Ranucci e Tarallo, vite e processi paralleli di due giornalisti

17 Luglio 2026 - 10:00
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In Italia c’è un giornalista che va a processo per quello che ha fatto Sigfrido Ranucci. E la cosa paradossale è che non si tratta di uno scambio di persona. La vicenda è quella, ormai nota, del caso Boccia-Sangiuliano: a dicembre del 2024, Report manda in onda un servizio con la famigerata telefonata tra Gennario Sangiuliano e sua moglie, acquisita sotto ricatto dall’allora amante, in cui l’allora ministro della Cultura fu costretto a confessare la relazione con la Boccia. Otto mesi dopo l’uscita su Rai3, alcune parti di quella conversazione privata vennero diffuse sui canali social di un sito locale campano, Anteprima24, durante un’intervista rilasciata dalla Boccia al giornalista Carlo Tarallo. Sangiuliano denunciò Ranucci e Tarallo per interferenze illecite nella vita privata, il reato che punisce chiunque acquisisca o diffonda registrazioni che riguardano la vita personale effettuate in luoghi privati.

Stessi fatti, stesso reato, stessi magistrati, ma destini completamente diversi per i due giornalisti. Il 2 ottobre 2025 i pm della procura di Roma Giulia Guccione e Barbara Trotta dispongono la rimozione degli audio sostenendo che il giornalista Tarallo “non poteva sicuramente ignorare l’origine delittuosa della registrazione lui consegnata dalla Boccia” sebbene, come emerge dagli stessi atti delle indagini, Anteprima24 avesse diffuso alcuni frammenti dei video mandati in onda da Report. Quelle registrazioni Boccia non le aveva consegnate a Tarallo, ma a Ranucci. Un mese dopo, l’11 novembre 2025, gli stessi pm della procura di Roma chiedono, invece, l’archiviazione di Ranucci e del suo inviato Luca Bertazzoni per assenza dell’elemento soggettivo del reato: i giornalisti di Report, al contrario di Tarallo, potevano non sapere dell’origine illegale della registrazione. Nel frattempo, in parallelo, proseguiva il contenzioso tra Report e il garante della Privacy che si conclude il 22 gennaio 2026 con l’annullamento della multa da 150 mila inflitta dall’Authority alla Rai perché, secondo il Tribunale civile di Roma, la diffusione dell’audio era di interesse pubblico ed espressione del diritto di cronaca.

Si arriva così al 9 aprile 2026, quando il Gip Rosamaria De Lellis dispone l’archiviazione di Ranucci e Bertazzoni, accogliendo le argomentazioni della procura di Roma sulla non dimostrata consapevolezza dei giornalisti di Report rispetto alle modalità delittuose in cui è avvenuta la registrazione della telefonata in possesso della Boccia. A questo punto, anche per Tarallo la strada sembra spianata. E invece no. Il 25 giugno, due mesi dopo, gli stessi pm della procura di Roma che hanno chiesto e ottenuto l’archiviazione di Ranucci, dispongono la citazione diretta a giudizio di Tarallo per aver diffuso su un sito locale una parte della registrazione che Report aveva diffuso in prima serata sulla tv di stato. In sostanza Ranucci che ha ricevuto le registrazioni dalla Boccia poteva non sapere che erano illegali, mentre Tarallo che le ha prese da Report non poteva non sapere che erano illegali. E per questo merita di essere processato: certe cose non si fanno, a meno che non le faccia Report. Così, secondo la procura di Roma, se c’è qualche giornalista che deve pagare per lo scoop di Ranucci, che ha spiattellato sulla Rai la telefonata privata tra Sangiuliano e consorte, è giusto che sia Tarallo di Anteprima24. 

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