Quando Churchill scelse Siracusa…
Primavera del 1955. Winston Churchill ha da poco rinunciato alla guida del governo britannico. Ottant’anni compiuti, una salute ormai incerta e la responsabilità di aver condotto il Paese attraverso la Seconda guerra mondiale. Chiunque avrebbe scommesso su un ritiro nella quiete della campagna inglese. Lui invece sceglie il sole del Sud e vola in Sicilia, fino a Siracusa.
Accanto a lui c’è la moglie Clementine. Per il soggiorno scelgono il Grand Hotel Villa Politi, che domina dall’alto la Latomia dei Cappuccini. Per oltre due settimane lo statista che aveva tenuto in mano le sorti dell’Europa si lascia alle spalle i palazzi del potere e si gode la città come un viaggiatore qualunque, lontano dai riflettori.
Appoggiato al bastone, gira tra i resti dell’antica Siracusa. Va a rendere omaggio ai militari britannici sepolti nel Cimitero di guerra, caduti durante lo sbarco alleato del 1943. Soprattutto dipinge: la pittura era la sua passione di sempre e la costa siracusana diventa il soggetto delle sue tele. Dalla sua camera all’hotel trova anche il tempo di scrivere una lettera alla regina Elisabetta.
Anche Villa Politi ha un passato da raccontare. Tutto comincia nel 1862 con Maria Theresa Laudien, aristocratica austriaca arrivata a Siracusa per trascorrere qualche giorno di vacanza. Il soggiorno cambia la sua vita: in città conosce Salvatore Politi, la guida più apprezzata dai viaggiatori del tempo, e lo sposa. Siracusano, figlio di una famiglia di artisti molto conosciuta in città, Politi era stato ribattezzato “l’ultimo dei Greci” dallo storico e militare prussiano Yorck von Wartenburg. Dall’intraprendenza della coppia prende forma il Grand Hotel, una struttura raffinata in stile liberty.
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