologico progettato per mitigare strutturalmente le temperature estive nell’area centrale e nella zona picnic grazie alla futura copertura delle piante rampicanti.
Il fact-checking del Comune in 5 punti
Per fare chiarezza sulla rimozione del grande ippocastano, l’albero più discusso del giardino, si può sintetizzare la vicenda in cinque punti, supportati da relazioni tecniche:
1. Nessuna scelta iniziale di abbattimento: il progetto originale dell’Atelier Alfonso Femia conservava integralmente l’ippocastano, inserito nel disegno come elemento caratterizzante. La rimozione successiva non è stata una scelta politica o estetica, ma la risposta tecnica e amministrativa obbligata a un deterioramento strutturale ampiamente documentato.
2. Un problema seguito dal 2019: l’amministrazione non ha scoperto le criticità dell’albero all’apertura del cantiere. Il monitoraggio sulla pianta n. 14 durava da cinque anni: i primi controlli biennali erano partiti nel 2019 e le relazioni successive hanno solo registrato il progressivo e irreversibile peggioramento delle condizioni del tronco.
3. “Pulling test” sì o no: rispetto a chi proponeva test di trazione alternativi, le relazioni dei tecnici comunali chiariscono che il pulling test non avrebbe misurato il rischio reale in questo caso specifico. I valori di quel test si riferiscono infatti a modalità di cedimento (come lo sradicamento) completamente diverse dalla patologia diagnosticata all’ippocastano, colpito da carie interna verticale al colletto.
4. Tre valutazioni indipendenti, stessa conclusione: sulla gravità della situazione della pianta si sono espressi tre soggetti diversi e autonomi: l’agronomo incaricato Raffaele Orrù (perizia), il Responsabile del Verde Pubblico del Comune Pietro Cardani (parere tecnico) e i tre professionisti forestali dello Studio Verde di Torino (approfondimento con tomografia sonica nel 2024). Nessuno ha escluso il rischio di schianto, tutti hanno documentato lo svuotamento strutturale del tronco (ridotto ad appena il 40% di legno sano).
5. I dati sul verde: il bilancio complessivo dell’intervento parla di un’area con il 49% di superficie verde, il 75% di suolo permeabile e un numero quasi raddoppiato di alberi piantati rispetto a quelli rimossi.
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