Pd, le donne cattoliche sfidano Schlein: “Basta candidature calate dall’alto, servono le preferenze”

“In pochi giorni il nostro appello a Schlein, affinchè il Partito Democratico dica finalmente una parola chiara a favore delle preferenze, ha raccolto l’adesione di quasi 90 donne cattolico democratiche di tutto il Paese. Dal Piemonte al Lazio al Veneto alla Lombardia all’Emilia-Romagna, sono infatti tantissime le donne cattolico democratiche che hanno ritenuto di scrivere alla nostra segretaria invocando una presa di posizione”. Lo dicono Silvia Costa, già ruroparlamentare e componente della direzione nazionale del Pd, e Monica Canalis, consigliera regionale Pd del Piemonte.
Pd, la rivolta delle donne cattoliche
Tra le tante firme all’appello, Angela Ariotti, sindaca di Santhià , VC; Lorenza Bonaccorsi, presidente di Municipio a Roma; Sabrina Doni, segretaria provinciale Pd Padova; Nicoletta Favero, ex parlamentare; Laura Ferrari, assessora comune None (TO), Mariapia Garavaglia, già ministra; Katia Maccarrone, sindaca di Camposampiero (PD); Simona Meloni, assessora regionale dell’Umbria; Stefania Pezzopane, consigliera comune L’Aquila, già parlamentare; Flavia Piccoli Nardella, già parlamentare; Sandra Zampa, senatrice. “L’appello di alcune parlamentari, anche del Pd, contro la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale per l’elezione del Parlamento ha suscitato il nostro dissenso e la necessità di un chiarimento da parte del partito -proseguono Costa e Canalis-. La cultura politica cattolico democratica, in cui ci riconosciamo, attribuisce da sempre un forte peso al principio della rappresentanza, da bilanciare con quello della governabilità, e le preferenze sono il modo più semplice e collaudato per garantire rappresentatività alla popolazione e alle istanze della società, senza intermediazioni e ingessature, in particolare in un contesto connotato da un forte tasso di astensionismo, soprattutto femminile (nelle elezioni 2024 del Parlamento europeo 6 donne italiane su 10 hanno disertato il voto). E questo nell’80mo anniversario del primo voto delle donne italiane, in cui votò quasi il 90% delle aventi diritto, deve farci riflettere!”.
“Permettere alla popolazione di scegliere direttamente i propri rappresentanti può incoraggiare la partecipazione ed il legame tra eletti ed elettori, restituendo centralità al territorio e alle comunità, valorizzando il principio di sussidiarietà, in contrasto col centralismo e col metodo della cooptazione dall’alto affermatisi negli ultimi anni. Riconosciamo che le preferenze comportano dei rischi, ma restano il modo più trasparente per certificare il radicamento territoriale, il pluralismo culturale e la capacità di mobilitazione politica. Meccanismi correttivi come la doppia preferenza di genere possono mitigare il vantaggio competitivo ancora detenuto prevalentemente da uomini”, proseguono.
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