Premio GiovedìScienza 2026: tra i 10 ricercatori selezionati anche una varesina che studia l’immunoterapia

C’è anche una varesina tra i migliori giovani ricercatori italiani under 35. Si chiama Gloria Leva, ha 29 anni, è cresciuta a Varese e oggi lavora al CIBIO dell’Università di Trento, dove conduce una ricerca che potrebbe aprire nuove strade nella lotta a uno dei tumori più difficili da trattare: quello al cervello.
Gloria è una dei dieci finalisti selezionati per la XV edizione del Premio GiovedìScienza, promosso dall’Associazione CentroScienza Onlus di Torino. Su cento candidature arrivate da quattordici regioni italiane, sessantaquattro ricercatrici e trentasei ricercatori, valutati da centoventisette esperti, lei è tra i dieci che il 28 maggio saliranno sul palco della Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze per presentare il proprio lavoro al grande pubblico.
Il suo percorso ha attraversato Milano e Trieste prima di approdare a Trento. La sua ricerca si muove sul confine avanzato dell’oncologia: studia nuove strategie di immunoterapia per i tumori cerebrali, sfruttando due strumenti tra i più promettenti della medicina moderna. Il primo sono i linfociti T ingegnerizzati con tecnologia CAR-T, cellule del sistema immunitario modificate in laboratorio per riconoscere e attaccare le cellule tumorali in modo mirato. Il secondo sono i tumoroidi derivati direttamente dai pazienti: strutture tridimensionali che riproducono in laboratorio le caratteristiche del tumore individuale, permettendo di testare le terapie su un modello che somiglia il più possibile alla malattia reale di quella persona specifica.
L’obiettivo è costruire terapie sempre più personalizzate per neoplasie che ancora oggi resistono ai trattamenti convenzionali. I tumori cerebrali sono tra i più complessi da affrontare: la barriera ematoencefalica limita l’azione di molti farmaci, e la varietà cellulare di queste masse tumorali rende difficile trovare un bersaglio unico e stabile. L’approccio di Gloria lavora proprio su questo: addestrare il sistema immunitario del paziente a combattere il suo tumore specifico, non un tumore generico.
La finale del 28 maggio non è solo una competizione scientifica. Il Premio GiovedìScienza — che in quindici anni ha esaminato oltre 950 candidature e coinvolto più di 1.500 studenti nelle giurie popolari — valuta i finalisti su due piani distinti: il rigore della ricerca e la capacità di raccontarla. Una giuria tecnica di esperti della comunicazione scientifica e una giuria popolare composta da studenti ascolteranno le presentazioni e assegneranno i premi.
Il riconoscimento principale vale 5.000 euro e offre al vincitore una conferenza dedicata nella stagione 2026/2027 di GiovedìScienza. Accanto ad esso verranno assegnati tre premi da 3.000 euro ciascuno — il Premio Speciale Elena Benaduce, il Premio GiovedìScienza Futuro e il Premio Impresa sostenibile e digitale — più due percorsi formativi.
Gli altri nove finalisti vengono da Genova, Milano, Roma, Pisa, Padova e dal Politecnico di Torino, e coprono discipline che vanno dalla microbiologia alla sociologia, dalla zootecnia ai dispositivi fotovoltaici. Un panorama che racconta la varietà e la vitalità della ricerca italiana under 35.
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