San Bernardino Realino e il “miracolo del sangue”

02 Luglio 2026 - 06:39
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San Bernardino Realino (1530-1616) fu uno dei più importanti gesuiti italiani del XVI secolo. Nativo di Carpi, un paesino dell’entroterra modenese, proveniva da una famiglia di origini nobili. Studiò diritto presso l’Università di Bologna, iniziando una carriera da magistrato e amministratore al servizio della corona spagnola nel Regno di Napoli. Ma nonostante fosse destinato ad un futuro radioso, all’età di trentaquattro anni, scelse di rinunciare al prestigio, alla ricchezza e al potere, per entrare nella Compagnia di Gesù. E’ bene ricordare che proprio quel XVI secolo, vedeva l’Europa attraversata dalla Riforma protestante di Martin Lutero (1483-1546) che n el 1517 mise in discussione l’autorità della Chiesa Cattolica, la quale rispose con la Controriforma, il cui momento più importante fu il Concilio di Trento (1545-1563).

Proprio in quel Concilio, convocato da Paolo III (1534-1549) e concluso da Pio IV (1559-1565) si rafforzò la disciplina ecclesiastica, si intervenne sulla formazione del clero e si incoraggiò una rinnovata opera pastorale. In questo clima così particolare nel 1540 nacque la Compagnia di Gesù, istituita da S. Ignazio di Loyola (1491-1556). I gesuiti ebbero nel corso della loro storia, un ruolo fondamentale nell’educazione, nella diffusione della fede cattolica, particolarmente nelle missioni. S. Bernardino Realino, dopo una profonda esperienza spirituale nel 1564, decise di entrare nella Compagnia di Gesù, dopo gli studi di teologia, fu ordinato sacerdote il 24 maggio del 1567 a Napoli, rimase nella città partenopea per alcuni anni, come maestro dei novizi. Nel 1574 fu inviato a Lecce, dove fondò il collegio dei gesuiti, dove trascorse il resto della sua vita, dedicandosi soprattutto alla predicazione, alle confessioni, all’educazione dei giovani e all’assistenza dei poveri.

Dal punto di vista politico, gran parte dell’Italia meridionale apparteneva al dominio della Spagna, la stessa città di Lecce, faceva parte del Regno di Napoli, governato da vicerè spagnoli. Purtroppo la società di quel tempo, era segnata da forte differenze sociali, povertà e frequenti epidemie, queste condizioni rendevano ancora più importante l’opera di assistenza svolta dai religiosi. E S. Bernardino Realino, potè maggiormente farsi apprezzare, per la sua umiltà, carità e grande disponibilità, dedicandosi e rivolgendo il proprio servizio verso i più fragili o quanti vivevano ai margini della società.

Un tratto caratteristico della sua personalità, fu senza dubbio, la capacità di unire cultura e umiltà, pur essendo uno dei gesuiti più preparati del suo tempo, preferiva trascorrere otre nel confessionale, piuttosto che ricoprire incarichi prestigiosi, all’interno della stessa Compagnia di Gesù.

Nella città pugliese, confessava persone di ogni condizione sociale: nobili, contadini, soldati, malati e carcerati. Per questo era chiamato “il padre di tutti”. S. Bernardino morì il 2 luglio del 1616 a Lecce, venne nel 1896 beatificato da Leone XIII (1878-1903) e proclamato santo da Pio XII (1939-1958) nel 1947. Le reliquie di questo santo gesuita sono custodite e conservate nella chiesa del Gesù a Lecce. Uno degli episodi straordinari legati a questo gesuita, fu quello dl 21 aprile 1711, durante una ricognizione canonica del suo corpo, eseguita nell’ambito del processo di beatificazione. Quando fu aperta la bara, i presenti trovarono in un vaso disposto al suo interno alcuni tessuti del corpo perfettamente conservati che galleggiavano su uno strato di sangue liquido, un fatto del tutto inspiegabile secondo le conoscenze dell’epoca e suscitò al tempo stesso, molta impressione e meraviglia, tra il clero e la popolazione di Lecce. Si racconta che nello stesso giorno si verificò inoltre, che l’uomo che aveva trasportato al bara del futuro santo, sofferente da tempo di una grave malattia, guarì improvvisamente, subito dopo aver partecipato alla ricognizione.

La notizia si diffuse rapidamente e la Santa Sede, avviò un’approfondita inchiesta. Dopo l’esame delle testimonianze, il cosiddetto “miracolo del sangue”, venne riconosciuto autentico il 24 dicembre 1713. Tale episodio, contribuì in modo decisivo alla ripresa della causa di beatificazione di Bernardino Realino.

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