Polinesia, i calendari lunari conservano la memoria delle prime migrazioni oceaniche

30 Luglio 2026 - 20:40
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Polinesia, i calendari lunari conservano la memoria delle prime migrazioni oceaniche

Mettendo a confronto 48 antichi calendari lunari polinesiani, un gruppo di studiosi ha ricostruito un’antica separazione tra le popolazioni di questa remota regione

Bologna, 30 luglio 2026 – Gli antichi calendari lunari polinesiani conservano la memoria di una delle più grandi migrazioni della storia umana: il popolamento del Pacifico remoto. A mostrarlo è uno studio – pubblicato sulla rivista PLOS One – che ha messo a confronto 48 elenchi tradizionali delle “notti della luna” provenienti da tutta la Polinesia orientale.

Dall’indagine sono emerse le tracce di un’antica separazione tra le popolazioni di questa remota regione: da un lato gli abitanti delle isole Marchesi, dell’isola di Mangareva e di Rapa Nui (l’Isola di Pasqua), e dall’altro la maggior parte dei restanti arcipelaghi della Polinesia orientale.

“Come le lingue, anche i calendari sono sistemi simbolici trasmessi di generazione in generazione – spiega Miguel Valério, ricercatore all’Università di Murcia, tra gli autori dello studio – Con l’isolamento progressivo delle comunità nei diversi gruppi di isole del Pacifico, questi documenti si sono trasformati nel tempo, pur conservando tracce condivise del calendario originario”.

Il calendario lunare – ovvero l’elenco delle “notti della luna” – era un elemento fondamentale della vita quotidiana nella Polinesia precoloniale: veniva utilizzato per stabilire i momenti più favorevoli per attività come la pesca e l’agricoltura. Ogni notte del mese lunare aveva un proprio nome: alcuni richiamavano divinità, mentre altri descrivevano l’aspetto della Luna nelle diverse fasi del suo ciclo. Queste conoscenze furono trasmesse oralmente per generazioni prima dell’arrivo degli europei nel Pacifico.

“Dopo l’introduzione del calendario europeo, questo sistema tradizionale di misurazione del tempo cadde gradualmente in disuso nella maggior parte della Polinesia – dice Fabio Tamburini, professore al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, coautore dello studio – È sopravvissuto fino all’età contemporanea soprattutto perché fu messo per iscritto sia da esperti indigeni sia da osservatori non indigeni”.

Nel corso dei secoli, questi calendari si trasformarono in modo diverso nelle varie isole della Polinesia orientale. Alcuni nomi delle notti furono sostituiti, altri scomparvero, mentre altri ancora cambiarono posizione all’interno del mese lunare, dando gradualmente origine a tradizioni locali distinte.

Per studiare queste trasformazioni, gli autori hanno raccolto il più ampio database mai realizzato sui calendari lunari della Polinesia orientale: 48 elenchi delle “notti della luna” provenienti dalle Hawaii, dalla Nuova Zelanda, da Tahiti, dalle Isole Cook, dalle isole Marchesi, da Mangareva, da Rapa Nui e da altri arcipelaghi.

Una volta raccolti i dati, i ricercatori hanno analizzato il grado di affinità tra i diversi calendari e costruito quindi il primo “albero genealogico” dei calendari lunari della Polinesia orientale.

“Abbiamo confrontato non solo i nomi delle notti lunari, ma anche la loro posizione relativa all’interno del mese lunare – spiega Michele Corazza, ricercatore al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, coautore dello studio – Misurare la posizione relativa delle notti lunari significava infatti quantificare quanto le notti corrispondenti si fossero spostate all’interno del ciclo mensile, cosa che abbiamo fatto utilizzando un metodo quantitativo computazionale”.

L’analisi ha rivelato l’esistenza di due principali gruppi di calendari. Uno dei due rami sembra essere associato alle popolazioni delle isole Marchesi, dell’isola di Mangareva e di Rapa Nui, mentre l’altro comprende la maggior parte delle restanti isole della Polinesia orientale: una suddivisione che coincide molto strettamente con una classificazione delle lingue della Polinesia orientale ottenuta di recente a partire da evidenze completamente indipendenti.

“È improbabile che questa corrispondenza sia casuale – commenta Fabio Tamburini – Al contrario, suggerisce che calendari e lingue si siano differenziati parallelamente, man mano che le comunità ancestrali polinesiane si diffusero nel Pacifico e si trasformarono gradualmente in società insulari distinte”.

I ricercatori sperano ora che questo nuovo “albero genealogico” dei calendari lunari della Polinesia orientale – reso pubblico nello spirito dell’Open Science – possa contribuire alla ricostruzione del calendario lunare ancestrale da cui derivano tutte le liste oggi conosciute.

La ricerca – pubblicata sulla rivista PLOS One – è stata condotta da Fabio Tamburini e Michele Corazza dell’Università di Bologna, e da Miguel Valério dell’Università di Murcia (Spagna).

(foto: Calendario lunare manoscritto dal rapanui Esteban Atan (Isola di Pasqua) nel 1936 (immagine per gentile concessione del Museo Kon-Tiki)

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