Pfas, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche ha ratificato la pericolosità del Tfa per lo sviluppo del feto e la fertilità umana

11 Giugno 2026 - 11:31
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Pfas, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche ha ratificato la pericolosità del Tfa per lo sviluppo del feto e la fertilità umana

Ora c’è anche il parere della massima autorità europea in materia: se finora erano soprattutto le associazioni ambientaliste a denunciare i rischi per la salute derivanti dall’utilizzo degli Pfas, ora anche l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (European chemicals agency, Echa) lancia un alert che difficilmente i decisori politici potranno non raccogliere. Il Comitato per la valutazione dei rischi dell’organismo comunitario ha infatti formalmente ratificato la pericolosità dell’acido trifluoroacetico, meglio noto con la sigla Tfa, raccomandando di classificarlo ufficialmente come sostanza tossica per la riproduzione umana (categoria 1B).

I dati scientifici presi in esame dagli esperti della Echa dimostrano in modo inequivocabile che questo composto appartenente al gruppo dei composti chimici Pfas è in grado di nuocere gravemente allo sviluppo del feto e, al contempo, sussistono forti sospetti che possa compromettere la fertilità umana.

La portata di questa decisione è straordinaria se si considera l’identikit chimico e la diffusione di questo specifico inquinante. Il Tfa infatti non solo appartiene alla vasta e discussa famiglia dei cosiddetti «inquinanti eterni», ma si distingue per essere in assoluto il più diffuso, pervasivo e persistente all’interno dei sistemi idrici, dell’ambiente naturale e, di conseguenza, della catena alimentare in tutto il continente europeo. Essendo un Pfas a catena ultra-corta, possiede caratteristiche di estrema mobilità che gli consentono di penetrare ovunque e lo rendono quasi impossibile da filtrare o eliminare attraverso le attuali tecnologie di depurazione delle acque.

L’aspetto più allarmante e dibattuto riguarda l'origine di questa massiccia contaminazione, che non deriva soltanto da scarichi industriali diretti, ma trova la sua fonte principale nell’agricoltura intensiva. Il Tfa rappresenta infatti il maggiore sottoprodotto generato dal degradamento sul terreno della stragrande maggioranza dei pesticidi a base di Pfas che vengono regolarmente impiegati sui campi coltivati.

Per anni, le grandi multinazionali della chimica e le lobby agroalimentari hanno cercato di minimizzare l’impatto di questa sostanza, etichettando il Tfa come un metabolita secondario del tutto innocuo per la salute umana e per l’ecosistema. La formale classificazione di tossicità da parte dell’Echa cancella questa narrativa e segna una vittoria fondamentale per le organizzazioni ambientaliste, in particolare per la rete Pesticide action network Europe (Pan Europe), che da tempo denunciava la contaminazione invisibile delle risorse idriche e che ora chiede interventi legislativi in ambito Ue per mettere al bando tutti i pesticidi contenenti Pfas.

È evidente che il pronunciamento dell’Echa ora non potrà che innescare, salvo eclatanti ripensamenti che non potranno passare sotto silenzio, un meccanismo politico e normativo dagli effetti potenzialmente rivoluzionari per il mercato unico europeo. Il parere tecnico del Comitato scientifico passerà ora alla Commissione europea per fungere da base per un dispositivo legislativo. Poiché le attuali normative dell’Unione europea sui prodotti fitosanitari vietano tassativamente l’autorizzazione di pesticidi che contaminino le falde acquifere con sottoprodotti tossici o nocivi per la riproduzione, la classificazione del Tfa come tossico di categoria 1B fornisce una solida base legale per un’azione che vada nella direzione auspicata da Pan Europe. Questa decisione apre di fatto la strada a un bando totale e definitivo di tutti i pesticidi contenenti Pfas e di qualsiasi prodotto commerciale che, degradandosi, rilasci Tfa nell’ambiente, costringendo l’intero comparto agricolo e industriale europeo a una transizione verso alternative più sostenibili dal punto di vista ambientale e non dannose per la salute umana.

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