Sanità digitale e aree interne, come funzionano i braccialetti elettronici per monitorare i pazienti

Maggio 08, 2026 - 16:17
0

A Longobucco, in Calabria, parte una sperimentazione di monitoraggio sanitario h24 attraverso braccialetti elettronici collegati a una control room ospedaliera. Un modello pensato soprattutto per pazienti anziani, cronici e fragili che vivono nelle aree interne. Antonio Guerra, segretario SIMG Catanzaro: «La tecnologia può rafforzare la prossimità delle cure, ma deve essere sostenuta da una rete territoriale efficiente»

«Il Pronto soccorso più vicino è a 40-45 minuti». È una frase che racconta più di molte statistiche cosa significhi vivere nelle aree interne della Calabria, dove la distanza dagli ospedali può trasformarsi in un rischio concreto soprattutto per anziani, fragili e pazienti cronici. È da qui che nasce la sperimentazione avviata a Longobucco, piccolo comune dell’entroterra cosentino, dove alcuni cittadini stanno utilizzando braccialetti elettronici per il monitoraggio continuo dei parametri vitali. Il sistema, uno dei primi modelli integrati di telemonitoraggio territoriale sperimentati in Italia, permette di controllare in tempo reale frequenza cardiaca, ritmo e altri parametri clinici attraverso un dispositivo wearable collegato via smartphone a una control room ospedaliera. Il progetto è stato illustrato dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto in un video pubblicato sui social. Nel filmato, il responsabile Giovanni Bisignani sottolinea come «il valore della sperimentazione non sia tanto il device, ma il fatto che ci sia qualcuno che osserva». Un monitoraggio costante che, in caso di anomalie, consente di attivare rapidamente valutazioni cliniche e interventi. I pazienti coinvolti hanno inoltre ricevuto una formazione di base per gestire eventuali situazioni di emergenza in attesa dei soccorsi.

Un territorio fragile tra distanze e invecchiamento

Antonio Guerra, medico di medicina generale e segretario della sezione di Catanzaro della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), in un’intervista a Voce della Sanità, racconta come questa sperimentazione rappresenti «un segnale sicuramente incoraggiante» in un territorio che prova a rafforzare la propria assistenza sanitaria dopo anni complessi. «Già la parola sperimentazione introduce il concetto che si tratta di capire se e come l’adozione di modelli tecnologici avanzati possa migliorare l’assistenza per particolari fasce di pazienti», osserva Guerra. Il medico ricorda come le caratteristiche geografiche e sociali della Calabria rendano particolarmente difficile garantire assistenza tempestiva nelle aree interne. «I piccoli Comuni rappresentano circa l’80% dei Comuni calabresi e ospitano il 34% della popolazione regionale – spiega -. Parliamo di territori segnati da progressivo spopolamento, invecchiamento della popolazione e aumento delle cronicità che spesso sfociano nella fragilità». In questo scenario, sottolinea Guerra, “essere tenuti sotto controllo h24 da personale sanitario dedicato può infondere maggiore sicurezza e tranquillità soprattutto a persone anziane, isolate geograficamente o che vivono da sole».

Come funziona il monitoraggio h24

Il sistema consente ai pazienti di indossare un dispositivo wearable collegato tramite smartphone a una centrale ospedaliera. Attraverso questo collegamento è possibile monitorare alcuni parametri clinici, come frequenza cardiaca e ritmo, ma anche attivare procedure di diagnosi precoce e geolocalizzazione. «Nel caso specifico di Longobucco, la distanza da un presidio ospedaliero è di circa 40 minuti – ricorda Guerra -. In molte emergenze quei minuti possono essere decisivi». Secondo il medico di medicina generale, uno degli aspetti più interessanti della sperimentazione riguarda proprio la possibilità di intervenire precocemente in caso di peggioramento clinico, riducendo il rischio che i pazienti arrivino tardi all’osservazione sanitaria.

Cronici e fragili: chi può beneficiarne di più

Le categorie di pazienti che possono trarre maggior beneficio da questo tipo di assistenza sono soprattutto anziani, cronici e multi-fragili. Guerra ricorda che le malattie croniche interessano oltre il 40% della popolazione italiana e che il numero di pazienti con più patologie contemporaneamente continua ad aumentare. «Le persone affette da almeno due patologie croniche sono oltre 12 milioni e il dato cresce con l’età – spiega -. Tra gli ultra 75enni, l’85% soffre di almeno una patologia cronica e oltre il 64% convive con due o più malattie». Anche la Calabria presenta numeri particolarmente significativi. «Quasi il 20% degli over 65 e circa il 40% degli over 85 soffrono di due o più cronicità o di patologie invalidanti e ad alto impegno assistenziale – sottolinea Guerra -. Parliamo di demenze, Parkinson, esiti di ictus, diabete complicato, cardiopatie croniche, disabilità e non autosufficienza. Sono proprio questi pazienti che possono trarre i maggiori benefici da questo tipo di assistenza territoriale, soprattutto nelle aree interne».

Il ruolo del medico di famiglia nella sanità digitale

L’introduzione di sistemi di monitoraggio digitale cambia inevitabilmente anche il lavoro del medico di medicina generale. Guerra ricorda che un MMG con 1500 assistiti segue mediamente tra 300 e 400 anziani, di cui circa 50-60 ultraottantenni. «La gestione della cronicità rappresenta oggi la sfida più importante per i servizi sanitari – osserva -. Ed è anche uno degli ambiti che assorbe la quota maggiore della spesa sanitaria». Secondo Guerra, però, il valore centrale della medicina generale resta la prossimità. «La caratteristica fondamentale del lavoro del medico di famiglia è operare in stretto contatto con la popolazione – spiega -. È questa vicinanza che costruisce il rapporto di fiducia con i cittadini, soprattutto nelle aree interne». La digitalizzazione, in questo contesto, non deve sostituire il rapporto umano ma rafforzarlo. «La medicina generale è stata da sempre all’avanguardia nell’utilizzo delle tecnologie – ricorda Guerra -. La totalità degli studi dei medici di famiglia è informatizzata e da anni utilizziamo cartelle cliniche digitali, piattaforme di condivisione dati e strumenti di comunicazione telematica con i pazienti». Durante la pandemia Covid, aggiunge, questi strumenti hanno permesso di monitorare migliaia di pazienti direttamente a domicilio e di gestire i follow up dopo le dimissioni ospedaliere.

Telemedicina e continuità assistenziale

Secondo Guerra, il vero salto di qualità sarà la capacità di integrare tutti i sistemi informatici e far dialogare i software utilizzati dai medici con il Fascicolo sanitario elettronico. «La possibilità di avere assistenza specialistica e refertistica quasi in tempo reale offre opportunità enormi – spiega – . Pensiamo a elettrocardiografia, spirometria, monitoraggio della saturazione dell’ossigeno, frequenza cardiaca o peso corporeo». Anche le applicazioni digitali possono diventare strumenti importanti per migliorare la continuità assistenziale. «L’uso di app e tecnologie di comunicazione bidirezionale può consentire un monitoraggio più continuo del paziente e favorire una migliore aderenza terapeutica», osserva.

Le criticità: connessioni, privacy e formazione

Accanto alle opportunità, restano però diversi problemi aperti. Il primo riguarda la connettività, ancora insufficiente in molte aree interne. «Serve una rete efficiente e su questo fronte molto resta ancora da fare», sottolinea Guerra. A questo si aggiungono la gestione dei dati sensibili e la tutela della privacy. «Esistono indicazioni specifiche di Agenas abbastanza precise», ricorda il medico, evidenziando però la necessità di garantire un corretto flusso delle informazioni sanitarie. Un altro nodo riguarda la formazione, sia degli operatori sanitari sia dei pazienti. «Il numero di anziani smart è aumentato molto negli ultimi anni», osserva Guerra. «Ma per alcuni pazienti l’utilizzo di dispositivi collegati a smartphone può ancora rappresentare un limite».

Il nodo della medicina territoriale

Per Guerra, però, nessuna tecnologia può funzionare davvero senza un rafforzamento strutturale dell’assistenza territoriale. «Questi sistemi possono funzionare soltanto se funziona tutto il contorno assistenziale», avverte. «Bisogna investire sul territorio e rafforzare il ruolo operativo della medicina generale, sia nei singoli studi sia nelle Aggregazioni funzionali territoriali e nelle Case di comunità». Secondo il segretario SIMG Catanzaro, servono anche strumenti diagnostici moderni e percorsi formativi adeguati per i professionisti sanitari. «Questo può migliorare sia la diagnosi precoce nelle urgenze sia la gestione a distanza della cronicità», spiega. «Ed è proprio la gestione della cronicità il vero ruolo strategico del medico di medicina generale nel Servizio sanitario nazionale».

Ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso

Resta infine la domanda centrale: questi sistemi riusciranno davvero a ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e migliorare la continuità assistenziale nelle aree rurali? «Direi che la risposta definitiva ce la darà il tempo – conclude Guerra -. Ma la tempestività della trasmissione dei dati, la possibilità di diagnosi precoce e la geolocalizzazione rendono questo modello particolarmente promettente. A patto, però, che tutto il sistema sanitario territoriale riesca davvero a funzionare in modo integrato».

Rimani aggiornato su www.vocesanità.it

L'articolo Sanità digitale e aree interne, come funzionano i braccialetti elettronici per monitorare i pazienti proviene da Voce della sanità.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione Eventi e News

Redazione Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User