Ragazzi, un ponte di speranza tra Betlemme e Milano


Erano stati costretti a sospendere il progetto per colpa della guerra, ma non lo hanno mai voluto annullare definitivamente. Il tempo ha dato ragione a don Luigi Marcucci, vicario della Comunità pastorale che riunisce le parrocchie di Lonate Pozzolo, Ferno e Sant’Antonino, in provincia di Varese, che da questa settimana accoglie un gruppo di 24 ragazzi provenienti da Betlemme. «La metà saranno nostri ospiti, gli altri invece della comunità di Seregno – spiega -. Il progetto si chiama Ponte della Speranza ed è un richiamo ai moniti di papa Francesco e Leone XIV, affinché si creino occasioni di incontro e di confronto, anziché erigere muri». In questa settimana, i ragazzi vivranno l’esperienza dell’oratorio estivo assieme ai loro coetanei nelle tre sedi della Comunità pastorale.
L’opportunità di costruire questo legame si era presentata già due anni fa, grazie a una proposta pervenuta a don Luigi dall’associazione Oasi di Pace, guidata da Adriana Sigilli. Marcucci aveva accolto con gioia l’idea, che si sarebbe dovuta svolgere nel 2025, prima che il conflitto israelo-palestinese costringesse a rimandarla. «Vorrei ringraziare tutti i volontari che hanno collaborato – racconta -. Sono davvero tantissimi e in molti ambiti: dalla cura della casa all’animazione, alla segreteria e così via. Così come le generose offerte, di singoli, di famiglie e anche di aziende e commercianti, che hanno donato senza che noi chiedessimo nulla. Ci hanno cercato per offrire aiuto molte persone che non sono nemmeno direttamente legate alla vita della Comunità pastorale, ma non hanno voluto far mancare la loro collaborazione. Ho proprio il sospetto che quando si costruiscono ponti possiamo fare conto sull’aiuto del più grande degli architetti…».
Il programma
Fitto il programma della settimana dei ragazzi. Atterrati a Malpensa, stati accolti mercoledì nell’oratorio di Ferno, dove ad attenderli c’era un’apericena per tutti. E dopo una giornata con le classiche attività oratoriane, venerdì 19 è stata la volta del “Torneo della Speranza” di calcetto, organizzato per i preadolescenti della Comunità pastorale, con la partecipazione di un’altra squadra della Comunità di Gallarate. Sabato 20, invece, destinazione Valceresio: sul Lago di Lugano, a Porto Ceresio e a Besano, parteciperanno a una grigliata e un’escursione sulle montagne insieme agli Scout d’Europa del gruppo di Bisuschio. La giornata terminerà all’oratorio di Ferno, con una pizza insieme agli animatori.

Domenica 21 invece sarà una giornata dedicata alla festa, con la celebrazione della Santa Messa nella chiesa di Lonate e il pranzo nel suo oratorio. La settimana ripartirà poi con una nuova gita a Colle don Bosco insieme ai ragazzi dell’oratorio, a cui farà seguito un altro Torneo della Speranza a Lonate. Martedì 23 giugno la competizione sportiva si sposterà a Ferno, mentre il giovedì i ragazzi vivranno una giornata in oratorio a Sant’Antonino, dove si concluderà il torneo e si terranno le premiazioni. È previsto un saluto e una testimonianza della presidente di Oasi di Pace Sigilli.
Ma la giornata più ricca di eventi sarà venerdì 26, quando i ragazzi di Betlemme visiteranno il Duomo di Milano e le sue terrazze grazie alla disponibilità della Veneranda Fabbrica. Alle 11 la visita proseguirà nel Palazzo arcivescovile, dove incontreranno monsignor Mario Delpini: «Prima del loro arrivo ci ha fatto recapitare anche una bellissima lettera di incoraggiamento», rivela don Marcucci.
Do Luigi però non ha dubbi: l’esperienza che raccoglierà più entusiasmo tra i ragazzi sarà proprio l’ultima, quando visiteranno lo stadio di San Siro e il Museo dell’Inter e del Milan. «Lo sport emoziona sempre i ragazzi. La visita a San Siro mi riporta in mente quando ho conosciuto questi ragazzi a gennaio, in un pellegrinaggio in Terra Santa organizzato da Oasi di Pace. Con loro abbiamo parlato dei sogni che avrebbero voluto realizzare; uno dei nostri ospiti mi ha risposto: “Padre, il mio sogno è diventare un allenatore di calcio di una squadra famosa, ma so che non sarà possibile realizzarlo perché io abito a Betlemme”. La sua constatazione è stata un pugno per me, e immagino per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del mondo. Noi dobbiamo alzare lo sguardo, dobbiamo permettere che i nostri ragazzi si incontrino e trovino la speranza per vivere. E ciò potrà cambiare soltanto se costruiamo ponti».
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