Pedopornografia, 2.623 casi online nel 2025 e 224 arresti
Sono stati 2.623 i casi di pedopornografia online trattati nel 2025 dalla Polizia postale e per la sicurezza cibernetica della Polizia di Stato: 1.039 le perquisizioni, 224 le persone arrestate e 1.085 quelle denunciate in stato di libertà, mentre sono stati 2.876 i siti contenenti materiale illecito inseriti in black list e resi inaccessibili.
I dati, contenuti nel report “Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più piccoli”, vengono diffusi in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia e restituiscono la dimensione di un fenomeno in continua evoluzione, nel quale le tecnologie digitali vengono sfruttate per la commissione di reati particolarmente gravi in danno dei minori.
Tra i fenomeni più insidiosi e pericolosi si conferma l’adescamento online, con 434 casi trattati nel 2025, con un coinvolgimento crescente di minori appartenenti alle fasce di età più giovani. Parallelamente, nel 2025 si registrano 223 episodi trattati di estorsione sessuale online (sextortion), nonché una persistente diffusione di fenomeni di cyberbullismo, con 365 casi che coinvolgono minori.
Le indagini evidenziano come le minacce si avvalgano sempre più di strumenti avanzati, quali sistemi di anonimizzazione, ambienti del dark web e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, utilizzate anche per la creazione e diffusione di materiale a contenuto sessualmente esplicito.
La prevenzione e il progetto Cypher
La prevenzione riveste un ruolo centrale: la tutela dei minori richiede un impegno condiviso tra istituzioni, famiglie e contesti educativi, fondato sulla consapevolezza dei rischi connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali. In questo quadro si inserisce il progetto Cypher (Cybersecurity Youth Protection Hub for Exchange and Resilience), avviato dalla Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e attualmente in corso presso il Polo Tuscolano della Polizia di Stato.
L’iniziativa, della durata di due settimane, vede la partecipazione di 100 operatori in presenza, specializzati nella materia, appartenenti ai Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica e alle Sezioni Operative della Polizia Postale, provenienti da tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento di delegazioni estere di esperti nel contrasto alla pedopornografia.
Il percorso formativo, articolato in moduli, è finalizzato al rafforzamento delle competenze operative in ambito di indagine digitale, con particolare riferimento alle tecniche di Open Source Intelligence, social media intelligence e digital forensics e geo-OSINT, attraverso l’utilizzo del software specialistico Griffeye, nonché agli aspetti di cybersecurity connessi alla protezione dei minori nello spazio digitale, anche mediante l’utilizzo di strumenti innovativi e applicazioni che prevedono l’impiego dell’intelligenza artificiale.
L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento delle capacità operative della Polizia di Stato nel contrasto ai reati perpetrati nel dominio cibernetico, in un contesto in cui la dimensione digitale amplifica i rischi per i minori, tra le categorie più vulnerabili in ragione del loro rapporto privilegiato con le nuove tecnologie. La rete, quale spazio ormai strutturale della vita sociale ed economica, richiede un presidio costante: la protezione dei minori da ogni forma di abuso costituisce una priorità assoluta e passa attraverso un’azione sinergica e continuativa di prevenzione, formazione e contrasto.
Pedopornografia, Gabrielli: “Troppi giovani adescati online”
Sul fronte del contrasto alla pedopornografia online il 2025 “è stato un anno importante” con dati “che confermano l’efficacia nell’attività di contrasto e prevenzione portata avanti dalla Polizia di Stato e in particolare dalla Polizia postale e per la sicurezza cibernetica”, ha detto il direttore del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica Ivano Gabrielli, ricordando che il 2025 “si è concluso con 2.600 indagini avviate e con l’arresto di oltre 240 persone“.
“E resta ancora importante il numero dei ragazzi adescati online, oltre 430 ragazzi adescati ogni anno, sulle piattaforme di gaming o sulle piattaforme social; 240 tra i 14 e i 16 anni, ma ben 180 tra i 10 e i 13 anni. Ragazzi – sottolinea Gabrielli – che evidentemente ancora non hanno gli strumenti per rapportarsi con le nuove tecnologie, sulle quali c’è bisogno di un’importante opera di educazione e di trasmissioni degli elementi di sicurezza utili a creare una prima barriera di difesa rispetto a un mondo che nasce con la rete”.
Gabrielli ricorda che “lo sfruttamento sessuale dei minori online è un reato nativo digitale, nasce con la rete ed è nella rete che purtroppo le reti internazionali dei pedofili trovano le proprie vittime e scambiano le immagini. Un fenomeno oggi reso ancora più insidioso attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che permette di modificare i filmati, di crearne di nuovi, di creare quindi situazioni che ancora una volta ledono i diritti dell’infanzia”.
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