L’ultimo saluto a Franco Neri: Siracusa si stringe attorno alla sua famiglia

01 Agosto 2026 - 15:35
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L’ultimo saluto a Franco Neri: Siracusa si stringe attorno alla sua famiglia

Un enorme cannolo adagiato sulla bara, quasi a simboleggiare quella filosofia di vita che aveva trasformato in un messaggio di leggerezza e condivisione. Così Siracusa ha salutato questa mattina Franco Neri, il pasticcere che aveva inventato la “Cannoloterapia”, scomparso nei giorni scorsi e accompagnato nell’ultimo viaggio da una folla commossa al Santuario della Madonna delle Lacrime.

Familiari, amici, clienti di una vita e tantissimi cittadini hanno riempito il Santuario per rendere omaggio a una figura che, ben oltre la sua attività di pasticcere, era diventata un punto di riferimento umano per la città.

Nell’omelia, don Gianluca Belfiore ha ricordato soprattutto il tratto che più caratterizzava Franco Neri: il sorriso. “Sapeva smorzare le tensioni senza dare eccessiva importanza alle cose, perché riusciva sempre a metterle al posto giusto“, ha detto il sacerdote, sottolineando come quel sorriso riuscisse a far stare bene chiunque lo incontrasse.

Don Belfiore ha poi ricordato un’amicizia durata quindici anni, raccontando di come, anche affrontando temi complessi, Neri non parlasse mai male di nessuno, preferendo mettere in luce i pregi delle persone. Ha ricordato la sua passione, la genialità e l’inventiva che hanno dato vita alla “Cannoloterapia”, ma anche la sua originalità nel vestire, un modo per ricordare che «ognuno di noi è unico». E ancora l’amore per la moglie Mariella, per il figlio Lorenzo, per i fratelli e l’impegno profuso non soltanto nel lavoro, ma anche nella vita culturale e civile della città. “Non ci lascia soltanto la Cannoloterapia, ma anche un esempio di impegno civico“, ha concluso.

Dopo la celebrazione hanno preso la parola alcuni amici. Tra questi Aldo Mantineo, che ha ripercorso il cammino condiviso con Franco Neri e le tante iniziative vissute insieme.

Particolarmente toccante l’intervento della moglie Mariella. Con la voce spezzata dall’emozione ha ripercorso la loro storia d’amore, iniziata nel 1998, ricordando anche il momento in cui, nel 2009, Franco affrontò senza clamore una delicata operazione per un tumore al polmone. Ha parlato dei loro viaggi, del modo affettuoso con cui lui la chiamava “Pupa” e della dedizione assoluta alla sua “putia”, che “doveva rimanere aperta sempre, perché era un punto di riferimento per tutti, a qualsiasi ora“.

Poi la confidenza che ha commosso l’intero Santuario. “Franco voleva sposarmi. Il 9 ottobre lo avremmo fatto”, ha raccontato, spiegando che quella data coincideva anche con il compleanno dell’amata nipote Matilde. “Io mi sento unita a lui“, ha concluso, accolta da un lungo e caloroso applauso.

Anche il figlio Lorenzo ha voluto rivolgere un ultimo saluto al padre. “Ciao papà”, ha esordito. “Tutti quelli che sono qui oggi ci hanno dimostrato che persona eri. La parola che ti rappresenta è condivisione. Tu condividevi tutto con tutti, anche con chi entrava soltanto per prendere un caffè. Eri un porto sicuro per chiunque“.

La tua assenza sarà pesante perché la tua presenza era imponente -, ha aggiunto, promettendo che la storica pasticceria continuerà a vivere -. Io ero ogni giorno con te alla putia e continuerà a essere la nostra vita, come lo è stata per te. Sono fiero di essere tuo figlio e posso solo ringraziarti per tutto quello che mi hai insegnato”.

Uno dei momenti più significativi della cerimonia si è vissuto proprio durante questi ricordi. Mentre prendevano la parola amici e familiari, molte delle persone che occupavano le ultime file del Santuario si sono spontaneamente avvicinate all’altare, quasi a voler stringersi fisicamente attorno ai loro racconti. Un gesto silenzioso, ma eloquente, che ha restituito il senso della comunità che Franco Neri aveva saputo costruire intorno a sé.

Al termine della cerimonia, il feretro ha lasciato il Santuario della Madonna delle Lacrime per compiere un’ultima tappa, forse la più simbolica. Prima di raggiungere il luogo della sepoltura, la salma è stata accompagnata davanti alla sua amata “putia”, quel laboratorio-pasticceria che per Franco Neri non era soltanto il luogo del lavoro, ma una vera seconda casa. Lì aveva accolto per anni amici, clienti e semplici conoscenti, trasformando un caffè, un cannolo o una chiacchierata in un momento di condivisione. Davanti a quella porta, dove aveva trascorso gran parte della sua vita, si è consumato l’ultimo saluto. Un momento carico di emozione, quasi un abbraccio collettivo a quel luogo che lui stesso aveva voluto tenere sempre aperto, perché fosse un punto di riferimento per tutti, proprio come aveva ricordato poco prima la moglie Mariella durante la cerimonia funebre.

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