Perché un uomo minacciava con un kalashnikov nel centro di Napoli: la lite a Montesanto, i colpi in aria, i tre arrestati

01 Luglio 2026 - 12:25
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Si fa presto a dire “Gomorra”: certe atmosfere da serie tv e invece è successo a Montesanto, nel cuore di Napoli, in quel Centro Storico attraversato da migliaia di turisti, nei pressi della fermata di funicolare e dalla stazione Circumflegrea e Cumana, dell’ospedale Vecchio Pellegrini e del commissariato Dante prima una rissa, i colpi d’arma da fuoco esplosi in aria, infine l’assurda e incredibile passeggiata di un uomo con un Kalashnikov in mano in mezzo alla gente che scappa e che riprende. Immagini che sono finite online, che hanno fatto il giro dei media e dei social. Tre fermi tra cui una donna, al momento in stato di arresto. Sono stati condotti in carcere in attesa di convalida.

È successo tutto intorno alle 19:00 di lunedì scorso. Non è insomma la città brand, la metropoli instagrammabile e dei film: è quella zona del Centro Storico tra la Pignasecca, Montesanto e i Quartieri Spagnoli dove in pochi giorni si sono verificate cinque “stese“, come vengono chiamati quegli atti intimidatori con colpi di arma da fuoco esplosi in strada per comunicare presenza e predominio sul territorio. Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura di Napoli, hanno acquisito due video che ricostruiscono le due sequenze della colluttazione tra i due gruppi e della passeggiata “kalash” in mano. Si indaga anche sulla provenienza delle armi.

“La risposta è stata immediata. Le forze dell’ordine e la magistratura hanno agito con grande efficacia”, ha dichiarato il prefetto di Napoli, Michele di Bari. “È doveroso innanzitutto ringraziare quanti hanno lavorato intensamente per far segnare un primo risultato. Nessun angolo della città di Napoli e della provincia è zona franca. Ogni atto delinquenziale non resta impunito. E di questo fatto ne devono essere consapevoli innanzitutto i cittadini, che hanno fiducia nell’azione degli uomini dello Stato. È vero che episodi del genere possano miniare la percezione della sicurezza ma le risposte che si danno devono infondere fiducia. Anche grazie alla piena disponibilità del ministero dell’Interno ci sono più mezzi e strumenti per garantire la sicurezza, ad iniziare dagli impianti di videosorveglianza che tanto contribuiscono sia per quanto attiene alla prevenzione che al buon esito dell’attività repressiva”.

La lite esplosa nella piazzetta aveva coinvolto anche alcune donne: spintoni e urla, caschi lanciati, bidoni della spazzatura svuotati per rovesciarli addosso ai contendenti, sedie che volavano. A quel punto un uomo che esplode un colpo di arma da fuoco in aria con la sua semiautomatica. Poco dopo un uomo con il cappuccio della felpa nera calato sul volto e un cappello, scende in strada con un Kalashnikov in mano. Cammina tra la folla, agita l’arma minaccioso in faccia ad altre persone, alcuni si avvicinano per persuaderlo ad allontanarsi, altre persone attorno urlano e scappano. Ha 39 anni. Trentenne anche l’uomo che ha esploso un colpo in aria. La donna, 33 anni, è accusata di aver  nascosto la pistola.

Le persone fermate, al momento, non sembrano essere inserite in gruppi malavitosi anche se chi indaga non esclude che i dissidi sorti possano esser esplosi nell’ambito di affari illeciti. In mattinata, per gli stessi fatti, la Squadra Mobile aveva arrestato un 38enne trovato in possesso di una pistola calibro 9 che custodiva in casa. L’Ak-47 è stato rinvenuto sotto un’automobile parcheggiata, dov’era stato nascosto, e sequestrato. La zona, come si accennava, è stata teatro di diverse tensioni negli scontri tra i gruppi rivali di Montesanto e del Pallonetto di Santa Lucia.

“Il fermo di tre persone, indiziate per i gravissimi fatti avvenuti a Napoli, a poche ore dall’accaduto, rappresenta il primo, importante risultato di un’indagine condotta con rapidità, professionalità e straordinaria efficacia dalla Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Napoli, a cui va il mio grazie e quello del governo”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Ancora una volta i fatti dimostrano la differenza tra chi lavora in silenzio per assicurare i responsabili alla giustizia e chi, nelle stesse ore, ha preferito riempire televisioni e social di polemiche, sentenze e ricostruzioni improvvisate. La sicurezza è una cosa seria: si tutela con indagini, professionalità e presenza dello Stato, non con gli sproloqui o la propaganda di chi negli anni passati ha invece fatto l’esatto contrario, derubricando la sicurezza a una mera voce di costo da tagliare”.

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