Piano Mattei: Fs costruisce un ponte di competenze e lavoro tra Italia e Africa
Formare lavoratori nei Paesi di origine, creare canali regolari di mobilità e, nel lungo periodo, accompagnare lo sviluppo di progetti industriali in Africa. È il modello con cui il Gruppo Ferrovie dello Stato intende contribuire al Piano Mattei, partendo dalla Tunisia. I primi 14 lavoratori formati nel Paese nordafricano sono già stati inseriti in sei impianti di Trenitalia distribuiti in altrettante città italiane. Il progetto è stato presentato oggi a Villa Patrizi, sede del Gruppo Fs a Roma, durante la cerimonia “Benvenuti in Italia – Piano Mattei Tunisia”. I lavoratori hanno seguito centinaia di ore di preparazione linguistica, tecnico-professionale e sulla sicurezza, raggiungendo il livello B2 di conoscenza dell’italiano. Saranno inoltre affiancati per 12 mesi da tutor appositamente preparati. Per Francesca Stacchiotti, direttore Risorse umane e Organizzazione di Trenitalia, l’iniziativa è “molto più di un semplice progetto di formazione e inserimento professionale”: è un percorso di “crescita reciproca”, che permette ai partecipanti di perfezionare le proprie competenze e all’azienda di confrontarsi con culture e prospettive differenti. La formazione linguistica costituisce il primo strumento di integrazione, mentre quella tecnica e sulla sicurezza prepara i lavoratori a svolgere mansioni strategiche negli impianti e a bordo dei treni.
L’ambizione del Gruppo Fs, tuttavia, va oltre l’inserimento di personale negli impianti italiani. Gian Luca Orefice, Chief People, Culture & Transformation Officer, ha spiegato che l’obiettivo di lungo periodo è “creare un ponte tra l’Italia, il Maghreb e l’Africa in generale”. Il gruppo guarda in particolare all’Egitto, dove è in corso un forte sviluppo infrastrutturale e logistico, e al Marocco, dove sono già attivi progetti analoghi a quello tunisino. “Il nostro approccio è costruire insieme partenariati capaci di sviluppare progetti industriali, garantendo sia la capacità di crescita in loco sia il trasferimento di competenze legato anche alla mobilità delle persone”, ha affermato Orefice. L’Italia, ha aggiunto, deve essere per l’Europa “una porta che si apre” attraverso regole capaci di trasformare il lavoro in un’opportunità reale.

Una prospettiva ribadita da Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer del Gruppo Fs. I progetti avviati in Tunisia ed Egitto, ha spiegato, non si limitano al trasferimento di conoscenze, ma puntano a “rafforzare le capacità locali e creare relazioni industriali destinate a produrre valore nel tempo”. Il percorso tunisino dimostra inoltre che è possibile organizzare una mobilità internazionale regolare, vantaggiosa tanto per i Paesi di origine quanto per il sistema produttivo italiano.
I due programmi seguono modalità differenti. In Tunisia la formazione è finalizzata all’inserimento dei partecipanti in Trenitalia. In Egitto, invece, il Gruppo Fs ha condiviso il proprio patrimonio di conoscenze con docenti e studenti degli istituti Don Bosco del Cairo e di Alessandria, affrontando temi come il segnalamento ferroviario, la manutenzione delle infrastrutture, la transizione energetica e l’innovazione tecnologica. Le due iniziative delineano così le componenti complementari della strategia: mobilità legale verso l’Italia e rafforzamento delle competenze tecniche nei Paesi partner.

Il progetto si inserisce in un quadro più ampio. Secondo Anna Veronica Gianasso, dirigente della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei della presidenza del Consiglio, in due anni e mezzo sono stati avviati 55 programmi di formazione professionale, che hanno coinvolto oltre 2mila lavoratori nei 18 Paesi africani interessati. I percorsi riguardano edilizia, tessile, agricoltura, impianti fotovoltaici, ospitalità e trasporti. “Il capitale umano è il primo investimento per ogni Paese”, ha sottolineato Gianasso, definendo il progetto Fs “sostenibile, replicabile e conveniente per tutti”. La formazione rappresenta infatti una direttrice trasversale alle altre cinque aree del Piano Mattei: agricoltura, energia, infrastrutture, salute e acqua. Per Amin Sayeb, consigliere per gli Affari politici dell’ambasciata tunisina a Roma, la mobilità dei lavoratori e la circolazione del know-how costituiscono “una risorsa per entrambi i Paesi”. Il diplomatico ha collegato l’iniziativa alla progressiva attuazione del decreto Flussi, sottolineando il valore dei canali regolari di ingresso. I 14 nuovi dipendenti di Trenitalia, ha concluso Sayeb, sono anche testimoni concreti “della collaborazione, della prossimità e del riavvicinamento” tra Italia e Tunisia.
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