Acque depurate, in Italia solo il 5% viene riusato. Fatuzzo: «Significa sprecare una risorsa indispensabile»

Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri a Palazzo Madama, il Commissario straordinario unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue, Fabio Fatuzzo, ha tracciato il bilancio di tre anni di mandato, evidenziando progressi nella chiusura delle procedure d'infrazione Ue che pesano sull’Italia dal 2004, ma anche le ampie difficoltà che caratterizzano a tutt’oggi il comparto.
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha richiamato la necessità di riorganizzare e rendere più efficiente l’intero sistema idrico nazionale, anche alla luce degli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, evidenziando il ritardo dell’Italia nel riutilizzo delle acque reflue depurate: a fronte di circa dieci miliardi di metri cubi prodotti ogni anno, ne vengono recuperati appena 400-500 milioni, pari al 5-6%, mentre altri grandi Paesi europei raggiungono percentuali vicine al 40%.
«Buttare l’acqua depurata significa sprecare una risorsa indispensabile», ha affermato Fatuzzo, proponendo l’introduzione graduale di reti idriche duali nelle nuove costruzioni: una condotta destinata all’acqua potabile e una seconda per gli usi civili che non richiedono qualità destinata al consumo umano, come il lavaggio delle strade, l’irrigazione delle aree verdi, gli scarichi e le reti antincendio.
Nel lungo periodo, secondo il Commissario, lo sviluppo tecnologico potrebbe consentire anche il riuso potabile, purché siano garantiti standard qualitativi elevatissimi e venga avviato un percorso culturale e informativo che coinvolga innanzitutto le scuole. «Dobbiamo costruire un rapporto diverso con l’acqua, fondato sul risparmio e sulla tutela della sua qualità», ha concluso Fatuzzo, indicando come obiettivo finale la protezione del mare e delle coste italiane, il miglioramento ambientale dei territori e una maggiore attrattività turistica.
Il subcommissario Antonino Daffinà ha sottolineato l’accelerazione dei progetti, definendo l’operato della struttura una svolta concreta per le aree del territorio maggiormente in difficoltà.
Daffinà ha tracciato il bilancio dell’attività svolta in Calabria, una regione nella quale la Struttura ha ereditato criticità e ritardi accumulati per decenni. In poco più di due anni, ha spiegato, la quasi totalità degli interventi è stata portata alla fase di gara o all’esecuzione dei lavori, per un valore complessivo di circa 350 milioni di euro. Tra le opere più rilevanti figura il programma di Reggio Calabria, del valore di circa 145 milioni, destinato a produrre benefici per il capoluogo e per l’intero territorio meridionale. I primi lavori sono stati consegnati nelle scorse settimane e il cronoprogramma prevede una durata di circa due anni.
Daffinà ha ringraziato Fatuzzo per la fiducia e per la capacità di ascolto, il Ministro Pichetto Fratin per il sostegno nel reperimento delle risorse e la Regione Calabria e Sogesid per la collaborazione istituzionale: «Migliorare la depurazione non significa soltanto superare le infrazioni europee – ha dichiarato – ma accrescere la qualità della vita, tutelare l’ambiente e valorizzare i nostri mari e i nostri territori».
«Il triennio che si è concluso – ha proseguito Daffinà – ha indubbiamente rappresentato un primo significativo momento di svolta per la depurazione in Calabria, in relazione ai centri sottoposti a procedura d’infrazione comunitaria. Abbiamo lavorato in perfetta sinergia interistituzionale con Governo, Regione e Comuni, nel tentativo di recuperare le risorse mancanti e di avviare cantieri fermi da anni ed ormai quasi abbandonati a sé stessi. Il risultato conseguito è sotto gli occhi di tutti: oltre alle opere già consegnate alle rispettive amministrazioni comunali, quelle di Oppido e San Roberto, il bilancio parla di 12 cantieri con lavori in corso, 4 pronti per l’affidamento e 21 in fase avanzata di progettazione. Significativi sono gli avanzamenti registrati ad esempio a Castrovillari, dove è stata cantierizzata un’opera da 26.5 milioni che permetterà a tutta quell’area del Pollino di venir fuori dai vincoli esistenti, ma anche a San Giovanni in fiore e Mongrassano, nel Cosentino. Abbiamo ottenuto dal governo un corposo finanziamento che ci consentirà di mettere un punto fermo definitivo sulla depurazione nella città di Reggio Calabria. Si tratta di circa 150 milioni di euro; è siamo decisamente a buon punto anche con i lavori di disinquinamento dell’area dell’Angitola nel Vibonese dove più di qualcosa si è mosso pure sul fronte del Mesima. Sono tre esempi che chiariscono come il triennio appena concluso abbia rappresentato un momento di svolta per un settore, fondamentale per lo sviluppo tra le altre cose del nostro turismo, che soffre da decenni di mala depurazione».
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)