Piccoli passi sulla sanità integrativa
La politica continua a litigare. I cittadini, nel mentre, hanno già deciso. O, per meglio dire, sono stati costretti a farlo. Da una parte c’è chi vede in ogni fondo sanitario il cavallo di Troia della privatizzazione. Dall’altra chi immagina che il secondo pilastro possa risolvere, da solo, le difficoltà del Ssn. Entrambe le posizioni rischiano di mancare il punto. La proposta di risoluzione del presidente della Commissione Sanità del Senato, Francesco Zaffini (FdI), prova infatti a partire da una realtà, non da un’ideologia. Gli italiani spendono già circa 70 miliardi di euro l’anno per salute e assistenza. Ma quasi tutta questa spesa resta individuale, frammentata, senza programmazione. Solo una minima parte passa attraverso fondi e forme di intermediazione collettiva. La domanda, allora, non è se il privato debba entrare nella sanità. È già entrato. La vera questione è se lo Stato debba continuare a ignorarlo oppure governarlo. Non un’alternativa al Ssn, ma un secondo pilastro dichiaratamente complementare: più prevenzione, più assistenza di lungo periodo, più trasparenza, più vigilanza e una platea di beneficiari da ampliare, oggi sbilanciata a favore di lavoratori dipendenti e redditi medio-alti, lasciando ai margini proprio pensionati e categorie più fragili.
Il passaggio più interessante, però, è un altro. Il documento chiede di verificare se gli incentivi fiscali destinati alla sanità integrativa producano davvero un beneficio sociale superiore rispetto all’impiego delle stesse risorse nel finanziamento diretto del Ssn. Finalmente una riforma che accetta di farsi giudicare dai risultati e non dagli slogan. Resta poi la politica. Zaffini tende la mano alle opposizioni, ma avverte che, se il confronto resterà impantanato a causa dell’ostruzionismo, la maggioranza è pronta ad approvare la risoluzione da sola già all’inizio della prossima settimana. Sarebbe un peccato. Perché il secondo pilastro sanitario può essere riformato in molti modi, ma difficilmente potrà reggere se continuerà a essere prigioniero delle caricature ideologiche.
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