Più alberi in città per frenare la strage del caldo

26 Giugno 2026 - 15:16
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Più alberi in città per frenare la strage del caldo

Nell'era dell'ebollizione globale, le città italiane si stanno trasformando in vere e proprie trappole termiche. L'asfalto e il cemento trattengono la radiazione solare alimentando il fenomeno dell'isola di calore urbana, un moltiplicatore d'impatto che rende le ondate di calore estive una minaccia diretta alla salute pubblica.

I dati epidemiologici, d'altronde, fotografano una vera e propria emergenza sanitaria a livello continentale: nel solo periodo compreso tra giugno e settembre 2024, si sono registrati oltre 62.000 decessi legati al caldo in tutta Europa, e l’Italia è stato drammaticamente il Paese con il maggior numero di vittime, registrandone ben 19.000.

Una soluzione strutturale a questa deriva antropica esiste ed è radicata nella forestazione urbana: incrementare la copertura arborea fino a raggiungere almeno il 30% della superficie delle nostre città.

Un paradosso tutto italiano se si considera che la nostra penisola è sempre più verde, con le foreste che hanno superato i 100.000 chilometri quadrati di estensione, arrivando a occupare oltre un terzo del territorio nazionale. Questo immenso patrimonio naturale resta però confinato principalmente nelle aree montane e collinari, lasciando i grandi poli antropizzati spogli e vulnerabili. La vera sfida ecologica oggi non è solo piantare alberi, ma ridistribuirli strategicamente là dove la densità abitativa amplifica i rischi climatici.

A quantificare i benefici di questa transizione è uno studio condotto da un team di ricerca dell'Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret) in collaborazione con il College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF), pubblicato sulla rivista scientifica Nature Partner Journal Urban Sustainability.

Per verificare l'efficacia dei servizi ecosistemici generati dal verde urbano, i ricercatori hanno analizzato un campione eterogeneo di dieci città italiane – Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona – applicando un modello climatico predittivo chiamato "i-Tree Cool Air" a un caso reale e drammatico, la storica ondata di calore dell’estate del 2003. Le simulazioni dimostrano che se ogni singolo quartiere avesse registrato una copertura arborea pari ad almeno il 30%, l’impatto della canicola in termini di eccesso di mortalità nella fascia di popolazione più vulnerabile, ovvero gli over 65, si sarebbe ridotto mediamente del 36%.

Il meccanismo bio-geofisico alla base di questa mitigazione termica combina la capacità intrinseca delle chiome di intercettare la radiazione solare prima che colpisca il suolo con il processo di evapotraspirazione, attraverso il quale gli alberi rilasciano vapore acqueo nell'atmosfera, dissipando attivamente il calore latente e abbassando la temperatura dell'aria circostante.

«I benefici sarebbero particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso», spiegano due degli autori, Marco Ciolfi e Francesca Chiocchini del Cnr-Iret.

La transizione ecologica degli spazi antropizzati non è però un'operazione lineare e richiede di fare i conti con la gestione delle altre risorse naturali, prima fra tutte l'acqua. Nei climi mediterranei, pesantemente minacciati da siccità croniche, mantenere in salute ampie foreste urbane rappresenta una sfida idrica non indifferente. I ricercatori Ciolfi e Chiocchini evidenziano come il raffreddamento prodotto dipenda strettamente dalla disponibilità d’acqua, rendendo necessario integrare le infrastrutture verdi con sistemi efficienti di gestione idrica per sostenere le alberature senza aumentare a dismisura l’umidità nei quartieri più densamente abitati.

La resilienza urbana deve quindi poggiare su un approccio integrato sul modello della "città spugna", dove l'incremento delle piante cammina di pari passo con la de-impermeabilizzazione dei suoli e il recupero delle piovane.

«Rispetto all’urgenza di preparare le città al caldo estremo, questo lavoro di ricerca propone una soluzione concreta – aggiunge Anna Endreny (Cnr-Iret e State University of New York) –Contiamo di sviluppare modelli dettagliati, in modo da identificare i quartieri deputati alla dimora di nuovi alberi».

Oltre al raffreddamento, la forestazione massiva garantisce benefici ambientali collaterali quantificati in circa 56.000 dollari all’anno per chilometro quadrato, legati all'abbattimento degli inquinanti atmosferici come polveri sottili e ossidi di azoto, allo stoccaggio di carbonio e alla drastica riduzione del deflusso superficiale delle acque durante le bombe d'acqua.

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