Reportage dal carcere di Noto: tra falegnameria, officine e… possibilità
“Per favore, puoi inquadrare il mio tatuaggio? Così mia moglie guarda il video e pensa: quello è mio marito”.
Lo dice uno dei detenuti impegnati nelle attività lavorative all’interno della Casa di Reclusione di Noto, mentre le telecamere di SiracusaNews riprendono le officine penitenziarie. Lui, insieme ai suoi compagni, passa le giornate tra il legno e il ferro, tra seghe, saldature e attrezzi da lavoro. All’interno di queste mura, al di là dei reati commessi e delle vite lasciate fuori, oggi sono soprattutto colleghi e compagni di percorso.
C’è chi si occupa delle pulizie, chi prepara il pranzo per tutti e chi presto sarà impegnato nella sartoria: qualcuno taglia, altri cuciono. Tutti fanno parte di quel microcosmo complesso che è una casa di reclusione.
“Signorina, io tra poco vado in pensione. Mi mancano pochi giorni. Sono contento di andarci, ma so già che mi mancheranno tutti”, racconta uno dei veterani della Polizia Penitenziaria. La conversazione viene interrotta da un detenuto: “Venga, le faccio vedere i nostri sgabelli completati”.
Poco più in là, un altro aggiunge: “Vede signorina, qui facciamo tante cose. Il direttore è bravo”.
Il direttore, Andrea Calareso, porta avanti una visione del carcere aperta e orientata al reinserimento. Contrario all’idea di una struttura chiusa in sé stessa, punta a offrire ai detenuti competenze concrete e, allo stesso tempo, a costruire ponti con la comunità esterna. Non solo formazione professionale, dunque, ma anche relazioni, umanità ed empatia.
In questo percorso si inserisce anche “Sprigiona il tuo cuore”, progetto promosso dalla Fondazione di Comunità Val di Noto e selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
L’iniziativa segna l’avvio di una collaborazione destinata a tradursi in interventi concreti. Il primo riguarderà il recupero della storica cappella settecentesca della Casa di Reclusione, un luogo di valore spirituale e culturale che, dopo quasi dieci anni di inutilizzo, tornerà progressivamente a vivere.
Un intervento che va oltre il semplice restauro architettonico e che rappresenta il simbolo di una visione del carcere fondata sulla ricostruzione della persona prima ancora che degli spazi. Un luogo in cui la pena si accompagna alla responsabilità, agli affetti e al reinserimento sociale, nel solco dell’articolo 27 della Costituzione.
“I ragazzi escono da qui con un mestiere nelle mani”, osserva un agente. “Diventano professionisti”, aggiunge Calareso. “E infatti io glielo dico sempre: devono impegnarsi, perché c’è carenza di falegnami, fabbri, saldatori e altre figure specializzate”, replica il poliziotto.
E loro si impegnano davvero. Lavorano, imparano e costruiscono competenze. E forse, mentre realizzano uno sgabello, saldano una struttura o cuciono un tessuto, mettono le basi per… una seconda possibilità.
L'articolo Reportage dal carcere di Noto: tra falegnameria, officine e… possibilità proviene da Siracusa News.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)