Roma, violentò la ex il giorno di Natale: condannato a 7 anni e 7 mesi
Il Tribunale di Roma ha condannato a sette anni e sette mesi di reclusione E.R., imputato per violenza sessuale aggravata ai danni di una giovane donna. La sentenza è stata pronunciata dalla Prima sezione penale. Nel corso della precedente udienza il pubblico ministero aveva chiesto una pena di otto anni e otto mesi, ma il collegio giudicante ha escluso una delle aggravanti contestate, determinando così una condanna inferiore rispetto alla richiesta dell’accusa.
La ricostruzione della Procura di Roma
Secondo la ricostruzione della Procura, i fatti risalgono al pomeriggio di Natale. L’imputato avrebbe invitato la ragazza, conosciuta alcuni mesi prima in un locale di Ponte Milvio, con il pretesto di consegnarle un panettone. Una volta raggiunto il luogo dell’appuntamento, però, la situazione sarebbe rapidamente degenerata.
Gli inquirenti sostengono che il giovane avrebbe costretto la vittima a salire con la forza sulla propria automobile, colpendola con pugni e schiaffi e trascinandola per i capelli. La ragazza avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in venti giorni. Successivamente, l’uomo si sarebbe spostato in alcune aree isolate, dove avrebbe assunto cocaina, per poi dirigersi nella villa di famiglia, nella zona del Quartaccio. È proprio nell’abitazione che, secondo l’accusa, la giovane sarebbe stata segregata in una stanza del piano seminterrato e costretta a subire ripetute violenze sessuali per l’intera notte.
La vittima avrebbe inoltre ricevuto minacce di morte per impedirle di reagire o chiedere aiuto. Soltanto la mattina seguente sarebbe riuscita a fare ritorno a casa, dove avrebbe raccontato quanto accaduto ai genitori. I familiari l’hanno accompagnata prima in ospedale per gli accertamenti sanitari e successivamente negli uffici del commissariato Prati e della Squadra Mobile della Questura di Roma per formalizzare la denuncia. Gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati ritenuti compatibili con quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice per le indagini preliminari Flavia Costantini, che dispose il trasferimento dell’indagato nel carcere di Regina Coeli.
Nel provvedimento si evidenzia come la donna abbia riferito di essere stata minacciata di morte e costretta a subire rapporti sessuali contro la propria volontà. La Gip ricostruisce inoltre che l’imputato avrebbe obbligato la giovane a inviare un messaggio rassicurante alla madre, trattenendola nell’abitazione, sottraendole il telefono e chiudendola a chiave nella stanza. Le intimidazioni, sempre secondo gli atti, sarebbero proseguite anche dopo i fatti per impedirle di denunciare l’accaduto. Alla lettura della sentenza erano presenti anche alcune attiviste dell’associazione ‘Non una di meno’, che hanno assistito all’udienza per manifestare la propria vicinanza e il proprio sostegno alla giovane vittima.
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