Sargassi, l’altra faccia del paradiso caraibico

21 Luglio 2026 - 20:15
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Sargassi a montagne, colline, isole galleggianti, praterie marine. A perdita d’occhio. A vagonate, a camionate.

Arenili invasi da tir, camion, rimorchi e mezzi che vanno e vengono. Carriole, badili, pale meccaniche che caricano, triturano, trasformano e ricompongono. Spiagge sconvolte, devastate, rivoltate, arate in lungo e in largo.

E poi c’è la puzza.

Quando arrivano a riva, i sargassi imputridiscono e si decompongono, producendo acido solfidrico e altri composti chimici che danno vita a una sinfonia di odori a metà tra il nauseabondo e il tossico.

Questa è la versione 2026 del paradiso dei Caraibi.

Un mezzo inferno.

Abitanti delle zone costiere esasperati, imprenditori alberghieri in affanno, turismo in difficoltà.

I sargassi non sono mai stati molto amati. Li chiamavano il killer dei mari: da sempre sono il terrore dei naviganti e, ancora oggi, il loro avvistamento mette in allarme anche i marinai più esperti. Basta una grande massa di alghe impigliata nel timone o nell’elica e un’imbarcazione può ritrovarsi in grave difficoltà.

Il sargasso si presenta all’improvviso, silenzioso come un gatto e infido come il peggiore dei traditori. Quando te ne accorgi sei già dentro. E quando sei dentro, uscirne può essere molto difficile.

Ma le cose non sono quasi mai tutte bianche o tutte nere. Anche per i sargassi esiste l’altra faccia della medaglia.

Diamo la parola alla difesa.

Il sargasso è anche un grande, indispensabile e insostituibile alleato delle spiagge.

È un ecosistema vivo, composto da miliardi di microrganismi, insetti, pesci e altre forme di vita marina che contribuiscono alla formazione e alla protezione delle dune di sabbia, aiutandole a trasformarsi in quei paradisi da cartolina che fanno sognare chi vive lontano dal mare.

Queste alghe, dure come legno tenero e resistenti quasi quanto la plastica, sono il risultato di un fenomeno naturale legato ai cambiamenti stagionali della temperatura dell’acqua e delle correnti marine.

Le grandi distese di sabbia bianca, rosa, dorata o color crema sono anche il frutto del loro paziente lavoro e di una straordinaria tecnologia naturale.

E non è tutto.

I sargassi offrono cibo, riparo e aree di riproduzione protette a una moltitudine di organismi marini: molluschi, insetti, paguri, crostacei, meduse, pesci, granchi e tartarughe.

La verità, nuda e cruda, è che il problema non sono i sargassi, ma la loro quantità smisurata e fuori controllo.

La proliferazione anomala è un fenomeno degli ultimi anni, in continua crescita, che molti studiosi collegano ai cambiamenti climatici.

Fatto sta che queste alghe hanno iniziato a moltiplicarsi senza freni, fino a trasformarsi in una vera emergenza ambientale.

Esistono anche alcuni rischi per la salute.

Fare il bagno tra grandi accumuli di sargassi, soprattutto dove l’acqua assume una colorazione marrone o rossastra, non è consigliabile. La scarsa visibilità può impedire di vedere cosa si trova sul fondo — organismi urticanti, larve di medusa, batteri o altri materiali — mentre la decomposizione delle alghe può liberare gas irritanti come idrogeno solforato e ammoniaca.

Le raccomandazioni più comuni sono:

  • evitare di nuotare nelle zone con grandi accumuli di sargassi e acqua molto torbida o rossastra;
  • non avventurarsi al largo dove le masse di alghe sono particolarmente dense, per il rischio di rimanere impigliati e farsi prendere dal panico;
  • uscire immediatamente dall’acqua se si avvertono cattivi odori intensi, bruciore agli occhi o irritazioni;
  • fare una doccia abbondante con acqua dolce dopo il bagno per eliminare eventuali residui.

Finale con sorpresa.

C’è anche chi ha trovato il modo di trasformare questa catastrofe in un’opportunità economica.

Con lo slogan “Oro Blu: da specie fuori controllo a opportunità di economia circolare”, sono già partite diverse iniziative per valorizzare i sargassi.

Dal Massachusetts arriva la notizia di un sistema sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria Meccanica del MIT per trasformare queste alghe in cosmetici di qualità.

Nel frattempo, a Quintana Roo, in Messico, si lavora per convertirle in fertilizzanti biologici capaci di ridurre la dipendenza dai concimi a base di azoto.

In Brasile, invece, l’Università Federale di São Carlos sta sperimentando una bioceramica ottenuta mescolando sargassi e argilla, con possibili applicazioni nell’edilizia innovativa.

Nei Caraibi stanno già nascendo startup dedicate al cosiddetto “Oro Blu” e si parla di un mercato potenziale superiore ai 2,7 miliardi di dollari.

Non ho parole.

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