Centri sportivi a Malnate, il direttore sportivo Genovese: “Non si cancelli la storia della Malnatese”

La gestione dei campi sportivi di via Gasparotto e via Milano a Malnate continua a far parlare, in particolare dopo la decisione dell’amministrazione di concludere senza assegnazione il bando pubblicato a inizio marzo, che aveva visto arrivare sulle scrivanie del municipio tre proposte. Una situazione che in casa Malnatese, la società che ha in concessione gli impianti fino al 30 giugno 2026, sta causando malumori.
Il bando e il nulla di fatto
Il Comune di Malnate aveva lanciato una manifestazione di interesse per l’affidamento dei centri sportivi “Caccivio” e “Della Bosca”, puntando su una gestione gratuita per chi si fosse fatto carico degli investimenti di riqualificazione delle strutture. Tuttavia, l’iter si è concluso con un nulla di fatto: le offerte pervenute non sono state giudicate idonee dalla commissione tecnica, con il Comune che ha deciso di affidare la gestione solo per un anno, in attesa del prossimo bando.
La critica della Malnatese
Sulla vicenda è intervenuto Mario Genovese, direttore sportivo della Malnatese, che ha espresso tutto il suo sconcerto per l’impostazione data alla gara e per l’esclusione delle realtà locali. «Faccio fatica a comprendere – dichiara Genovese – come si possa anche solo ipotizzare una valutazione basata principalmente sull’aspetto economico quando il Comune dovrebbe avere il dovere di tutelare e valorizzare chi da circa dieci anni svolge un ruolo sociale, educativo e sportivo fondamentale per la città».
«Trovo assurdo – prosegue il dirigente bianconero – che realtà senza alcun radicamento a Malnate possano essere messe sullo stesso piano della Malnatese Calcio, che rappresenta da decenni un punto di riferimento per intere generazioni di famiglie, ragazzi e volontari». Genovese sottolinea come non si tratti di una mera questione tecnica, ma di una scelta che tocca l’identità sportiva della città: «Qui non si sta parlando semplicemente di assegnare un campo sportivo. Si sta decidendo se cancellare o meno una parte della storia di Malnate. E questo, francamente, sarebbe inaccettabile».
Un presidio sociale per la città
La Malnatese rivendica il proprio ruolo non solo come club calcistico, ma come ente formativo e inclusivo. «Personalmente sono ormai un paio di anni che mi impegno – spiega Mario Genovese – per promuovere un calcio sano, inclusivo e pulito. La Malnatese non è soltanto una squadra di calcio: è una comunità, una famiglia, un presidio sociale che accompagna bambini e ragazzi nella crescita. Mi auguro che chi dovrà prendere questa decisione comprenda fino in fondo il peso delle proprie responsabilità. Perdere la Malnatese o relegarla ai margini significherebbe infliggere un colpo gravissimo al tessuto sportivo e sociale della nostra città».
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