Le Massime eterne di Sant’Alfonso, una guida per riscoprire il senso della vita

01 Agosto 2026 - 12:05
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Quando si pensa a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) la cui festa liturgica ricorre il primo agosto, viene naturale ricordare questo santo, tra l’altro come l’autore del canto più popolare del Natale: Tu scendi dalle stelle, composta a Nola nel 1754, ma egli fu anche il fondatore dei Redentoristi nel 1732, e nel 1672 fu nominato vescovo di S. Agata dei Goti, fu proclamato santo il 26 maggio 1839 da Gregorio XVI (1831-1846)  e Dottore della Chiesa nel 1871 da Pio IX (1846-1878).

Ma, egli, fu sicuramente anche un grande scrittore, scrisse infatti: trattati e opuscoli nei quali ha parlato della teologia, delle eresie, di testi che parlano della Gloria di Maria, della preghiera e soprattutto un testo che ancora oggi possiamo definire attuale: “Le massime eterne”. Scrisse “ Le massime eterne” nel 1754, quando girava le campagne dell’allora Regno di Napoli, come missionario, accorgendosi di quanta ignoranza esisteva soprattutto per le cose di Chiesa. Non si tratta di un libro scritto con lo scopo di spaventare il lettore o per alimentare un sentimento di paura, ma è semplicemente un invito a guardare la vita con gli occhi dell’eternità.

Viviamo e agiamo in una società, oltre che “super” tecnologica e influenza in tutti i settori dall’intelligenza artificiale, che misura il valore delle persone in base al successo, all’apparenza e al possesso dei beni materiali. Nelle “Massime eterne”, S. Alfonso, si pone una domanda, che potremmo fare nostra, visti i tempi: “… Che cosa rimarrà di tutto ciò davanti a Dio?”, infatti, vale per tutti credenti e non credenti, le ricchezze, gli onori e le soddisfazioni del mondo sono destinati a passare; ciò che rimarrà è l’amore vissuto, il bene compiuto e la fedeltà al Vangelo.

C’è un richiamo alla morte, ma non come motivo di angoscia, il santo invita a ricordarla per vivere meglio. Chi sa che la vita ha un termine, a tutti sconosciuto, impara a dare il giusto peso alle cose, a riconciliarsi con il prossimo, a non rimandare il bene e a coltivare ciò che veramente conta nella vita di tutti i giorni.

Un altro tema importante che troviamo nelle pagine di questo prezioso libro, ci parla del giudizio di Dio, che viene presentato come l’incontro definitivo con la Verità e con l’Amore. Dio conosce il cuore dell’uomo e giudica con prefetta giustizia, ma anche con infinita misericordia. Per questo S. Alfonso, esorta a non abusare della misericordia divina, confidando in una conversione sempre rinviata, ma ogni giorno c’è sempre un’occasione preziosa per ricominciare a lasciarsi trasformare dalla grazia.

Non potevano mancare in questo libro, un riferimento e uno sguardo anche al Paradiso e all’Inferno, realtà che forse la sensibilità moderna fatica ad accettare. Non sono solo immagini simboliche, ma forse sono il compimento delle scelte libere di ogni essere umano, e così il paradiso rappresenta la comunione piena con Dio, potremmo aggiungere, la felicità senza fine, e il trionfo dell’amore. L’inferno è visto, al contrario, come la tragica conseguenza del rifiuto definitivo a Dio, come avviene ancora  ai giorni nostri, purtroppo  in certe culture e nei modi di vivere e comportarsi.

L’attualità delle “Massime Eterne”, la troviamo nello stesso linguaggio utilizzato dal santo, tipico della spiritualità del suo tempo, egli non perde mai di vista la tenerezza di Dio. Dietro ogni pagina, emerge soprattutto la convinzione che nessun peccatore è escluso dalla possibilità  della salvezza, se apre sinceramente il suo cuore alla grazia divina. Potremmo ricordare il messaggio profondo di S. Alfonso, che ci ricorda ancora una volta, che tutto il resto passa solo Dio rimane, e proprio questa certezza, è l’unica che può donare, pace, orientamento e speranza a chi cerca, o ancora vive nel dubbio, un senso vero e autentico per la propria vita.

Ricordiamo, una delle tante frasi di S. Alfonso che bene esprimono in definitiva il contenuto dell’intero testo: “ …Chi pensa all’eternità, pensa a tutto; chi non pensa all’eternità, non pensa a nulla…”.

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