Riecco Mario Monti, dai cespugli dei centristi rispunta “Mr tasse” con la solita ricetta lacrime e sangue: «Servono sacrifici»

Venghino siori, venghino: nel caravanserraglio di un centrosinistra ridotto a un condominio litigioso, c’è un nuovo affollamento sotto il cielo del “modera(fin)tismo” declinato in sala europeista. Ed è sotto i migliori auspici (e i soliti refrain) che si aprono i battenti del Teatro Parenti di Milano, dove è andato in scena il battesimo del cosiddetto “Polo dei non allineati“: l’ennesimo tentativo (al netto dei dinieghi dei diretti interessati) di dar vita a un Terzo Polo 2.0 che vorrebbe smarcarsi dal massimalismo della Schlein e dai tatticismi di Conte.
E così, nasce il cantiere degli europeisti. E i promotori mettono subito in chiaro un punto: nessuna nostalgia del Terzo Polo. L’obiettivo, spiegano, è un’altra cosa. Costruire una casa politica per chi si riconosce nell’europeismo, nel sostegno all’Ucraina e in un’agenda riformista che non si senta rappresentata dagli attuali schieramenti. Non l’ennesimo partitino, qualcosa di più.
Mario Monti il ritorno: la sua ricomparsa sulla scena gela i centristi
Sul palco, un mix di ex dem, cespugli centristi e sigle in cerca d’autore: da Carlo Calenda a Luigi Marattin, fino all’eurodeputata Pina Picierno. Tutti uniti da grandi propositi e dall’allergia per il Campo largo così come si presenta ad oggi. Peccato che a fare da “padrino nobile” – e a guastare la festa – sia spuntato dal pulpito della ennesima convention il solito, intramontabile Mario Monti. Già: perché vedere l’ex premier salire in cattedra per parlare di “area liberale” evoca spettri che gli italiani speravano di aver rinchiuso in un baule impolverato e dimenticato in soffitta nelle teche della memoria storica recente.
Il clamoroso ritorno di “Mr tasse” che fa tremare i moderati
E invece no: contrordine compagni che vi eravate tanto armati e che tentate la fusione a freddo. Il “Professore” che avvolto in un caldo Loden impose il rigore lacrime e sangue. L’uomo simbolo dell’Imu sulla prima casa e della mazzata fiscale al ceto medio, torna a dettare la linea, invocando persino nuovi “sacrifici” per l’Europa. Di più. Una chiamata alle armi all’insegna di tasse e gabelle più o meno mascherate o rivendicate, che rischia di affossare il neonato progetto prima ancora di farlo partire, evocando il fantasma fallimentare di Scelta Civica.
Nasce il centro anti Schlein e Conte, ma spunta Mario Monti: «Servono sacrifici»
Insomma, tra ricchi premi e cotillon, cassandrate e voli all’arrembaggio, nasce il “Polo dei non allineati”, ovvero quel “centro” in grado di smarcarsi dal campo largo di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Padrini e madrine del battesimo annunciato la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno. Il leader di Azione, Carlo Calenda. Il numero uno del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin e una serie di ex dem e “cespugli vari”, pronti a scendere in campo per un movimento diverso dal rovo da cui sono fuoriusciti.
Marattin e Picierno incassano il colpo, Calenda “balla da solo”?
Così, mentre Marattin tenta di spostare il focus sui contenuti. E la Picierno cerca di accreditare la sua piattaforma come uno spazio di dialogo (pubblico) europeo, a riportare tutti sul pianeta Terra ci pensa la realtà. Da un lato, l’ombra ingombrante delle ricette tecniche e delle passate fallimentari austerità. Dall’altro, le consuete spigolosità di Calenda, pronto a blindarsi sulle proprie posizioni e a lanciare strali preventivi sulle coalizioni e sulla legge elettorale. Anzi, Carlo Calenda lo mette in chiaro subito: «Questo è il cantiere della costruzione di un Polo che non si presenterà né con la destra né con la sinistra», dice il leader di Azione.
Mario Monti non lascia, anzi punta al raddoppio…
Il tutto mentre, come scrive oggi Il Tempo sul punto, «l’ex premier non molla. E nella convention, promossa da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli, non solo si erge a padre nobile della ritrovata aggregazione. Ma, soprattutto, emette giudizi verso chi, pur trovandosi in una situazione difficile sotto ogni punto di vista, non ha mai neanche pensato di alzare le imposte».
«Non è possibile realizzare l’Europa senza effettuare sacrifici»
Talmente convinto Monti delle sue argomentazioni che torna a tuonare e a rilanciare pesanti consigli (e zavorre annesse): «Non è possibile realizzare l’Europa senza effettuare sacrifici». Non mancano, seppure in modo “velato”, riferimenti espliciti alla linea “lacrime e sangue”. «Pagare un costo» è il (suo) mantra che ritorna sotto forma di appello per la patria rivolto a chi dovrebbe rinunciare ad azioni “popolari” per un fine più nobile e dall’eterno ritorno.
E alla fine della fiera, la morale della “favola” milanese è chiara ai più: e consta nel tentativo di fuggire dal disastro del Campo largo, che si traduce nell’ennesimo affollamento di vanità centriste. Una variopinta e difficilmente amalgamabile armata Brancaleone che, anziché offrire un’alternativa concreta e univoca, punta a rifugiarsi nel passato più grigio della tecnocrazia fiscale. Ai posteri (e agli elettori) l’ardua sentenza…
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