San Pietro Crisologo, il Dottore della Chiesa dalla parola d’oro
San Pietro nacque a Forum Cornelii, l’odierna Imola intorno al 380 d.C., gli fu dato l’appellativo di “Crisologo”, che significa “dalla parola d’oro”, per lo stile che usava quando predicava, perché lo faceva in maniera, breve, chiara e brillante. Abbiamo poche notizie sulla sua adolescenza, a crescerlo nella fede fu Cornelio (370-446) vescovo di Imola, che lo battezzò e lo educò e lo indirizzò agli studi letterari e giuridici a Ravenna e Bologna.
Ordinato diacono da Cornelio, rimase al suo fianco, come arcidiacono, fino a quando, nel 433 Papa Sisto III (432-440) lo chiamò a un compito immenso Vescovo di Ravenna. Secondo la tradizione riportata nel “Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis”, dello storico e sacerdote del IX secolo, Andre agnello, fu proprio Sisto III a nominarlo Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna, dopo che lo stesso pontefice, ebbe una visione del futuro santo, affiancato dall’apostolo S.Pietro e da s. Apollinare.
In quegli anni Ravenna non era una città qualsiasi. Era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Qui risiedevano, l’imperatore e la corte. Durante il suo episcopato si dedicò con grande impegno alla predicazione, all’istruzione dei fedeli e alla difesa della dottrina cristiana contro le eresie. Le sue omelie, semplici ma profonde, avevano lo scopo di spiegare il Vangelo in modo comprensibile. In quegli anni i vescovi avevano l’usanza e l’abitudine di predicare per ore, e naturalmente la gente si stancava.
Pietro Crisologo tenne omelie di soli dieci minuti, con un linguaggio chiaro e diretto, senza tanti giri di parole, egli soleva dire: “ …Meglio nutrire poco, ma bene, che dare tanto e far dormire…”. Uno degli aspetti che colpiva delle omelie di Pietro Crisologo, era l’importanza che egli dava importanza alla misericordia, insisteva sul fatto che Dio non si limita a giudicare l’uomo, ma gli offre continuamente al possibilità di cambiare vita e di ricominciare. Altro tema centrale delle sue omelie era la carità. Per il vescovo di Ravenna, la fede non poteva ridursi ad un insieme di parole o di riti esteriori, ma deve necessariamente tradursi in gesti concreti di solidarietà verso chi soffre. Infatti, aiutare i poveri, condividere ciò che si possiede e prendersi cura dei più deboli e bisognosi, diventano il segno sincero e autentico di una fede vissuta. Le sue omelie dimostrarono che un messaggio importante, come quello del Vangelo, potesse essere trasmesso utilizzando un linguaggio accessibile, capace di coinvolgere tutti e allo stesso era anche un invito a riflettere.
Pietro Crisologo, si preoccupò dell’unità e della fedeltà alla sede di Pietro, combattè l’eresia di Eutiche (378-454), il monofisismo, che vedeva in Gesù Cristo, la sola natura divina, altre eresie dell’epoca, come l’arianesimo, che negava la piena divinità di Gesù Cristo, e il nestorianesimo, che separava la natura divina e quella umana, considerando quasi due persone distinte. Inoltre fu grande amico di Papa Leone Magno ( 440-461), si prese cura delle necessità dei suoi fedeli e della loro vita cristiana, raccomandando la comunione settimanale.
Morì a Imola il 31 luglio del 450, mentre era tornato a visitare la sua città natale, la Chiesa lo ricorda liturgicamente il 30 luglio.
Fu dichiarato Dottore della Chiesa nel 1729 da Benedetto XIII (1724-1730) con il titolo di “Doctor Verborum”, soprattutto per la qualità della sua predicazione, per la difesa della dottrina cristiana, per la testimonianza pastorale e per l’influenza duratura dei suoi scritti, infatti circa 180 delle sue omelie, sono giunte fino a noi e continuano ad essere considerate un modello di predicazione e di interpretazione delle Sacre Scritture.
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