Riforma professioni: l'allarme di Confprofessioni sul DDL delega

07 Ottobre 2026 - 13:35
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lentepubblica.it

La Confederazione sollecita correzioni urgenti su equo compenso e investimenti nelle STP. Resta prioritario il nodo della crisi generazionale con gli under 35 al 16%.


di Miriam Minopoli, Confprofessioni

Il mondo dei professionisti italiani sta cambiando pelle, ma rischia di farlo lasciando indietro i giovani e bloccando i capitali necessari alla crescita. È questo l’allarme lanciato da Confprofessioni durante l’audizione presso la Commissione Giustizia della Camera sul DDL Delega di riforma degli ordinamenti professionali. Il provvedimento, attualmente al centro del dibattito parlamentare, punta a ridisegnare l’architettura delle professioni regolamentate per modernizzare un comparto cruciale per l’economia del Paese.

Un intero sistema che oggi si trova a un bivio storico: da un lato la spinta inevitabile verso il futuro, dall’altro lo spettro di una crisi generazionale che vede gli under 35 ridotti ormai ad appena il 16% del totale.

Per frenare questa emorragia e invertire la rotta, la Confederazione chiede correzioni urgenti e mirate su due dei pilastri portanti del provvedimento: le Società tra Professionisti (STP) e la disciplina dell’equo compenso.

Il nodo dei capitali e il futuro delle STP

Se da una parte Confprofessioni accoglie con forte soddisfazione l’eliminazione della duplicazione del contributo integrativo previdenziale nelle società (una storica battaglia confederale), dall’altra parte si fa largo una seria preoccupazione per i nuovi limiti previsti per il socio finanziatore. Il rischio concreto è quello di paralizzare gli investimenti proprio nel momento del bisogno, vanificando di fatto le importanti aperture che erano state introdotte con la recente Legge sulla Concorrenza.

Per consentire agli studi professionali di nascere, digitalizzarsi e competere sui mercati internazionali, il settore ha un disperato bisogno di capitali esterni. La proposta della Confederazione è chiara: riallineare la norma ancorando la soglia dei due terzi alle decisioni dei soci e non al capitale puro, eliminando il vincolo di proporzionalità tra la partecipazione agli utili e la partecipazione al capitale. In questo modo, la governance e la guida strategica rimarrebbero saldamente in mano ai professionisti, senza però spaventare o bloccare le risorse finanziarie indispensabili per lo sviluppo.

Equo compenso: basta sanzioni-beffa e tirocini gratuiti

L’altro fronte caldissimo è quello della tutela economica del lavoro professionale. Confprofessioni ha denunciato senza mezzi termini l’inefficacia della legge 49/2023 sull’equo compenso, un testo che troppo spesso viene eluso o aggirato, anche dalla Pubblica Amministrazione.

La richiesta al Parlamento è un netto cambio di rotta che metta fine ad alcune evidenti storture. Tra queste, spicca il paradosso delle sanzioni che finiscono per colpire i professionisti stessi e l’inaccettabile pratica dei tirocini gratuiti all’interno della PA, che finisce per scoraggiare i giovani all’inizio della loro carriera. Solo restituendo dignità economica alle prestazioni e aprendo le porte alle nuove generazioni il sistema professionale potrà guardare al futuro con stabilità e competitività.

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