Renzi: "La politica non metta becco sui rapper". Il dissing con Calenda su Kanye West
Nel (fu) Terzo polo ogni motivo è buono per litigare, stavolta per Kanye West. "I prefetti che annullano i concerti? Mi pare una follia. I prefetti si occupino di sicurezza e i parlamentari si occupino di politica. Altro che mettere il naso sui concerti". Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha commentato così la decisione del prefetto di Reggio Emilia, adottata nei giorni scorsi, di vietare per questioni di sicurezza e ordine pubblico il concerto del rapper americano e quello del collega Travis Scott, in programma, rispettivamente il 18 e il 17 luglio alla Rcf Arena di Reggio Emilia, nell'ambito dell'Hellwatt festival.
Nelle ultime settimane la presenza di West ha sollevato un acceso dibattito a causa di varie dichiarazioni smaccatamente filonaziste rilasciate sui suoi social in passato. Motivo per cui, come abbiamo scritto qui, tante altre capitali europee hanno fatto saltare altre esibizioni del cantante, spingendo anche lo stesso consiglio comunale emiliano a schierarsi contro di lui.
La notizia "detta così, fa già ridere di suo", ha ironizzato Renzi. "Ma il problema è che è una cosa seria, una notizia seria. Il prefetto di Reggio Emilia in nome dell'ordine pubblico vieta un concerto e questo accade anche perché ci sono state interrogazioni parlamentari di politici che anziché occuparsi di grandi questioni internazionali o del bilancio del paese si preoccupano di decidere chi può suonare, chi non può suonare, chi può cantare, chi non può cantare".
Non lo nomina mai direttamente, ma è facile intuire come nel mirino del senatore ci sia Carlo Calenda. Il 19 maggio Il leader di Azione ha infatti presentato un'interrogazione scritta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere di non concedere il visto al rapper, e quindi vietare il suo ingresso in Italia. "Il rischio che un cantante che ha pubblicamente rivendicato slogan, simboli e contenuti nazisti e antisemiti possa esibirsi davanti a decine o centinaia di migliaia di spettatori in Italia – si legge nel documento scritto dal senatore – appare incompatibile con la tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza, della dignità delle persone e del divieto di propaganda razzista e antisemita sancito dall’ordinamento italiano". Da qui la richiesta, indirizzata a Piantedosi, di sapere se non ritenesse necessario impedire l’ingresso in Italia del cantante, anche al fine di prevenire il rischio che commetta il reato di "Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa", di cui all'art. 604 bis del codice penale.
Per Renzi la vicenda non sarebbe dovuta entrare nel dibattito in questo modo. "Ma non sarebbe meglio che i prefetti si occupassero di ordine pubblico davvero e stessero più attenti alle questioni della sicurezza, visto anche quello che sta accadendo anche in queste ore? Non sarebbe meglio se i parlamentari si preoccupassero di geopolitica, si preoccupassero di questioni economiche, di come abbassare le tasse? – si è chiesto l'ex presidente del Consiglio – Non sarebbe meglio che la politica non mettesse becco su chi deve suonare e chi deve cantare e lasciasse fare ai rapper i rapper? Se i prefetti e i parlamentari devono andare a bloccare i concerti allora questo è un segno che qualcosa in questo paese non funziona”, ha concluso.
Calenda per il momento non ha ancora risposto al "dissing" – del resto, parliamo di rap – di Renzi. E se da un lato gli organizzatori del festival hanno annunciato l’intenzione di avviare una class action contro il gestore della Rcf Arena, Kanye West è ritornato sui palchi europei lo scorso 30 maggio all'Atatürk Olympic Stadium di Istanbul, in Turchia. "Abbiamo appena battuto il record con 118.000 persone, la più grande performance in uno stadio di tutti i tempi", ha detto il cantante alla folla sotto il palco.
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