Pirateria sportiva, i broadcaster vogliono una blacklist Ue degli hosting provider

06 Luglio 2026 - 15:44
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La lotta alla pirateria sportiva potrebbe iniziare a spostarsi dai siti, dai domini e dai singoli indirizzi IP verso i fornitori di hosting accusati di tenere in piedi servizi illegali. È questa la linea proposta alla Commissione europea da beIN Sports e dall’Audiovisual Anti-Piracy Alliance, nel quadro della consultazione sul futuro del copyright: creare una blacklist UE degli hosting provider “non conformi”, identificandoli tramite ASN, cioè i numeri che raggruppano blocchi di indirizzi IP gestiti da uno stesso operatore. Per ora non si tratta di una misura approvata, ma di una richiesta arrivata alla Commissione nell’ambito della revisione della Direttiva Copyright, che dovrebbe portare il prossimo anno a una proposta legislativa per aggiornare il quadro europeo sul diritto d’autore.

Secondo beIN, i titolari dei diritti dovrebbero poter segnalare alle autorità europee gli hosting provider offshore che non collaborano, per esempio perché ignorano le richieste di takedown, cioè di rimozione dei contenuti contestati, ospitano contenuti illegali o non rispettano obblighi di legge. Una volta verificati, questi soggetti finirebbero in un database pubblico e gli operatori ICT europei sarebbero obbligati a interrompere servizi e trasporto del traffico verso quelle reti. L’obbligo non riguarderebbe solo gli ISP: chiamerebbe in causa anche data center, transit provider e internet exchange, con l’obiettivo di tagliare fuori questi operatori dall’ecosistema Internet europeo.

La posizione di beIN è condivisa anche da AAPA, l’associazione che rappresenta diversi titolari di diritti audiovisivi e sportivi, tra cui Premier League, LaLiga, DAZN, Sky e Viaplay. Nella propria memoria, anche AAPA chiede un meccanismo normativo che consenta a un’autorità competente di designare ASN e range IP associati a provider offshore non compliant, imponendo poi agli operatori europei di smettere di trasportarne il traffico o di fornire loro servizi. Sulla stessa linea si è mossa anche Aylo, società del settore adult dietro marchi come Pornhub, Brazzers e Reality Kings.

Nelle proposte depositate alla Commissione compaiono anche altre richieste: un termine massimo di 30 minuti per i takedown, ordini di blocco dinamici in tempo reale e obblighi di “know your business customer”, cioè procedure più rigide per identificare e verificare i clienti commerciali che usano servizi di infrastruttura Internet. La linea dei titolari dei diritti è chiara: rendere più rapido e più profondo il blocco dei servizi pirata. Gli intermediari, però, mettono in guardia contro il rischio di blocchi eccessivi che possono coinvolgere anche servizi legittimi, soprattutto quando si interviene su ASN o interi intervalli di IP.


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